domenica, Settembre 6, 2026

Smile 2

Halloween è passato da un mese. Ciò che non è passato, in linea con la festa tetra di Ognissanti, è l’eredità di Smile. Con l’avvento della festa di tutti i santi, infatti, è stato lanciato nei cinema il sequel dell’omonimo film. Nel primo capitolo abbiamo seguito la storia di Rose, psichiatra, fidanzata e sorella, imbattersi nel demone capace di far impazzire la vittima in sette giorni con visioni e poi farla suicidare con il sorriso. Se un malcapitato assiste al “felice” suicidio, il demone lentamente si impossesserà di lui, facendo ripartire la ruota mortale.

Il secondo capitolo prosegue le vicende, sei giorni dopo, del primo lungometraggio, ma con una pelle diversa. Si aggancia in maniera frettolosa alla nuova quotidianità di Riley, una popstar in conflitto con il proprio corpo dopo un’operazione delicata all’addome, alla zona lombare e alla caviglia, a seguito di un brutto incidente. La dinamica è la stessa. Ciò che cambia, in meglio, rispetto al film d’esordio, sono la potenzialità della catastrofe a cui andiamo incontro e la presenza di una morale, assente invece nel primo film. La catastrofe viene da sé: se Riley si suicida al concerto per cui si sta preparando, e dunque in mondo visione, potenzialmente si può estinguere l’umanità. Sempre per la forma di trasmissione dell’impossessamento. E la morale, invece, è insita nelle difficoltà di Riley per prevenirlo. Mentre si pensa che la vita delle star sia quanto più adrenalinico e bello possa esistere, il sogno di ognuno, ci si dimentica che sono umani come noi. Con le loro debolezze, con le loro fatiche e con la loro voglia di privacy e tranquillità. Riley sorride ai fan, deve sottostare ai ritmi esasperanti della sua agente — sua mamma — per appagare il bisogno di organizzazioni no profit e fan, e prepararsi al tour imminente. 

Non può fermarsi. Non può avere problemi. 

Nessuno lo nota, perché lei dev’essere una macchina di soldi e fama. Ma la realtà è un’altra. Riley ha quotidianamente visioni, incubi, spettri nella sua testa che fagocitano ogni sua speranza. Gli attori sono sul pezzo, le penne che disegnano la storia pure; magistrale è la scena dei fantasmi che la inseguono per casa uno sopra all’altro, come fossero un’entità unica, in un gioco del gatto e il topo che ricorda molto “un due tre stella”. Si balla tra la realtà e la finzione, lasciando molte domande, volute, circa appunto la veridicità di alcune scene, e molti interrogativi riguardo un eventuale prosieguo.

Siccome prima del finale del secondo capitolo si era circa a una ventina di vittime, il terzo capitolo navigherà sulla storia del demone agli albori della sua carneficina, oppure proseguirà le vicende nel presente? In entrambi i casi è molto interessante. La “festa dei morti”, anche quest’anno può riposare sonni tranquilli. Il male ha conquistato anche il cinema oltre che le strade.

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