lunedì, Settembre 7, 2026

Veneto Bizzarro: nove luoghi strani, misteriosi  e assolutamente originali da scoprire


Per i curiosi che credono  di aver già visto tutto — e si sbagliano…

Con l’incertezza sulla possibilità di partire per i viaggi, purtroppo dovute ai disordini e alle guerre, noi di Extravagans siamo andati a caccia di stravaganze vicino casa. Il Veneto è famoso in tutto il mondo per Venezia, Verona, le Dolomiti e il Prosecco. Ma se vi dicessimo che, a pochi chilometri dai soliti itinerari turistici, si nasconde un Veneto completamente diverso, fatto di isole maledette, canyon selvaggi, scacchi giganti con esseri umani, foreste di farfalle tropicali e fattorie che sembrano uscite da un’altra epoca? Preparatevi: questi luoghi faranno alzare un sopracciglio anche ai veneti più navigati.

Partiamo da Venezia, anzi dai suoi dintorni. C’è un’isola nella Laguna che i barcaioli evitano ancora oggi, almeno dopo il tramonto. Si chiama Poveglia, e la sua storia è a dir poco inquietante: fu avamposto militare nel Trecento, lazzaretto per i malati di peste nel Seicento e, infine, secondo le leggende più oscure, sede di un manicomio segreto dove i pazienti subivano pratiche non autorizzate. Chi ci è andato di giorno racconta di oggetti caduti all’improvviso, rumori strani e dispositivi elettronici che smettevano di funzionare senza apparente motivo. L’isola è chiusa al pubblico, ma l’associazione Poveglia Per Tutti organizza giornate di visita per i più temerari. Andarci è già, di per sé, una piccola avventura.

Sempre a Venezia, ma in un angolo che quasi nessun turista conosce, c’è il Casino degli Spiriti. Il nome già dice tutto, o quasi. Non è un casinò e non è un posto dove si va a divertirsi nel senso tradizionale del termine. Questa piccola villa lagunare fu costruita per ospitare incontri tra filosofi, artisti e intellettuali della Serenissima. Quando la famiglia Contarini la abbandonò, i barcaioli e i pescatori che si avventuravano di notte in quella parte di laguna iniziarono a riferire di rumori, sibili e brontolii inspiegabili provenienti dall’edificio vuoto. Da allora il nome rimase, e con lui la leggenda. Oggi è uno degli angoli più silenziosi e suggestivi di tutta Venezia, lontano dalla folla e dal trambusto dei vaporetti, visitabile suonando il campanello del convento accanto, dove le suore accolgono i visitatori con sorprendente gentilezza.

C’è un altro posto nel capoluogo da segnalare, ma non sembra appartenere del tutto a questo mondo. Si chiama Libreria Acqua Alta, si trova nel sestiere di Castello, e la BBC l’ha inserita tra le dieci librerie più belle del mondo. Eppure, chiamarla libreria è già riduttivo. È qualcosa di più, qualcosa di difficile da spiegare a parole e quasi impossibile da dimenticare una volta visto.

I libri riposano dentro vasche da bagno, dentro barche. Non sugli scaffali, dentro le gondole. Romanzi, raccolte di poesie, libri fotografici, vinili e cartoline si accumulano in ogni angolo con una logica tutta loro, come se qualcuno avesse fatto cadere una biblioteca dal cielo e avesse deciso di lasciarla così, perfetta nella sua imperfezione.

E poi entrano loro. I gatti. Gironzolano tra le cataste di libri, si siedono sopra le copertine più belle, ti fissano dagli angoli più impensabili con quella superiorità tranquilla che solo i gatti sanno avere. Quando arriva l’acqua alta, si è pensato anche a loro: un cestino apposito li mette al sicuro senza costringerli ad abbandonare il loro regno. 

Andando nel Vicentino ma salendo verso l’Altopiano dei Sette Comuni, ad Asiago, si nasconde qualcosa di inaspettato anche per chi conosce bene quei boschi: il Villaggio degli Gnomi. Casette in miniatura, sentieri incantati, creature nascoste tra i rami e negli anfratti della corteccia. È un posto pensato per adulti e bambini che vogliono riscoprire la magia della natura con occhi diversi, quelli di chi non ha ancora smesso di credere nelle cose meravigliose. 

Non molto lontano, a Santorso (sempre in provincia di Vicenza), c’è invece l’Oasi Rossi, la più grande area protetta in Italia dedicata alle farfalle tropicali: una vera e propria foresta pluviale ricreata all’interno di una serra climatizzata di oltre 1.200 metri quadri, dove centinaia di farfalle volano libere tra piante rigogliose e un clima perfetto, regalando ai visitatori un’esperienza immersiva e quasi surreale. 

Sempre sui Colli Berici, tra le cave abbandonate di Zovencedo, si nasconde qualcosa che sembra uscito da un romanzo ottocentesco. La Sengia è un’antica abitazione costruita direttamente nella roccia viva, ricavata da una cava dismessa da una famiglia contadina che ci visse per generazioni, scavando e adattando la pietra come fosse un appartamento. È un luogo che racconta la povertà, l’ingegno e la silenziosa resilienza di un’epoca lontana, quando arrangiarsi non era una scelta ma una necessità. 

Passiamo al Bellunese, dove ci aspetta una sorpresa a carattere naturalistico, il Brent de l’Art, una gola spettacolare scolpita dall’acqua nel corso di ere geologiche, con pareti rocciose che sembrano dipinte a mano, torrentelli cristallini e un’atmosfera da mondo perduto. Non ci sono cartelloni turistici vistosi, non ci sono souvenir: c’è solo la natura nella sua forma più selvatica e silenziosa. 

Chiudiamo con qualcosa di più profumato e colorato, giù in pianura. In provincia di Padova, a metà strada tra il capoluogo e la Laguna Veneta, si trova il Labirinto di Lavanda più grande d’Italia. Filari viola e intensi che si intrecciano in un dedalo fragrante, tra il verde brillante della Pianura Padana e il cielo, si spera, azzurro dell’estate veneta. Tra Giugno e Agosto i campi esplodono di colore e profumo, regalando un angolo di Provenza che nessuno si aspetta di trovare qui, incastonato tra i campi di mais e le strade dritte della Bassa Padovana. Un posto che, una volta visto, è difficile dimenticare.

Il Veneto, insomma, non smette mai di sorprendere. Basta avere voglia di uscire dall’autostrada e perdersi un po’.

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