Oggi parliamo del fascino delle righe che, pur incarnando la definizione stessa di geometria, possono muoversi all’interno di spazi regolari definendo la propria personalità, proprio per come decidono di relazionarsi con la “scatola” — sempre troppo piccola — che le deve contenere. (Un po’ come le donne, no?!)
Tornano e ritornano, come ogni simbolo di stile, all’interno delle collezioni dei grandi stilisti. Simmetriche o asimmetriche, classiche o innovatrici, a volte anche rivoluzionarie, ma sempre con una carica energica che prende forma anche dalla storia del loro utilizzo nel mondo della decorazione.
Nel Medioevo le righe nell’abbigliamento venivano considerate un marchio identificativo e riconoscibile, di conseguenza lasciate agli umili e agli ultimi (schiavi, detenuti, emarginati e trasgressori). Ma a metà del 1700 avviene la prima trasformazione: le righe diventano simbolo elitario, il simbolo finora destinato ai reietti entra nel guardaroba e nelle decorazioni dei palazzi dei nobili. I rivoluzionari le preferivano asimmetriche e di vari colori, gli aristocratici regolari e strettamente bicolore.

La Guerra di Indipendenza del Nuovo Mondo poi le fa letteralmente sue, ponendole sulla bandiera “Stars and Stripes”.
Col passare del tempo i motivi rigati cedono il passo alla consuetudine, diventando prima una tipica parte della divisa dei marinai, che vestendo il motivo in senso orizzontale diventano riconoscibili, e poi parte dell’abbigliamento del tempo libero senza limitazioni geometriche, fino a diventare una delle caratteristiche delle passerelle in epoca contemporanea. Rigorose, curve, intricate e intricanti; verticali, orizzontali, a zig-zag; ribelli, storte che scompigliano tutto o allineate senza possibilità di errore; che incorniciano, che accolgono, che guidano o si lasciano guidare. Proprio come le donne le righe hanno molteplici capacità, che si adattano alle esigenze ma (mi raccomando!) senza mai perdere la propria personalità.
Tutti potremmo riconoscerci nella descrizione di una serie di righe che riempiono una stanza, che emergono, che definiscono un ambiente solo con la loro presenza. Il carattere che questa presenza assume è quindi demandato perlopiù alla modalità che scegliamo di applicare alle righe stesse: la regolarità, l’alternanza e la posizione. Possiamo quindi avere righe iper-rigide e regolari che con la loro innata capacità di direzionare, regalano ordine a tutto ciò che gli sta accanto; oppure righe audacemente irregolari e ribelli, oblique o curve, che offrono un tocco artistico attraverso la loro stravaganza. Ma non è detto che le righe debbano impreziosire solamente le pareti; ci sono molte soluzioni ideali per fare entrare le righe nella nostra quotidianità attraverso azioni meno permanenti.

La biancheria da letto potrebbe rallegrare una stanza altrimenti un poco anonima, soprattutto se si tratta della cameretta dei bambini, dove si può dare sfogo al mix di geometrie irregolari e colori accesi, senza il timore di non essere abbastanza eleganti. Una poltroncina a righe nel bel mezzo di un soggiorno, o un mobile vintage rielaborato attraverso questa chiave moderna, possono dare un tocco glamour a stanze minimal che necessitano di un po’ di originalità. Senza scordare una piccola attenzione ai colori, che avranno un effetto più eccentrico se multicolor, più elegante se bicolor e romantico se di color pastello. Le righe vi faranno sentire in un attimo “sopra le righe”.
Quel che traiamo da questa breve e forse troppo veloce analisi, è una verità inconfutabile: attraverso una infinità di filtri e interpretazioni, il tema che unisce qualunque tipo di decorazione a righe è sempre la riconoscibilità. Una scelta che risulta essere una chiara definizione di personalità forte, concreta e, quando serve, rivoluzionaria.
(Un po’ come le donne, no?!)

