domenica, Settembre 20, 2026

SIMONE SQUARCINA

1. Benvenuto Simone. Il mondo dell’architettura e quello dell’immobiliare oggi corrono a velocità vertiginose. Come riesci a imporre la “filosofia della tartaruga”, ovvero il lusso di possedere tempo per una cura devota, in un mercato che spesso vuole tutto e subito?

E’ vero, la velocità è la moneta di scambio del nostro tempo; attraversa lo sviluppo immobiliare e ridisegna i confini della progettazione contemporanea. Tuttavia, l’errore della nostra epoca è credere che la velocità sia sinonimo di efficienza, dimenticando che il valore nasce dal tempo a disposizione, dall’ascolto e dalla cura. Il nostro mantra celebra costantemente l’eleganza di un movimento consapevole. Veniamo da una matrice architettonica legata all’alto artigianato, dove l’attenzione per ogni singolo dettaglio è concepita come opportunità per rendere prezioso e raffinato ogni spazio. 

Questa cura non si limita alla finitura o al singolo oggetto, proprio perché l’architettura stessa (o almeno quella di prestigio) non si limita a questo, ma si estende anche all’interno del processo costruttivo edilizio. Ogni cantiere, ogni materiale plasmato sotto l’egida della nostra firma ricevono la medesima attenzione. Questo approccio però non si pone in antitesi con i ritmi serrati del mercato, anzi al contrario: dietro la poetica di una realizzazione curata, ritroviamo un rigore organizzativo profondo, una pianificazione aziendale costretta necessariamente a ragionare insieme al tempo. 

“La bellezza non tollera la fretta, ma esige una struttura fondata e capace di custodirne il compimento”.

La tartaruga di mare, il simbolo in cui ci riflettiamo, viene spesso fraintesa per Il suo lento incedere quando si muove in spiaggia, ma osservandola nell’acqua, il suo elemento naturale, scopriamo la fervida dinamicità e grazia del suo spostarsi. Il nostro focus è questo: accompagnare ogni persona verso il proprio habitat d’elezione. 

Creiamo spazi che siano custodi di stabilità duratura, rifugi sicuri, progettati per sfidare lo scorrere degli anni. Vogliamo che la cultura dell’abitare torni a essere un cammino verso noi stessi, un’esperienza intima, quasi sospesa, per  rapire lo sguardo e rinnovarne l’incanto silenzioso ogni volta che si attraversa. Rifiutiamo il diktat del Mmercato che spinge alla logica del “tutto e subito”, trasformando invece il tempo in uno strumento di precisione, cura e valore di rispetto.

2. Definisci i tuoi interni come “scenografie quotidiane” e dici che ami comprendere chi hai davanti per realizzare mondi sempre diversi. C’è una domanda insolita, un segno rivelatore che osservi in un cliente durante il primo incontro per capire qual è il “sogno” segreto che vorrebbe realizzare nella sua casa?

Non esiste una singola domanda strategica per spalancare le porte dell’interiorità di chi ho di fronte. Per dare forma a un desiderio profondo e tradurlo in un’architettura da vivere, non mi affido a formule matematiche, scelgo piuttosto di avviare un percorso di empatia, ascolto autentico e osservazione. Il mio obiettivo primario non è mai l’imposizione di un dogma stilistico o di una firma autoreferenziale, bensì ispirare la visione del committente, concentrando ogni mio sforzo per riuscire a tradurla in realtà.

Nel corso del primo incontro, mi lascio guidare, proprio per dare forma all’identità di chi ho davanti. Si tratta di un approccio emozionale e psicologico applicato allo spazio.

«La casa non è una vetrina ricavata dal freddo esercizio stilistico di un professionista, ma l’estensione armonica del vissuto, il teatro intimo dove l’essenza di chi la abita trova esatta corrispondenza nella materia». 

Ogni individuo custodisce una storia unica, in attesa di essere raccontata. Il mio ruolo diventa così quello di interpretare questi vissuti: comprenderne a fondo l’essenza ed integrarla con armonia nel contesto abitativo. Solo quando la solidità delle superfici e l’equilibrio delle proporzioni accolgono la narrazione personale, la casa smette di essere un involucro per diventare il proprio rifugio.

3. Squarcina oggi è una Property House totale: controlli tutto, dalla polvere del cantiere gestito con le tue maestranze, alla selezione di brand internazionali e materiali pregiati, fino alla vendita finale. Perché hai scelto questa complessità totale invece di limitarti a fare “solo” l’architetto? Qual è il momento esatto in cui provi più gioia in tutta la filiera?

