giovedì, Luglio 18, 2024

Un Vaffa—! per sentirsi davvero liberi.

Molte delle persone che conosco e talvolta frequento, sia nelle ore di lavoro che in quelle del mio tempo libero, mi stanno (chi più e chi meno) sulle palle. Ma sono in qualche modo costretto a salutarle e talvolta persino a porgere un sorriso per il cosiddetto “quieto vivere”. Ma cos’è realmente il “quieto vivere”? 

A mio giudizio è la necessità che si viene a creare all’interno del sistema sociale del quale tutti noi facciamo parte. Chi sostiene di essere in grado di non salutare mai le persone che non sopporta, dichiara probabilmente il falso o comunque esprime solo un concetto retorico che quasi mai in realtà riesce ad applicare. 

All’interno della collettività, siamo purtroppo obbligati spesso ad adeguarci a certe regole. Non si possono cancellare decenni di costruzione di rapporti relazionali semplicemente girando le spalle a chi non sopportiamo. 

Questi benefìci sono patrimonio esclusivo soltanto dei bambini, che risultano come sempre l’ultimo baluardo della purezza.

Perché dunque cerchiamo di mantenere una sorta di tolleranza verso chi in realtà non tolleriamo?  Credo che la chiave per comprendere questo atteggiamento apparentemente incoerente e che spesso assumiamo, risieda nella necessità della cosiddetta sopravvivenza sociale.

Fateci caso, la nostra cultura relazionale si sta spingendo sempre più verso un serrato e impietoso stile competitivo a eliminazione diretta. Siamo sempre più frustrati e prigionieri dei dialoghi e dei comportamenti imposti dal politically correct.

Nei social appena sbagli una risposta e scivoli nella trappola dello “scontro diretto” subisci il famigerato ban. I tuoi interlocutori ti cancellano con un clic perché è più semplice del replicare con valide argomentazioni.

Non va meglio se guardiamo la televisione. Dal Grande fratello all’Isola dei Famosi, da Ballando con le stelle alle varie trasmissioni condotte da Maria de Filippi o dagli chef stellati (l’elenco completo sarebbe troppo lungo da riportare qui ora). Avete notato che sono tutte trasmissioni intrise di una competitività estrema e rivolte tutte alla cosiddetta eliminazione diretta?

Come recitava in una celebre battuta l’indimenticabile Sean Connery nel vecchio film titolato Highlander: «[…] alla fine ne resterà uno solo», e noi oggi sembra proprio che viviamo tutti in quell’ottica.

Probabilmente queste riflessioni a molti strapperanno un sorriso, ma questo tipo di cultura imposta dai mezzi di distrazione di massa, in realtà ha intossicato tutti noi che affrontiamo ormai le discussioni come fossero guerre (basta assistere ai talk show serali). Ci schieriamo nei commenti sulle guerre vere come fossero partite di calcio tra due tifoserie avversarie, e naturalmente viviamo le partite di calcio al pari di guerre vere.

Tutta questa competitività nel tempo ci ha trasformato, educandoci a una strategia comportamentale mirata a sfruttare al massimo le nostre capacità, e quindi agevolare il raggiungimento dei nostri obiettivi. 

Forse proprio da qui nasce il nostro sorriso “tattico”, rivolto a chi ci piace ma soprattutto a coloro che in realtà non ci piacciono; ed anzi, ci piacerebbe eliminarli (metaforicamente) dalla nostra vita.

Non ci credete? Credo che il test migliore per comprendere quanto ognuno di voi sia impantanato dentro a questa insidiosa palude, sia dimostrabile da quanti Vaffa—! questa settimana riuscirete a regalare a tutti quelli che incontrerete sul lavoro, a casa, al bar che non vi piacciono proprio.

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