giovedì, Settembre 29, 2022

Vasilij Kandinskij a Palazzo Roverella di Rovigo

Conosciamo insieme l’artista

In un momento storico particolarmente difficile, nel quale la parola “guerra” è entrata a far parte del quotidiano, i ponti dell’arte e della cultura hanno dimostrato, ancora una volta, di essere saldi di fronte a questo terribile conflitto.

Dopo la notizia – dei primi giorni di marzo – che la Russia aveva richiesto la restituzione immediata di opere provenienti dai propri musei e prestate a quelli italiani, era sorta l’incertezza che la mostra dedicata a Vasilij Kandinskij a Palazzo Roverella avrebbe subito una battuta d’arresto. Tra le 80 opere dislocate lungo tutto il percorso espositivo, un cospicuo nucleo proviene infatti da alcuni importanti musei russi che, fortunatamente, hanno rimesso in discussione la precedente istanza, ritrattando sui tempi di riconsegna delle opere.

Fino al 26 giugno sarà possibile godere della bellezza senza tempo delle opere di questo maestro, figura fondamentale per tutto il Novecento e di cui ancora oggi è possibile avvertirne l’intensità e l’armonia dei colori.

Presta le tue orecchie alla musica, apri i tuoi occhi alla pittura, e… smetti di pensare! Chiediti solamente se il tuo lavoro ti ha permesso di passeggiare all’interno di un mondo fin qui sconosciuto. Se la risposta è sì, che cosa vuoi di più?

L’ampia retrospettiva che Palazzo Roverella a Rovigo dedica a Vasilij Kandinskij (1866-1944) è un’esposizione senza precedenti in Italia, non solo per il numero di capolavori presentati, ma anche per la qualità delle opere che fanno parte dell’allestimento. Curata da Paolo Bolpagni, storico dell’arte e direttore della Fondazione Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, ed Evgenia Petrova, direttore scientifico dello State Russian Museum di San Pietroburgo, la mostra è stata intitolata Kandinskij. L’opera / 1900-1940 e mette in luce gli anni cruciali dell’attività artistica del grande maestro russo. Accanto ai suoi pregevoli lavori, si aggiungono dipinti di altri artisti internazionali come Gabriele Münter, Paul Klee, Arnold Schönberg, Alexej von Jawlensky e Marianne von Werefkin, oltre a diversi libri in edizione originale, documenti, fotografie, rari filmati d’epoca, cimeli e oggetti d’arte popolare.

I viaggi per l’Europa permettono a Kandinskij di trovare la sua cifra espressiva personale: si trasferisce a Monaco, dove trascorre i suoi anni più fecondi, poi ancora a Parigi, assimilando l’arte post-Impressionista francese e il Fauvismo. In questi anni sperimenta una pittura dai colori brillanti, di cui in mostra possiamo ammirarne bellissimi esempi.

Fondamentale è l’incontro con il pittore e musicista Arnold Schönberg, che influenza profondamente il suo linguaggio artistico. La loro amicizia è testimoniata da scambi epistolari che prendono avvio dagli anni Dieci del Novecento svelando le affinità tra i due, in grado di raggiungere la stessa libertà compositiva tanto nella pittura quanto nella musica.

Il nome di Kandinskij è legato al gruppo Der Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro) che unisce artisti volti alla ricerca di una necessità interiore e che rifiutano l’accademismo incapace di toccare le corde dell’anima. A battezzare questo gruppo è lo stesso Kandinskij, che proprio in quel periodo sviluppò il motivo del cavaliere che troviamo quasi costantemente nelle sue opere.

Nel simbolismo dei colori, l’azzurro rappresenta la spiritualità, la purezza in assoluto.

Il susseguirsi delle sale ci accompagna nella sezione dedicata all’astrattismo, a cui l’artista approda tra il 1915 e il 1917. In questi lavori il colore si libera della linea e serve a suscitare sensazioni, a manifestare l’intimità dell’autore, le cui percezioni non sono solo visive ma anche sonore, tattili, psicologiche. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Kandinskij, dopo alcuni mesi trascorsi in Svizzera, decide di tornare in patria e si stabilisce a Mosca, dove si concede un periodo di ritorno all’arte figurativa. Rimasto completamente isolato nella nuova Russia sovietica di Lenin, torna in Germania; la sua pittura diventa geometrica e un esempio esemplificativo è Weißes Kreuz (Croce bianca), che possiamo apprezzare in mostra grazie al prestito della Peggy Guggenheim Collection di Venezia.

I viaggi lo conducono prima a Weimar e poi a Dessau, nella famosissima scuola d’arte e design denominata “Bauhaus”, dove entra come docente di pittura murale e tiene corsi di teoria della forma a partire dal 1922.

Cerchi, linee, curve e rette si dispongono libere sulle superfici dei quadri che Kandinskij realizza in questi anni di maturazione della sua idea di “arte totale”.

Artista riconosciuto a livello internazionale, nei suoi 78 anni di vita ha viaggiato molto superando i confini della Russia per conoscere e assorbire la cultura europea, senza dimenticare, tuttavia, le proprie radici.

“L’armonia dei colori e delle forme – scriveva Kandinskij – deve basarsi unicamente sul principio di commuovere adeguatamente l’anima umana”

Sicuramente, i capolavori che possiamo ammirare a Palazzo Roverella non potranno lasciarci indifferenti e toccheranno in profondità la nostra anima.

Marta Previti

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