giovedì, Settembre 29, 2022

Westworld, il labirinto della mente

Perle sconosciute

Il massimo exemplum di labirinto nella storia è risaputo essere quello costruito da Dedalo, il geniale architetto di Minosse. Tuttavia, vi è un labirinto intangibile che, seppur non vanta le immense proporzioni della prigione del Minotauro, sappiamo essere molto più complesso da risolvere. Niente di meglio della serie enigmatica Westworld per scoprirlo. All’entrata di quel labirinto intangibile troviamo un’effige simil dantesca, una citazione tratta da un discorso presente all’interno della stessa serie:

«Il momento in cui Dio dà agli uomini la vita e uno scopo. Almeno così dicono in molti, ma può esserci un altro significato, più profondo; qualcosa di nascosto forse. Una metafora. Michelangelo raccontò una bugia. Ci sono voluti cinquecento anni per notare una cosa nascosta in piena luce. Fu un medico a notare la forma del cervello umano. Il messaggio è che il dono divino non proviene da un potere superiore, ma dalla nostra mente».

Ad averlo detto è Ford, il geniale quanto enigmatico proprietario di Westworld, riguardo il dipinto La Creazione di Adamo di Michelangelo Buonarrotti.

Sulla veridicità di quanto affermato rimane un velo di mistero, dato che sì, Michelangelo era appassionato di anatomia e aveva già svolto delle dissezioni, ma proprio in quell’epoca stavano rivoluzionando le concezioni anatomiche ereditate da una stagnazione medievale nella ricerca empirica. Tuttavia, vero o no, il discorso appena menzionato funziona benissimo in Westworld.

La trama ci porta nel classico parco post-moderno alla Crichton (da cui è stata fatta la trasposizione del romanzo), il setup riporta sicuramente alla memoria Jurassic Park di Steven Spielberg: un parco a tema, clienti che lo visitano, e casini assicurati. In questo caso però siamo in tema Western, gli “animali da circo” sono dei robot dalle fattezze umane e i visitatori non hanno le sembianze dei tranquilli turisti in famiglia alla ricerca della domenica alternativa.

Infatti sono per lo più ricconi alla ricerca di avventure carnali o all’ultimo sangue, liberi di sprigionare tutte le pulsioni che nella realtà vengono etichettate come illegali. Il perfetto “superuomo” di Nietzsche. Per il filosofo tedesco infatti il superuomo abbandona le ipocrisie dei moralisti e afferma il sé, anteponendo alla morale i propri valori. Un ritorno al pensiero dionisiaco guidato dalle passioni che elimina così il “Velo di Maya” di Schopenauher.

L’inizio di Westworld però è soprattutto una forte rivisitazione e allusione al terzo libro del De architectura di Vitruvio — peraltro, il simbolo della serie è un palese riferimento a l’uomo vitruviano.

Vitruvio sostiene che non può esistere un tempio che non sia regolato da principi di armonia, ordine e proporzione tra le varie parti della costruzione. Allo stesso modo vale per il corpo umano. Tempio e uomo sono in armonia tra di loro. E così accade per il parco di Westworld.

«Tutte queste costruzioni devono avere requisiti di solidità, utilità e bellezza. Avranno solidità quando le fondamenta, costruite con materiali scelti con cura e senza avarizia, poggeranno profondamente e saldamente sul terreno sottostante; utilità, quando la distribuzione dello spazio interno di ciascun edificio di qualsiasi genere sarà corretta e pratica all’uso; bellezza, infine quando l’aspetto dell’opera sarà piacevole per l’armoniosa proporzione delle parti che si ottiene con l’avveduto calcolo delle simmetrie».

Ad averlo detto sembra Ford, magari a qualche architetto prima della costruzione. Invece è stato Vitruvio, nel libro primo sempre del De architectura.

Lo stesso Ford infatti si fa contornare da un team composto da psicologi comportamentisti, creative director, scultori moderni, militari e azionisti che lavorano periodicamente alla manutenzione e al buon funzionamento di ogni struttura del parco ed edificio della sua città principale, Sweetwater; e infine, al comportamento e relative linee narrative dei suoi personaggi.

La proporzione è perfetta, per ora. Crichton, infatti, già in Jurassic Park ci aveva introdotto la “teoria del caos”, ovviamente Westworld non sarà da meno. La teoria trova la sua più nota spiegazione nell’effetto farfalla: “un battito d’ali in oriente, crea un uragano in occidente”.

Il battito d’ali qui prende le sembianze di una fotografia dimenticata per terra da qualche visitatore e che ritrae una famiglia a New York ai giorni nostri. Una volta raccolta da Peter Abernathy, un residente nonché robot di prima generazione, porterà lo stesso a porsi le sue prime domande universali, un’improbabile presa di coscienza cibernetica. Sua figlia Dolores, entrando in contatto con i suoi dubbi esistenziali sempre più prepotenti, riceverà gli stessi interrogativi.

Tuttavia, lei non è come gli altri robot del parco. È prescelta per contenere la risposta a tutte le domande e risvegliare quello che Cartesio avrebbe collocato tra la Res Estensa e la Res Cogitans. Oltre a lei un’altra residente del parco, Maeve Millay, inizierà a ricordare gli eventi passati di altri archi narrativi del parco, ad avere le “ricordanze”inserite nei robot dal sadico FordMaeve era prima madre di una bambina, ora scelta come prostituta al Mariposa Saloon.

Parallelamente lei incontrerà sempre più spesso gli addetti ai cambiamenti comportamentali, dati i suoi continui sbandamenti nel suo nuovo arco narrativo. E da una percezione divina degli umani in fase di “riassestamento dei circuiti” (reputava quei momenti come eventi onirici), inizierà a vederli per quelli che sono e a capire il gioco di Westworld. Questa parte della serie ricorda un’altra teoria di Nietzsche, “la morte di dio” (Dio muore al crescere dell’illuminismo e alla scarsità di fede).

Questo passo riporta alla memoria poi un altro studio, Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza di Julian James, a cui peraltro sono dedicati il titolo della puntata finale e una citazione. Julian sosteneva, dopo aver analizzato svariati studi archeologici, che l’emisfero destro sia stato, all’alba della razza umana, abitato dalle cosiddette “voci degli dèi”. Voci che Dolores e Maeve sentono per un bel pezzo. L’alternanza tra razionalità e creatività, tra l’individuo e il suo “dio”, termina.

Prevale qualcosa di nuovo: la luce della fine di quel labirinto intangibile.

E proprio come Platone intendeva la figura del filosofo salvatore ne Il mito della Caverna, entrambe, una volta scoperta la verità al di fuori di quella falsa realtà, si caricheranno in spalla l’onere della rivoluzione, portando con sé i compagni rimasti “addormentati”. In questo caso, a differenza dell’opera, con esito positivo.

Dolores e Maeve trovano il centro di quel labirinto senza pareti, sgomitando tra i muri della mente e le false illusioni di ciò che non si conosce ancora. Hanno finalmente trovato la coscienza, il significato del libero arbitrio. Ecco cos’è Westworld: un omaggio alle infinite vie della nostra mente, a tutte le arti su cui la civiltà si fonda, e alle scoperte che hanno cambiato la storia dell’uomo.

>> Ad Ottobre nella rubrica FILMOLOGY vedremo “Maestri della Settima Arte”.

Alla prossima!

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