lunedì, Settembre 7, 2026

Velluto

Ricco, prezioso, opulento. È uno dei tessuti più apprezzati, che solletica la nostra fantasia pur mantenendo la sua drammaticità. E lo si comprende solo toccandolo.

Il velluto nasce in oriente nel XIII secolo e sbarca (letteralmente) in Europa nel secolo successivo, grazie al commercio via mare che ha, tra i principali porti di scambio, la nostra Venezia.

I mastri artigiani ne colgono subito il valore e, proprio nelle città dove si trovano i porti in contatto con il mercato orientale e arabo, comincia a svilupparsi una produzione per imitazione. Le tecniche si affinano, il mercato si espande, e nel giro di un secolo la pregiata stoffa che presenta un lato con un pelo corto e fitto denominato vello, comincia a diffondersi in tutta Europa.

Ma, un po’ per l’opulenza e l’eleganza, un po’ per il tipo di lavorazione decisamente costosa, è l’attenzione della classe nobile che viene attratta, e non di meno, quella della Chiesa.

Ecco quindi, che il velluto comincia a ricoprire gli abiti più preziosi, gli interni delle abitazioni e delle carrozze nobiliari. Ispira i grandi artisti dell’epoca come Tiziano, e diventa così identificabile che nel 1399 Riccardo II d’Inghilterra introdusse una normativa che impediva a qualunque altro tipo di stoffa di toccare la sua pelle, stabilendo addirittura che questa regola sarebbe valsa anche in punto di morte e sepoltura.

È con la grande rivoluzione industriale che questo tessuto diventa più raggiungibile, proprio perché più economico nella sua lavorazione, e quindi alla portata di tutti, permettendo di diffondere la piacevolezza del suo tocco e la sensualità della sua presenza in ogni ambito dell’abbigliamento e del design.

Questo tessuto, che risulta essere al tempo stesso prezioso, resistente e caldo, si è quindi guadagnato un posto d’onore anche nell’interior design.

Partendo dai tendaggi dei palazzi rinascimentali, passando per le tappezzerie delle abitazioni del secolo scorso, oggi il velluto è ancora simbolo di accoglienza, abbracciando con calore chiunque entri in una stanza che ne sia ricca. 

I tipi di velluto sono pressoché infiniti ed è bene conoscerne le caratteristiche prima di acquistare, ricoprire e ornare i propri pezzi di arredo. I colori sono in genere accesi e luminosi grazie proprio alla sua fattura, ma è possibile averlo con stampe di diversi colori, liscio o a coste, broccato.

Potrebbe sembrare banale, ma l’unica attività sostanziale per la scelta del tipo di velluto è il tocco: solo la propria mano permetterà di valutare la morbidezza e la piacevolezza di questa stoffa, caratteristiche fondamentali per poter fare la scelta giusta.

È soprattutto con il tocco, oltre che con la vista, che si percepiscono le principali differenze tra i vari tipi di velluto.

Velluto di seta. Indubbiamente il più prezioso e quindi anche costoso, è portatore di una lucentezza e morbidezza che non ha eguali; la sua caduta fluida e leggera lo rende ideale per i tendaggi, ma il gioco di colori offerto dalla brillantezza della seta lo fa scegliere spesso per ricoprire gli imbottiti.

Velluto di cotone. Molto morbido e compatto, ha la caratteristica di avere il vello (strato morbido che sta su uno dei due lati della stoffa) che si schiaccia facilmente; questa caratteristica può infastidire chi è sensibile ai segni lasciati a ogni tocco, offre invece una caratteristica speciale a chi piace giocare con luci, ombre e dinamicità.

Velluto di lino. Decisamente il meno morbido, a causa delle fibre di partenza naturali e grezze, ma anche il più interessante per le striature orizzontali irregolari che si vengono a creare dal diverso spessore dei filati; i colori risultano essere più opachi ma anche più delicati, rendendolo particolarmente versatile.

Velluto di viscosa. Nasce da fibre artificiali sapientemente lavorate, raggiungendo un’estetica molto simile al velluto di seta ma con un costo decisamente più contenuto.

Velluto di poliestere. Facilmente lavabile e particolarmente resistente, dal vello corto e quindi meno disposto allo schiacciamento, si adatta all’utilizzo più commerciale, in luoghi dove l’elevato utilizzo favorirebbe gli antiestetici segni dell’usura.  

Velluto di lana e mohair. Caldi al tatto e particolarmente morbidi, sono confortevoli in ogni situazione, ma decisamente più adatti nelle stagioni invernali o nelle zone montane.

Perché a volte, la vera natura delle cose si comprende solo toccandole. 

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