lunedì, Settembre 14, 2026

Un invisibile e affascinante legame: il Sole e il Cibo

Ci siamo mai chiesti che cosa mettiamo in bocca quando vi inseriamo del cibo, che poi andrà nel corpo? 

Oltre naturalmente ai suoi macro- e micronutrienti, un alimento può essere portatore di qualcos’altro che non si vede, non si sente, ma c’è.

Ogni alimento (sano), che sia frutta, legume, animale, o verdura, cresce e vive a contatto con gli elementi della natura: aria, acqua, luce solare, terra. Possibile che si porti qualcosa di tutto ciò fino all’arrivo nel nostro organismo?

Già nell’antichità gli yogi in Oriente sapevano che il cibo contiene il Prana, l’energia vitale che lo ha fatto sviluppare nella natura. Ad oggi ci sono varie ricerche (anche nel campo dello studio della sostenibilità alimentare, delle infiammazioni e delle intolleranze alimentari) che confermano quanto il cibo sia qualcosa che contenga di più delle sue calorie e dei suoi nutrienti.

Il cibo non è solo la materia che vediamo, ma è anche contenitore di storia (attraverso quali mani o processi è passato), di geografia (da che luogo viene, ad esempio), di energie (solare e terrestre).

In particolare, la presenza di ciò che troviamo nel piatto a tavola “contiene il sole”, perché è da esso che dipendono la vita, l’agricoltura, l’alternanza delle stagioni, del giorno e della notte.

Il sole nel cibo

Il sole serve alla vita e quindi al nutrimento per l’essere umano attraverso svariate funzioni. La prima funzione che il sole svolge è quella di attivatore della fotosintesi clorofilliana, reazione fondamentale per la vita biologica sul nostro pianeta.

Il cibo che mangiamo esiste grazie all’energia della luce solare. La luce solare infatti arriva alle piante e in esse consente, attraverso il processo chimico della fotosintesi clorofilliana, di trasformare l’acqua e l’anidride carbonica in zucchero, nutrimento basilare per la vita biologica della pianta stessa, e quindi di tutta la catena alimentare.

Questo processo, possibile grazie alla molecola della clorofilla, trasforma dunque l’energia solare in energia chimica, ed è da considerarsi il processo fondamentale sul nostro pianeta che ha consentito e consente ogni giorno la vita terrestre.

La seconda funzione del sole è di tipo regolatorio. Non basta una luce qualsiasi alla pianta per crescere e dare il frutto, ma è necessaria una luce che abbia alcune caratteristiche qualitative e quantitative.

Qualità della luce: le piante assorbono principalmente lo spettro luminoso giallo, rosso, arancione, blu, viola; non hanno bisogno della luce verde ed infatti la riflettono.

Quantità della luce: c’è un livello ideale di energia luminosa al quale si attiva la fotosintesi clorofilliana, che si chiama punto di compensazione della luce e varia da specie a specie; poi vi è un punto massimo oltre il quale la fotosintesi non si spinge oltre e si chiama punto di saturazione della luce.

La luce solare ricevuta dalla clorofilla, dopo essere stata utilizzata per creare nutrimento per la pianta stessa, viene anche riemessa sottoforma di fluorescenza (rilevabile con appositi strumenti), segnale che varia al variare dell’ambiente intorno, e che indica anche lo stato di benessere o di stress della pianta.

Un’altra funzione interessante che la luce solare svolge è quella di guidare il loro accrescimento attraverso il segnale luminoso: l’eliotropismo, il movimento a ritmo diurno, mediato da geni specifici, che mettono in atto alcune specie vegetali (ad esempio i girasoli) per crescere, per orientare al meglio le foglie alla luce, o in altri casi per proteggerle dal calore intenso.

Una quarta funzione fondamentale che svolge la luce solare è quella di consentire la crescita di verdure e frutti sufficientemente ricchi e utili alla nostra salute.

Per far crescere buone verdure dalle sementi, è necessario che esse ricevano sole per almeno 4-5 ore al giorno.

La frutta e la verdura contengono importanti sostanze preziosissime per la nostra salute, e tali sostanze, vitamine, sali minerali, molecole, possono costruirsi solo grazie a una corretta esposizione alla luce del sole.

Prendiamo ad esempio il carotene, provitamina terpenica contenuta nelle carote, nelle albicocche, e in numerosi altri vegetali a cui conferisce il colore arancio, dal cui metabolismo si ottiene la vitamina A, molto importante per il sistema immunitario, la funzione visiva, la crescita, e la funzione antiossidante.

La luce solare per gli alimenti ha anche un’utilissima funzione conservativa. Essiccare il cibo è uno dei metodi di mantenimento più antichi al mondo. Le condizioni ideali prevedono una temperatura di circa 30 gradi, forti raggi solari, e bassa umidità. Questo ruolo del sole sul cibo lo possiamo sperimentare e usare anche in prima persona a casa.

Come?  Proviamo a mangiare un po’ di sole, preparando della deliziosa frutta essiccata.

La ricetta di oggi: delizia di frutta “al sole”

Preparare un vassoio foderandolo con della stoffa.
Scegliere a piacere della buona frutta (prima che sia eccessivamente matura), come ad esempio una pera, una pesca, un’albicocca, una banana e una susina.

Lavare i frutti, privarli del nocciolo, asciugarli.

Tagliare poi a fettine sottili.

Immergere poi nell’acqua salata (6 cucchiai di sale in 4 litri di acqua), scolare e asciugare.

Scottare per 5 minuti la frutta cuocendola a vapore; poi immergere nell’acqua ghiacciata; scolare e asciugare di nuovo.

Disporre la frutta a fette sul vassoio precedentemente preparato, coprire con una lastra di vetro per intensificare l’azione del sole, e lasciare il tutto al sole per circa 4 giorni (ritirando al coperto durante la notte se troppo umido o quando piove).

Distribuire poi la frutta in sacchetti di carta per alimenti, e appenderli al sole attraverso un filo per panni, in modo che si uniformi l’umidità residua da un pezzo di frutta all’altro.

La frutta essiccata si può conservare distribuendola in piccoli contenitori chiusi da tenere al fresco e al buio, controllando sempre che non si formi muffa su alcun pezzo, nel qual caso va subito eliminato. Conservata bene, la frutta così lavorata si può tenere fino a 6 mesi.

Si può gustare da sola a fine pasto, a merenda, o con il caffè; oppure coperta da una salsa dolce, preparata mescolando 1 tazza di zucchero, 3 tazze di acqua e 1 tazza di miele.

Buon appetito pieno di sole!

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