lunedì, Aprile 15, 2024

Ugo Mulas. L’operazione fotografica

Il nostro editoriale Arte e ContropArte si è occupato in più occasioni di fotografia, uno dei linguaggi artistici più interessanti del contemporaneo.

Dedichiamo questo numero a Ugo Mulas, protagonista assoluto della fotografia e di cui è in corso una retrospettiva presso Le Stanze della Fotografia, nuovo centro aperto a Venezia il Marzo proprio con questa rassegna inaugurale.

Luogo espositivo e di ricerca, la sede si trova sull’isola di San Giorgio e occupa le Sale del Convitto della Fondazione Giorgio Cini. Mi piace ricordare come l’obiettivo di tale spazio sia quello di proseguire il percorso avviato sull’isola della Giudecca nel 2012 dalla Casa dei Tre Oci, recentemente acquistata dal Berggruen Institute.

La missione di valorizzare e far conoscere al pubblico importanti realtà del mondo della fotografia era stata portata avanti con esposizioni di rilievo internazionale, vantando nomi come Ferdinando Scianna, Letizia Battaglia, Werner Bischof e David Lachapelle.

In tale prospettiva ben si colloca la mostra di Ugo Mulas, figura tra le più importanti della fotografia del secondo dopoguerra per i suoi reportage su mostre, artisti e personaggi dello spettacolo, modelle e paesaggi urbani.

I curatori di questa mostra, Denis Curti e Alberto Salvadori, sono due specialisti del settore che hanno sapientemente suddiviso il percorso espositivo in 14 sezioni che tratteggiano magistralmente il profilo di questo artista totale, geniale e curioso.

Denis Curti e Alberto Salvadori, curatori della mostra Le Stanze della Fotografia © Matteo Catania – Hubove Studio

Le foto di Mulas sorprendono per la loro attualità, per essere frutto di continue sperimentazioni e soprattutto per aver documentato tappe fondamentali della storia dell’arte italiana e internazionale: non posso non segnalare le immagini che ritraggono l’arrivo delle opere di Robert Rauschenberg alla Biennale di Venezia del 1964, dove l’artista ottenne il Leone d’Oro decretando la vittoria della Pop Art americana. E ancora, i magnifici scatti che ritraggono Lucio Fontana nelle varie fasi di realizzazione dei suoi famosi “tagli”.

Insomma, Mulas è stato davvero testimone del suo tempo e soprattutto capace di fare dell’informazione visiva un caposaldo del sistema dell’arte. 

Michael Biasi

I ritratti più noti degli artisti del secondo dopoguerra portano la firma di Ugo Mulas, raffinato interprete di un’epoca che la mostra Ugo Mulas.L’operazione fotografica racconta attraverso circa 300 scatti esposti negli spazi suggestivi del progetto Le Stanze della Fotografia.

Ugo Mulas. Le opere degli artisti pop trasportate in laguna, XXXII Esposizione Biennale Internazionale d’Arte, Venezia, 1964 © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli

Preso il vaporetto e sbarcati sull’isola di San Giorgio, dopo una breve camminata per raggiungere l’ingresso di questo nuovo spazio espositivo, si entra nelle ampie Sale del Convitto della Fondazione Giorgio Cini, oggi luogo di ricerca, innovazione e bellezza.

Non è un caso se la mostra inaugurale sia stata dedicata a Ugo Mulas, fotografo italiano del quale proprio nel 2023 ricorrono i cinquant’anni dalla morte.

La continua analisi formale e concettuale condotta da Mulas viene presentata dalla prima sezione intitolata Verifiche, che ricopre gli anni 1968-1972, periodo in cui il fotografo si interroga sulle tecniche e sulla fotografia per ricercare la “propria realtà”.

Ugo Mulas. L’operazione fotografica. Autoritratto per Lee Friedlander, 1971 © Eredi Ugo Mulas. Tutti i diritti riservati. Courtesy Archivio Ugo Mulas, Milano – Galleria Lia Rumma, Milano / Napoli

Tra i vari capitoli di questa mostra è affascinante quello su Marcel Duchamp, l’artista più intrigante dell’età contemporanea e del quale Mulas non cerca di immortalare soltanto ritratti più o meno riusciti ma anche (e soprattutto) il suo atteggiamento mentale:

«Quando si fa il ritratto ad una persona, si può assumere un’infinità di atteggiamenti verso chi fotografa. Però anche posare è un fare, in un certo senso: sicché se fotografavo Duchamp in posa arrivavo a un circolo vizioso. Comunque, posare era l’atteggiamento più vicino al non fare, perché qualsiasi altra cosa Duchamp avesse fatto sarebbe stato qualcosa in più e qualcosa di troppo».

E a proposito di atteggiamento mentale, è illuminante assistere visivamente alle fasi esecutive delle Attese di Lucio Fontana. Attraverso la sequenza di cinque fotografie possiamo riconoscere la complessità dell’azione di Fontana che, pur culminando nel semplice gesto di tagliare la tela, nasce invece da un’elaborazione concettuale profonda.

Allestimento della mostra Ugo Mulas. L’operazione fotografica © Luca Zanon

Citando Fontana non possiamo che parlare di Milano, città celebrata in questa mostra grazie agli scatti che Mulas realizza nei primi anni Cinquanta delle periferie milanesi e dello storico bar Jamaica, luogo d’incontro di artisti e letterati che si trova nel cuore del quartiere di Brera.

I servizi fotografici sui luoghi e sugli eventi milanesi mostrano una città in rapida trasformazione, fatta di gente comune, di costruzioni e nuovi quartieri.

Non vogliamo svelarvi troppo di questa mostra, ma vi segnaliamo un’altra sezione davvero interessante, denominata New York e pop.

Dopo la Biennale di Venezia del 1964, che vede la schiacciante vittoria della Pop Art rappresentata da artisti come Jasper Johns, Robert Rauschenberg e Frank Stella, il nostro Mulas rimane stordito dall’effervescenza della loro arte e decide di rivolgere la propria attenzione a questi dirompenti artisti americani.

Allestimento della mostra Ugo Mulas. L’operazione fotografica © Alessandra Chemollo

Senza lasciarsi sfuggire l’occasione di documentare questa nuova tendenza artistica, Mulas parte alla volta degli Stati Uniti e realizza uno straordinario reportage sulla Pop Art, entrando negli studi di questi artisti e restituendoci oggi delle immagini davvero uniche.

Come scrive Denis Curti in catalogo «Quando fotografa gli artisti, Mulas entra in uno spazio temporale in cui cattura gesti che sembrano non avere altro fine se non adempiere al compito che l’artista si è dato. Evita i ritratti canonici, i “bei ritratti”, le foto di cronaca, piuttosto si concentra sul dare un’idea del personaggio in rapporto al risultato del suo lavoro. Si focalizza su quei gesti che divengono, a suo avviso, un rituale».

Ugo Mulas. L’operazione fotografica

A cura di Denis Curti e Alberto Salvadori

dal 29 Marzo al 6 Agosto 2023

Le Stanze della Fotografia | Venezia

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