lunedì, Settembre 14, 2026

Tempo d’estate: Corpi al sole e identità

Oggi voglio parlarvi di una tematica un po’ più impegnata rispetto alle precedenti rubriche, confidando che magari sotto l’ombrellone si ha tempo di leggere con più calma e di lasciare vagare la mente su riflessioni più ampie.

Siamo in tempo di piena estate, di sapore di vacanze e di orari un po’ più distesi rispetto al resto dell’anno.

In questo periodo, complice il caldo e la luce, ci si sente di solito più sereni, desiderosi di stare all’aperto e di fare più cose.

Pensiamo alle tante agognate ferie, in cui finalmente potremo abbandonare gli appuntamenti, il lavoro, gli stress quotidiani, e goderci il sole, il relax, i viaggi, il mare o le passeggiate in montagna.

Si libera e si alleggerisce un po’ la mente, ma anche il corpo: oltre al fatto che in questa parte dell’anno si tende naturalmente a mangiare cibi più freschi e leggeri, anche il corpo materialmente può rimanere più libero dai vestiti pesanti, dall’essere totalmente coperto e senza colore, per poter ora mostrarsi maggiormente in abbigliamenti corti e leggeri, o farsi baciare dal sole e dall’acqua in spiaggia, in piscina, in luoghi di completo relax.

In rapporto al proprio fisico ognuno di noi vive in modo diverso e molto personale la stagione estiva e il conseguente modo di abbigliarsi e di mostrarsi (inteso non nel senso di “mettersi in mostra”, ma di “come io appaio al mondo esterno”). L’atteggiamento varia in base a come ciascuno vede e sente il proprio corpo, a quanto si piace o non si piace, a come sta nel proprio corpo, a quanto dà importanza al giudizio altrui, all’ambiente in cui vive, a quale sia il suo ideale di corpo (magro, tonico, robusto, sportivo, e così via).

Ci sono persone che amano potersi spogliare di troppi indumenti, lasciare scoperte le gambe, le braccia, il décolleté, abbronzarsi e far uscire allo scoperto parti del proprio fisico con il quale si sentono bene. Ci sono molte altre persone che invece vivono male il fatto di dover esporre parti del corpo, di non avere più pesanti maglioni e vestiti lunghi che coprano tutto, e di essere guardati dagli altri, in città o in spiaggia, a causa di un disagio che provano verso la propria fisicità che ritengono inadeguata (magari perché gli altri, soprattutto, la ritengono inadeguata).

Quando pensiamo a chi siamo, quanto conta il nostro aspetto corporeo?

Il nostro corpo è la prima metà del chi siamo, della nostra identità; la seconda metà è ciò che siamo dentro e che non si vede (mente ed emozioni).

Ma quanto conta per noi il nostro aspetto fisico sul chi siamo come persone? Nell’aspetto fisico sono inclusi il viso, le forme del corpo, l’altezza, e il peso.

Quanto contano le forme e il peso che abbiamo su come ci percepiamo (ed anche sul come percepiamo gli altri)? Quanto conta nel definire la nostra identità?

Questo aspetto è molto legato al concetto di identità sociale, cioè la parte di noi stessi che si identifica con un gruppo di appartenenza (io appartengo alla società in cui vivo, a un’etnia, a una classe sociale, a un gruppo, e così via). “Se ho delle caratteristiche riconosciute e approvate da quel sistema, allora io sento di appartenere, mi sento confermato nella mia identità, approvato, vado bene”.

Questo vale per diversi ambiti di vita, dai comportamenti, alle finanze, al tipo di lavoro, alle relazioni, e anche appunto al proprio corpo e peso. 

Già a partire dagli anni ’70 hanno approfonditamente studiato queste tematiche due psicologi, Henri Tajfel e John Turner, che arrivarono a descrivere come l’identità sociale possa diventare più importante della propria identità come individuo, e di come questo possa influire sulla vita della persona.

Per guardare un caso lampante basti pensare ad esempio ai fenomeni di omologazione (anche nella violenza, purtroppo) dei ragazzi adolescenti nei confronti dei coetanei: per sentirsi come loro, per appartenere al gruppo, diventa più importante adottare dei comportamenti che siano in linea con l’identità sociale più che con l’educazione e i valori del singolo. O ancora, nelle ragazzine che vogliono apparire in precise modalità nei video su TikTok, per essere viste socialmente come appartenenti alla categoria delle “belle”, o “brave a ballare”, o “ricche e fortunate”.

Anche nel mondo adulto possiamo vedere quanto spazio diamo alla nostra identità sociale, a partire da come ci vestiamo, da quanto grassi o magri vogliamo essere, a quanto vogliamo guadagnare, e così via.

Naturalmente l’identità sociale ha delle funzioni anche molto positive: sostenere il senso di appartenenza e il saper convivere civilmente all’interno di una società.

L’identità sociale e il mio corpo

Il “chi sono sociale” con il mio corpo, come sono davanti agli altri e come gli altri mi percepiscono, ha dunque psicologicamente un valore e uno spazio importante, come abbiamo detto poco fa, anche con delle funzioni molto positive affinché sia possibile vivere in sintonia con il mondo.

Ma quando l’identità sociale del mio corpo diventa fonte di disagio, disequilibrio e negatività? 

È una domanda che forse non ci si pone mai, ma è bello poterci pensare anche solo per un minuto poiché apre pensieri stimolanti.

Diamo più importanza a come ci sentiamo dentro il nostro fisico, o a come esso corrisponda alle regole di peso e forme apprezzate dall’esterno e socialmente condivise?

Se la visione che abbiamo è totalmente sbilanciata sulla seconda risposta, ecco che allora può essere questo il caso in cui il problema dell’identità sociale diventa un fattore tossico per il nostro benessere, in quanto ci impedisce innanzitutto di essere in contatto profondo e salutare con il nostro corpo, e poi ci spinge ad adottare dei comportamenti reattivi (ad esempio fare diete sbagliate) non in sintonia con la nostra persona, o che magari nel lungo periodo ci porteranno a non stare bene e a provare un costante senso di inadeguatezza.

La ricetta di oggi

La ricetta del giorno non è un piatto, ma un consiglio di salute fatto solo di due ingredienti.

Il primo ingrediente.

Proviamo a fare una piccola riflessione su quanto spazio diamo all’accettazione per il nostro corpo e alla ricerca personale della sua armonia, e quanto spazio diamo invece ai canoni sociali o a ciò che per tutti è ritenuto il meglio. Su quale delle due cose investiamo di più?

Il secondo ingrediente. 

Approfittiamo dell’estate per guardare al nostro corpo con amorevolezza e cura, cercando di perseguire ciò che è salutare per noi e ciò che davvero piace a noi e non agli altri nel look, nelle forme, nei modi di essere. Investire su noi stessi nella ricerca dell’armonia personale, piuttosto che sul come andiamo bene per gli altri, ci farà guadagnare assai in felicità e autostima.

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