lunedì, Aprile 15, 2024

Tracce di vite precedenti

Dalla nascita all’infanzia, dall’adolescenza alla vita adulta. Tante storie di noi, tante “vite” da non dimenticare mai.

Giusto vent’anni fa è uscito un film che ha particolarmente movimentato sia la critica che gli organi di comunicazione: mi riferisco al Piccolo Buddha, film, almeno credo, ormai dai più dimenticato. 

Non mi interessa divagare sull’opera cinematografica in sé, ma mi serve lo spunto che si ricava dalla tematica del film stesso che parla della teoria della reincarnazione. Questa teoria è una delle basi più importanti di tutte le discipline e religioni orientali e, senza ombra di dubbio, un argomento di grande fascino. Si presume infatti, sempre in virtù di questa teoria, che l’anima di una persona morta trasmigri (non è dato sapere il tempo impiegato) in un altro corpo per ricominciare una nuova esistenza terrena, al fine di giungere alla purificazione — saranno necessarie parecchie reincarnazioni per arrivare alla purezza dello spirito. Bisogna anche ricordare che nell’attuale reincarnazione non si conserva memoria di quelle passate e così si ricomincia sempre da zero, o quasi, ripercorrendo spesso le stesse strade e gli stessi errori. 

Questa è la teoria, e ognuno è libero di crederci o meno; ma il fascino della teoria si lega al pericolo di crederci troppo: il fascino tocca il nostro lato immaginario-emozionale e, da una parte, può anche gratificarci il presupposto di “essere stati” dei cavalieri medievali o dei monaci benedettini. Il pericolo è nel trovare delle giustificazioni per quello che siamo oggi, aggrappandoci al fatto che in una vita precedente abbiamo avuto delle esperienze che ci sono rimaste impresse e che hanno in qualche forma motivato il nostro comportamento attuale.

Sono sorte delle scuole e dei gruppi di ricerca intorno all’argomento della reincarnazione. Molti psicoterapeuti usano la teoria dell’ipnosi per cercare tracce di vite precedenti su pazienti che desiderano indagare in quella direzione. In tutta verità non mi sento né di condannare né di approvare chi ricerca in questo settore. Mi permetto solo di provare ad aprire un’altra porta. 

Se proprio dobbiamo imputare al passato il nostro comportamento di oggi, credo ci sia un campo molto più vicino sul quale poter ricercare.

Innanzitutto dal momento in cui veniamo al mondo e mediamente per i successivi due anni di vita, non conserviamo alcun ricordo. In questo periodo, che a detta degli studiosi dell’infanzia è basilare per l’equilibrio della “persona futura”, possiamo ricevere traumi e molti giusti esempi che non possiamo assolutamente ricordare — tralascio di parlare della nostra vita prenatale, i mesi di gestazione intendo, altrimenti si aprirebbe un altro filone di ipotesi.

Cominciamo a ricordare qualcosa della nostra vita, seppur a sprazzi, dopo i tre anni e poi via via sempre più con la crescita. Ma allo stesso tempo senza che ce ne accorgiamo, cambiamo. Se ci capita di vedere una nostra fotografia di quando eravamo in fasce, può succedere che non siamo in grado di riconoscerci. Tanti sono i periodi della nostra vita e continui i cambiamenti che avvengono in noi, e spesso dimentichiamo quello che eravamo di volta in volta.

E così, con vera rabbia, ci ritroviamo a sgridare i nostri ragazzi che non hanno studiato la lezione e hanno preso un brutto voto, dimenticando di quando non studiavamo noi e i brutti voti fioccavano sulle nostre pagelle.

Il genitore che si oppone, a volte anche con violenza, al fatto che il proprio figlio o la propria figlia vada ad accalcarsi in discoteca o in qualche concerto, temendo questo o quel guaio, ha dimenticato nel breve spazio di sedici-diciotto anni che egli stesso ha calcato le stesse strade, le stesse critiche; ha dimenticato che magari proprio quella volta che andò in discoteca contro il parere dei genitori, conobbe il partner con cui poi ha messo al mondo il figlio in discussione.

La porta che volevo aprire è quella della riflessione su questa vita che abbiamo. Dal momento del nostro primo vagito al punto in cui siamo arrivati oggi, venti, trenta, sessant’anni o più, abbiamo subito talmente tanti cambiamenti che neanche ce ne rendiamo conto. Ci siamo “reincarnati” più e più volte in nuove versioni di noi. Riflettiamo su questo e cerchiamo di rispondere alla domanda: “Quante vite abbiamo vissuto in questa vita”?

Other Articles