Con la Biennale Architettura 2025 in corso da circa un mese, Venezia si conferma un museo a cielo aperto, animato dalle sue grandi fondazioni pronte ad accogliere un pubblico internazionale.
Tra le tappe da non perdere vogliamo segnalare Thomas Schütte – Genealogies a Punta della Dogana, una mostra che celebra uno dei protagonisti assoluti dell’arte contemporanea.
Nato nel 1954 a Oldenburg (Repubblica Federale di Germania), Schütte è un artista capace di sorprendere e spiazzare. Questa esposizione, la sua prima vera retrospettiva in Italia, offre l’occasione unica di scoprire non solo le sue sculture monumentali, ma anche un corpus di disegni e opere su carta mai esposti prima, che rivelano un aspetto più intimo e riflessivo del suo lavoro. Grazie all’importante nucleo di opere della Pinault Collection, arricchito da prestiti dello stesso artista, i curatori hanno costruito un percorso in cui lavori realizzati in momenti diversi dialogano tra loro, creando connessioni talvolta inattese.
Leone d’Oro alla Biennale di Venezia nel 2005, Schütte opera con un umorismo sottile, conferendo un’attenzione privilegiata all’aspetto psicologico ed emozionale dell’osservatore.
Michael Biasi

Thomas Schütte, Wichte, 2006; Drei Ganz Große Geister, 1998-2004 Pinault Collection © Thomas Schütte, by SIAE 2025. Installation view, “Thomas Schütte. Genealogies”, 2025, Punta della Dogana, Venezia. Ph. Filippo Rossi / Marco Cappelletti Studio © Palazzo Grassi – Pinault Collection
«A differenza di altri, che vorrebbero a tutti i costi far parlare le opere, Thomas Schütte dichiara che il suo scopo è “arrivare al silenzio”, raggiungere il momento in cui la materia e la forma parlano di sé. Interessarsi a questo presunto silenzio significa osservare ciò che lo ha preceduto: una questione di gesti, materiali e decisioni».
Jean-Marie Gallais
All’ingresso della mostra Thomas Schütte – Genealogies veniamo accolti da Mutter Erde (“Madre Terra”), una statua monumentale in bronzo che ricorda il mondo mitologico e fiabesco ma che, in realtà, è ispirata a una statuina trovata dall’artista in un dolcetto francese.
Con la sua posa ieratica e composta, l’opera invita a essere osservata da diverse prospettive, rivelando il contrasto tra pesantezza e al contempo leggerezza che la caratterizza.
Introdotti da questa scultura, all’interno dell’esposizione ci troviamo davanti a tre enormi figure che sembrano volersi liberare dalla materia per avanzare verso di noi, ma che sono come bloccate dal fango. Caparbiamente, però, questi antieroi perseverano nel loro incedere che Schütte glorifica attraverso le loro dimensioni monumentali.
In fondo alla sala, un altro uomo senza faccia, intrappolato nel fango, stringe tra le mani il proprio volto girato all’indietro. Insomma, è chiaro che l’opera di Thomas Schütte restituisce uno sguardo inquieto e ironico sulla condizione umana. Il volto e il corpo sono i soggetti privilegiati della sua ricerca e tracciano il filo conduttore dell’intera esposizione della Pinault Collection.
Nelle sale di Punta della Dogana, alla dimensione tridimensionale delle sculture, fa da contraltare quella bidimensionale dei disegni, degli acquerelli e delle stampe. Thomas Schütte ha con le opere su carta un rapporto più intimo, che gli permette di sperimentare e risolvere mediante la pittura il suo universo singolare, simbolico e primordiale.
Tornando alle sculture, è evidente la sperimentazione dell’artista con una vasta gamma di materiali eterogenei, dall’argilla alla cera, dalla ceramica al vetro, fino all’acciaio, al bronzo e alla morbida e modellabile pasta Fimo. Figure intere, teste singole, doppie o congiunte richiamano la tradizione dei busti romani antichi, offrendo una riflessione sul concetto di “monumentale”.

Thomas Schütte, Großer Frauenkopf, 2021, Pinault Collection © Thomas Schütte, by SIAE 2025. Installation view, “Thomas Schütte. Genealogies”, 2025, Punta della Dogana, Venezia. Ph. Marco Cappelletti © Palazzo Grassi – Pinault Collection
Tra questi vi è anche l’autoritratto stilizzato dell’artista, elaborato a partire da un volto femminile e realizzato in vetro lavorato a Murano. Con quest’opera Schütte gioca con la luce veneziana e con il colore che sfuma dal viola al blu in base alla luce ambientale. Inoltre, girandoci intorno, possiamo cogliere il profilo mutevole di quel volto solitario, inclinato all’indietro e che, grazie alla luce, cambia aspetto nel corso della giornata, trasformandosi continuamente.
È soprattutto a partire dal 1992 che fanno la loro comparsa quei volti maschili sornioni, contratti in smorfie ambigue, destinati a diventare emblematici della poetica dell’artista. Nati dallo studio attento dei busti romani antichi, ma anche dall’osservazione quotidiana degli anziani sui mezzi pubblici e dai turbamenti della cronaca contemporanea, trovano linfa negli scandali politici e sociali di quegli anni, come l’inchiesta di “Mani Pulite”, che proprio allora esplode con forza dirompente. In televisione, molte figure del potere politico ed economico proclamano con veemenza la propria innocenza, mentre le accuse di corruzione le travolgono.
In questo contesto si delineano i “Fratelli”, personaggi che tramano, dominano lo sguardo dello spettatore e rievocano oscure trame di potere, antiche e contemporanee. Accanto a loro, i “Criminali”, raffigurati in abiti da detenuto, incarnano l’aspetto più filosofico della serie, ponendo interrogativi sulla visibilità del crimine, della colpa e sulle ambiguità del giudizio morale.
Thomas Schütte Genealogies A cura di Camille Morineau e Jean-Marie Gallais Venezia – Punta della Dogana | Fino al 23 Novembre 2025

Thomas Schütte, Mann ohne Gesicht (M 1:5), 2018, Pinault Collection© Thomas Schütte, by SIAE 2025. Installation view, “Thomas Schütte. Genealogies”, 2025, Punta della Dogana, Venezia. Ph. Marco Cappelletti © Palazzo Grassi – Pinault Collection