La scelta della totalità non nasce dal desiderio del controllo, ma da un atto di profonda devozione verso l’opera. Squarcina affonda le sue radici nell’intimità del particolare, nel disegno degli interni, prima ancora di abbracciare l’architettura nella sua interezza globale. Nel tempo ho compreso che la purezza di un’idea è un equilibrio fragilissimo: l’eccellenza non si può delegare, né si può ottenere se non si accompagna per mano ad ogni istante del processo.

Troppe volte si genera una frattura tra il pensiero e l’esecuzione. Esistono progettisti che subiscono passivamente il cantiere, privi dell’autorevolezza necessaria per governarlo, poiché ignorano la consistenza intrinseca del costruito o la complessità del saper fare artigiano. Per me invece, l’architettura è una responsabilità totale. Ho scelto di dedicarmi a chi possiede la sensibilità di guardare lontano e da lontano, ovvero quei committenti internazionali che acquistano una dimora in Italia, senza la possibilità di vivere il cantiere.  Mi sostituisco a loro. Assorbo le complessità, ogni altro attrito operativo, per proteggere e custodire la promessa di qualità.

Una regia attenta e rigorosa, traccia il percorso per assicurarsi che la visione iniziale non venga scalfita dalla realtà.

La soddisfazione più autentica si cela proprio nell’atto di questa imprescindibile conduzione. Il momento in cui, con le mani salde sul timone, osservi la materia prendere per mano l’idea e, insieme, dare vita al progetto: un’atmosfera intensa e tangibile, capace di trasformare ciò che fino a poco prima esisteva soltanto nella creatività del pensiero in una realtà concreta.

4. La tua attività spazia dall’architettura al furniture design, proseguendo fino al product e al fashion design. Per te la creatività ha dei confini lineari oppure la vedi come una grande ossessione universale, capace di cambiare forma a seconda dell’oggetto? 

“Ossessione” è il termine perfetto. Non lo intendo come un limite, ma come una lente totalizzante; è il mio modo assoluto di guardare e interpretare il mondo. Non percepisco confini rigidi tra le diverse discipline: ritengo che l’architettura, il design del prodotto e la moda siano legati da una correlazione diretta, fluida ma profonda. Si tratta di un’unica forza generatrice che cambia aspetto e forma a seconda del “corpo” che incontra.

Il motivo per cui amo dirigere l’opera dell’intero processo creativo risiede proprio in questa visione d’insieme, nella volontà di permettere a elementi diversi di dialogare in una continuità armonica e indissolubile, come un direttore d’orchestra nell’ opera sinfonica. L’ossessione è una sola ed immutabile nella sua essenza: ogni singolo aspetto esige un’attenzione per il dettaglio e un rigore totale nell’esecuzione. Solo attraverso questa precisione e questa dedizione, la materia può elevarsi, svelando una grazia capace di sfiorare le corde più intime di chi ne entra in connessione.

5. Se domani uno sconosciuto entrasse in una casa realizzata da te senza sapere che è un lavoro tuo, quale elemento distintivo: l’uso della luce o l’accostamento di materiali, indicherebbe senza dubbio alcuno che si tratta di un progetto a firma Simone Squarcina?

Accade spesso che chi attraversa i nostri spazi vi riconosca un’impronta precisa. Non credo tuttavia, che la risposta risieda in un unico elemento isolato o in un vezzo formale, quanto piuttosto in quell’aura stilistica vibrante e coerente che si respira non appena si varca la soglia. È una coralità affinata con cura, un mosaico di rifrazioni calcolate, giochi di specchi che dilatano i confini visivi, consistenze tessili ricercate e armonie cromatiche che dialogano in un garbato silenzio.

L’autentico tratto distintivo del mio lavoro risiede in una precisa filosofia dell’esistenza: la ricerca di una qualità della vita che si esprime attraverso un prestigio sussurrato, mai esibito, mai chiassoso. Progettare uno spazio rappresenta per me l’atto di plasmare e conferire unicità a un ambiente che sia capace di proteggere, valorizzare e celebrare il tempo di chi vi abita. 

Per racchiudere questa intervista in un concetto: “l’elemento Squarcina è il privilegio di sperimentare una quotidianità colta e mai saccente, limpida e intimamente raffinata, apprezzandone giorno dopo giorno, il continuo rinnovarsi nel proprio segreto incanto”.

Other Articles