domenica, Settembre 6, 2026

Un’opera d’arte nell’isola di Albarella

Porte aperte a VPOCKET “Bella e senza tempo”

Afferrare un sogno

Siamo alle prime luci dell’alba, in un giorno qualunque della fine anni ‘60. Il sole è ancora tenue e Miami è già un palcoscenico di colori, immersa in quel movimento di spensieratezza e ribellione che invita i giovani a vivere senza freni. I ritmi rock e i primi accenni funky ricominciano a mescolarsi al rombo dei motori, con la promessa di un’avventura senza fine. Da qualche parte, tra le palme che ondeggiano al vento e le curve sinuose di una piscina, un’élite di star, famosi e creativi sta ancora facendo festa dalla notte precedente. In quella villa i sogni vivono.

Forse Rudolf Schmutz era uno di loro, nella sua mitica residenza commissionata all’architetto Darrell Fleeger. Schmutz al tempo era un importante fotografo svizzero, famoso in particolare per il suo legame con Playboy. Amante delle belle auto e della bella vita, non era un tipo da accontentarsi di Miami; per quanto la città potesse offrire, preferiva spostarsi in giro per il mondo e amava l’Europa. Così quando la Svizzera, il suo paese natale, si interessò a un progetto residenziale d’élite ad Albarella, fu uno degli eletti a cui venne fatta la proposta di popolare l’isola, e lui colse l’opportunità. 

La sua però non poteva essere solo una villa lussuosa, tra le tante che da lì a poco sarebbero state edificate. Doveva essere speciale, doveva rompere gli schemi.  Allora perché non portare il mood di Miami a pochi chilometri da Venezia, con una versione italiana della sua residenza firmata Fleeger?

La fortuna volle che il progetto (quasi tale e quale), fosse approvato dal comune di Rosolina nel giro di poco tempo, e il sogno cominciò a prendere forma. Era il 1970, l’anno in cui quel lotto a nord di Albarella si trasformò in un’icona dell’architettura moderna.

Chi passava l’estate nell’isola in quegli anni, ancora ricorda l’elicottero di Rudolf atterrare e poi, a poco a poco la festa crescere con un andirivieni di auto importanti, gente famosa e affascinanti presenze.

La casa ha vissuto una quindicina d’anni d’oro, per poi pian piano spegnersi quando il fotografo lasciò l’Italia. Cambiò qualche proprietario, ma dobbiamo aspettare circa trent’anni per rivederla nel suo splendore originale: nel 2022 Paolo Patergnani, imprenditore veneto, l’acquista e porta avanti un imponente restauro conservativo. Vuole svelare le forme di una volta, quando lui e i suoi amici la scrutavano da fuori, curiosi e affascinati da quell’elicottero che fiero scendeva dal cielo.

Emozioni geometriche

Tutto in questa villa sperimenta il gusto geometrico dell’esagono. Una figura amata dalla natura quanto dall’architettura, merito delle sue proprietà funzionali ed estetiche.

Già al centro del cancello il primo elemento esagonale ci dà il benvenuto, quasi come fosse la firma di uno stile. Superato il piazzale, circondate dal giardino, troviamo una dépendance e la struttura principale; entrambe di base esagonale, con grandi vetrate geometriche e una forte presenza dell’elemento legno, a sottolineare la fusione con la natura. La caratteristica più affascinante è la forma dei tetti: le tre falde in acero rosso, si allungano inclinate a 45° fino a sfiorare terra, scaricando il peso su plinti di cemento armato. La figura mima quella di una tenda a tre picchetti; ma guardandole da lontano, le falde sembrano dei giganteschi aquiloni che riposano su un giardino d’oltreoceano, tra palme, banani e altra vegetazione tipica di Miami.

Curioso è l’effetto che crea una delle falde dell’abitazione principale, perché si “immerge” spettacolare tra le curve della piscina, e spezza di fatto il senso di separazione tra interno ed esterno. 

Questo gioco di continuità è un’altra caratteristica ricorrente, insieme agli esagoni. Superata la porta d’ingresso infatti, ci troviamo davanti uno spazio ininterrotto, costruito intorno a un “focolare” centrale. 

È il fulcro della struttura in pieno stile Frank Lloyd Wright, da cui Fleeger ha tratto ispirazione per l’architettura della villa. 

Intorno ad esso si arrampica una scala con doppia salita, che conduce a un secondo e a un terzo livello. 

Il piano terra è dedicato alla zona giorno e si sviluppa sugli spicchi dell’esagono: dall’ingresso al salotto, all’atrio che dà accesso alla piscina, fino alla sala da pranzo e alla cucina.

La separazione degli ambienti avviene attraverso giochi di “sali e scendi” e all’occorrenza con l’uso di arredi fissi. Il salotto è sottoelevato rispetto al resto ed è ricoperto da una elegante moquette blu, come “continuazione” della piscina — in memoria del progetto originale in cui proseguiva all’interno.

C’è un forte senso di libertà. L’assenza di pareti e porte rompe gli schemi rigidi dell’abitazione e crea un luogo aeroso di piena condivisione. Non c’è da stupirsi fosse teatro delle grandi feste di Rudolf Schmutz negli anni ’70.

L’architetto ha usato lo stesso approccio concettuale al secondo livello, e riprende la stessa fluidità degli spazi per il salotto privato mansardato, la biblioteca, la camera da letto padronale, il guardaroba e il bagno; al terzo livello dedica invece una posizione di privilegio con vista sul salotto privato del piano inferiore.

Ritorno allo splendore

Riportare la villa a tale splendore non è stato affatto facile per Patergnani.

Dopo aver acquistato “l’introvabile” acero rosso dal Canada, i lavori iniziano dal tetto, attraverso un artigiano altoatesino di fine qualità. Un ripristino imponente che oggi ripaga lo sguardo da ogni angolazione. 

Patergnani seleziona i migliori professionisti veneti di cui potesse disporre; ripopola il giardino, valorizza il muro in trachite, recupera il portone d’ingresso, che può dirsi una vera e propria opera d’arte. La mobilia originale viene ripristinata e lucidata, il telo posto sul soffitto del bagno restaurato e lavato. 

La lampada Artemide, il letto tondo, il mosaico Bisazza, i pomelli esagonali in onice della rubinetteria, l’iconico soffione della doccia realizzato da un trombone; tutti gli elementi di dettaglio sono stati riportati a nuovo e ricollocati nelle loro posizioni, persino alcuni oggetti personali. Come omaggio a Schmutz, Patergnani ha posizionato nel salotto una Kawasaki 500 Mach III del ’71, una “regina delle strade” dal design accattivante. 

La firma più incisiva del nuovo proprietario è nel concetto di illuminazione. Basata su architettura led e su controllo domotico (mimetizzato ad arte), è stata concepita per ammirare la struttura e il dettaglio sotto prospettive e angolazioni nuove, inedite. Nella notte le luci giocano con le geometrie creando tagli d’ombra e scenari dal carattere deciso. Parlando dell’illuminazione sul tetto vista dal giardino, Patergnani dichiara: «ti sembrano occhi di coccodrillo che ti guardano dalla laguna». 

Ed ecco un tipo di bellezza che la mente geniale di Fleeger al tempo non aveva immaginato. Forse perché l’illuminazione così come la conosciamo oggi ancora non esisteva. Ma soprattutto perché nella visione dell’architetto non c’era la laguna di Albarella a fare da sfondo. 

In fondo i sogni non finiscono mai; nel tempo si smarriscono, si dimenticano, ma prima o poi arriva qualcuno che li veste di nuova bellezza e li fa rivivere.

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