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Benvenuta Silvia, grazie per il tempo che ci dedichi.
Vorremmo cominciare chiedendoti chi è oggi Silvia.
Sono una donna molto serena. Piena di interessi e tante cose da fare; sempre ottimista e orientata a vedere il meglio delle persone e della vita.
La tua grande passione per la musica e il canto ti ha accompagnata sin dall’infanzia. Com’è iniziato il tuo percorso?
È iniziato con il gioco: sognavo di cantare fin da piccola. La mia prima dichiarazione ufficiale di voler fare la cantante risale a quando avevo cinque anni, ma ero timidissima. Trasformare questo sogno in realtà è stato un viaggio interiore molto complesso, per imparare a convivere con questo senso di inadeguatezza ho impiegato molti anni. Ma credo sia tipico delle persone ipersensibili.
Sei stata leader dei Matia Bazar per molti anni… vuoi raccontarci cosa porti nel cuore di quella grande avventura? E c’è qualcosa che vorresti fosse andata diversamente?
È stata una bellissima storia d’amore. Insieme a Giancarlo, Piero e Fabio sono cresciuta artisticamente, professionalmente e soprattutto umanamente.
Purtroppo è terminata nel 2015, a causa della scomparsa di Giancarlo Golzi. Gianca era come un fratello maggiore, è stato un duro colpo perderlo. Per un po’ ho perso il senso dell’orientamento. Col senno di poi, avrei voluto dirgli tante cose.

2000-2001-2002: un trittico di Sanremo di successo per te, con la vittoria nel 2002. Come li descriveresti?
Una meravigliosa università della vita e della musica. Ho imparato tanto in quegli anni intensi, faticosi ma molto divertenti. E poi la vittoria al Festival, gli abbracci, le notti insonni, le chiacchierate, viaggi interminabili… Ricordi indelebili che conservo integri nel cuore.
La tua lunga carriera annovera molti successi, c’è un brano in particolare che ti emoziona come la prima volta?
In genere l’ultimo nato è sempre quello più coccolato… Insieme a Carlo Marrale, in occasione dei quarant’anni di Vacanze romane, abbiamo realizzato una versione che mi affascina moltissimo, in acustico, semplice ed elegantissima nella sua essenza. Mi emoziona molto condividere la mia voce con Carlo in questo brano.

Arriverà un tuo nuovo album?
Al momento sono molto impegnata con gli spettacoli live. Ormai da anni sono in teatro con lo spettacolo Le mie Regine, in cui canto le canzoni delle voci femminili più importanti del mondo; è uscito da poco l’album, accompagnato dalla Grande Orchestra Filarmonica della Calabria, con il Maestro Filippo Arlia.
La mia estate poi sarà all’insegna di uno spettacolo da solista, nel quale racconto la mia carriera più che trentennale, nelle piazze più belle d’Italia.
Invece insieme a Carlo Marrale, cofondatore e coautore dei brani storici dei Matia Bazar, siamo in viaggio in Italia e all’estero con lo spettacolo Vacanze romane tour, per celebrare i quarant’anni di questo brano meraviglioso e per cantare tutti i successi dei Matia Bazar.
Infine, sono protagonista dello spettacolo teatrale Vorrei che fosse amore, dove porto in scena le canzoni più belle di Mina. È molto probabile che da qui nasca la volontà di produrre un album che sigilli questa avventura umana e artistica.
Le tue canzoni parlano spesso dell’Amore. Ma tralasciando la domanda banale “cos’è per te l’Amore”, ti chiediamo: quali sono gli ingredienti giusti per una relazione profonda e duratura?
Partendo dal presupposto che ci debba essere una profonda intesa fisica, per conto mio sono necessari il rispetto, l’ascolto, l’empatia, l’alterità; poi servono pazienza e senso dell’umorismo. Ridere insieme è fondamentale.
Quando si nomina Silvia Mezzanotte, è subito forte il richiamo alla tua meravigliosa voce. Ma non c’è solo la musica nella tua vita: parlaci delle tue esperienze teatrali e del nuovo ambizioso progetto di insegnamento.

Tutto ruota intorno alla musica. Le esperienze teatrali che mi vedono protagonista in questo periodo si riferiscono allo spettacolo Vorrei che fosse amore (del quale ho già parlato), in cui, accompagnata da un’orchestra tutta al femminile Le Muse, dal Maestro Andrea Albertini, e da due attori Beatrice Baldaccini e Gabriele Colferai,raccontiamo una storia d’amore molto particolare attraverso i più conosciuti brani di Mina. Dopo Milano e Torino stiamo facendo alcune tappe estive, tra cui la Fortezza Medicea di Arezzo e La Versiliana di Pietrasanta, per riprendere poi dal Teatro Duse di Bologna a Ottobre.
In ambito accademico invece, mi occupo di formazione dei giovani talenti vocali da molti anni. Dal 2015 sono titolare insieme al maestro Riccardo Russo di un’accademia di canto (The Vocal Academy), con tante sedi in cui studiare canto.
Ti abbiamo vista in molti programmi televisivi, affascinante e contagiosa nel sorriso. C’è una trasmissione in particolare che ti ha divertita e appassionata?
Forse Tutte donne tranne me su Rai 1, con Massimo Ranieri. Di lui ammiro tutto; la professionalità, la dedizione, la tenacia e il talento. E poi Tale e quale show, che ho vinto nel 2016. Trasmissione faticosa, ma molto divertente… Ero nella postazione trucco accanto a Solenghi e Lopez, e la battuta era sempre dietro l’angolo.
Di sogni nel cassetto ne hai realizzati molti, ma c’è un’esperienza che desidereresti proprio fare?
Non riguarda l’ambito lavorativo, ma vorrei poter fare con mio marito il Cammino di Santiago. Ritengo sia un’esperienza spirituale forte che potrebbe arricchirmi. Credo infatti, che non si finisca mai di “crescere” e scandagliare la nostra anima, c’è sempre la possibilità di misurare limiti e scoprire sfumature nuove del nostro essere. Siamo sempre in cammino.
Salutiamoci con un consiglio alle nuove generazioni di donne cantanti.
In merito alle donne cantanti, sono contenta di poterne citare due attualissime che di talento ne hanno tanto, mi riferisco ad Annalisa e Angelina; fa piacere che le nuove generazioni possano ispirarsi a voci talentuose, perché provengo da una storia di vita nella quale il canto era considerato uno strumento a tutti gli effetti. Così come non ci si improvvisa pianisti senza uno studio specifico, anche la voce va educata con metodo ed esercizi specifici. Ma non basta: bisogna stimolare i giovani all’approfondimento. Viviamo la stagione della superficialità, quella nella quale la vita scorre sul display dello smartphone con uno scroll. La soglia della loro attenzione è ridotta ai minimi termini. Occorre trasferire loro la curiosità di ascoltare la musica che ha fatto la storia, l’approfondimento su tutto ciò che ascoltano, stimolarli a comprendere cosa gli piace e perché gli piace; solo così si può creare quella consapevolezza, quel quid in più che fa uscire dal gregge e diventare leader.
