Che domanda, direte voi: certo che siamo liberi di diventare ricchi!
In questo articolo vi offrirò tre motivi per dubitare di tale certezza.
Scoprirete che la via alla ricchezza è lastricata da molti ostacoli, a volte invisibili, a volte insospettabili, di cui non ci rendiamo conto. Ostacoli che non solo sono scritti a caratteri cubitali nelle pieghe del nostro inconscio, ma ci allontanano da ciò che diciamo di volere.
Però, prima di immergerci in questa scoperta è necessaria una premessa.
In queste righe, non voglio dire che diventare ricchi o milionari sia un obbligo. Si può vivere con poco ed essere sereni. Si può rispondere alla chiamata religiosa. Ritirarsi sui monti a produrre formaggio di pecora. Dare un calcio alla carriera e vivere del proprio lavoro, come hanno fatto migliaia di persone in questi ultimi due anni. Ogni opzione è lecita, se presa in modo libero, consapevole, voluto.
Quindi noi cercheremo solo di capire perché chi aspira ad avere di più, spesso di fatto non ci riesce. È una questione di relazioni, determinazione, coraggio, o manca qualcos’altro? E se esiste un blocco più profondo, dove si trova?
Per quanto ho visto nella mia esperienza, il muro invalicabile che divide l’essere umano dalla ricchezza — a parità di talenti, conoscenze e opportunità — si chiama mentalità errata.
E la mentalità errata si sviluppa grazie all’opera incessante di tre progenitori: l’educazione, la società, la religione. Vediamoli all’opera.
1° L’educazione
Se i nostri genitori ci hanno detto che i ricchi sono cattivi, i soldi sono sporchi, non fanno la felicità e sono un problema, difficilmente avremo una mentalità aperta al denaro. Di conseguenza replicheremo, seppur in modo inconsapevole, “l’educazione” ricevuta. Se poi hanno minato le nostre aspirazioni con le loro paure, capite quanto sia difficile avere successo.
2° La Società
Cultura, scuola, filmografia, romanzi, fumetti, cartoni animati… Il cliché è sempre lo stesso: il povero è il buono; il ricco è il cattivo. Vi dicono qualcosa Robin Hood, Paperino, Superman? Siamo addestrati fin dall’infanzia a essere inquadrati, a pensare con la mente altrui, a tacitare il nostro sentire, piegati al bastone della paura, che si manifesta a seconda delle circostanze in poliedriche trasformazioni: genitore, maestro, professore, datore di lavoro, fisco, emergenze sanitarie, guerre, collassi finanziari…
Volete un esempio di questo lavaggio del cervello, tratto da un banale fatto di cronaca?
Qualche mese fa, un giornalone italico pubblicava un articolo in cui si stigmatizzava il comportamento di un famoso giocatore di calcio, reo di camminare per il centro di Milano indossando un prezioso orologio.
Per il giornalista, il colpevole non era il ladro, ma il giocatore che ostentava un lusso sfrenato. Interessante vero?
Pensate di essere immuni da questa narrazione che ogni giorno ci viene subdolamente somministrata a ogni livello? Se avete dei dubbi, mettetevi alla prova.
Uomini, immaginate di guidare una macchina da 200.000 euro.
Donne, immaginate di avere a disposizione un armadio pieno di abiti molto costosi, essendo le sole tra le vostre amiche a poterli indossare.
Come vi sentite?
Credo che se non vi appartiene una mentalità veramente libera e grata verso la ricchezza, proverete un misto di imbarazzo e di sottile vergogna.
3° La Religione
Questo è l’ostacolo più grande, il blocco più subdolo, direi ancestrale. Perché possiamo superare i condizionamenti educativi, possiamo abbattere i vincoli sociali, ma come si può rinunciare al Paradiso?
Mi spiego.
Dopo l’intero iter scolastico presso un istituto religioso, e dopo anni di prediche, mi sono ritrovato con questa convinzione: Gesù è povero, condanna il denaro, critica la ricchezza, e dulcis in fundo: «È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel Regno dei Cieli» — Matteo 19,24. A onor del vero la frase di Gesù continua e lascia una via d’uscita, ma l’iperbole è tremenda: i ricchi non entrano in Paradiso.
Questa frase, per anni e senza che me ne accorgessi, mi ha impedito di guardare al denaro con occhi neutri.
Che dire, affrontare l’argomento della ricchezza dal punto di vista biblico sarebbe affascinante ma richiederebbe molto più tempo.
Per rendere giustizia alle Sacre Scritture, all’esegesi del Testo e a quel povero cammello, dirò semplicemente questo: tutti i Patriarchi e i Profeti dell’Antico Testamento, benedetti da Dio, non erano ricchi, erano ricchissimi.
Se pensiamo ad Abramo, Davide, Salomone, solo per citare i più importanti, la loro ricchezza farebbe impallidire i nostri attuali miliardari.
Quindi Dio non odia il denaro. Ma dice che il denaro non deve diventare un’ossessione o la priorità della vita, proprio perché c’è ben altro di cui occuparsi.
Inoltre il denaro viene usato anche dalla Chiesa, la sposa mistica di Gesù. La Basilica di San Pietro non è stata costruita con i fiori; e se il denaro fosse così demoniaco, alla domenica, in chiesa, al suo posto vi chiederebbero sinceri sorrisi.
La questione della mentalità errata…
Ma per ritornare alla questione della mentalità errata, e per capire che esiste un altro approccio alla ricchezza, immaginiamoci le parole di un Rabbino ad un Cristiano.
Suonerebbero così: “Per noi l’imperativo morale, a differenza vostra, è quello di lasciare un’eredità talmente cospicua che possa giungere fino ai figli dei nostri figli. Inoltre, riteniamo spiritualmente meritevole costruire delle attività che ‘servano’, si ‘prendano cura’ e ’amino’ nel miglior modo possibile il nostro prossimo. Il denaro, poi, come mezzo di scambio, è presente in tutte le nostre ricorrenze. Non ne abbiamo paura e non ce ne vergogniamo. Se negli affari abbiamo una marcia in più, è solo perché possediamo una mentalità libera”.
Già una mentalità libera, che si fonda sulla verità e non sulla narrazione, sia essa educativa, sociale o religiosa.
Anche per quanto riguarda la ricchezza, quindi, la mentalità è tutto. E poiché la mentalità è strutturata a livello inconscio, possiamo dire con certezza che otteniamo ciò che inconsciamente desideriamo o accettiamo, non ciò che diciamo di volere.
Per fortuna, l’inconscio non è un luogo fisico del cervello.
Come direbbe Jacques Lacan — il principe degli psicoanalisti francesi — l’inconscio è la “struttura di un linguaggio”; quindi modificabile.
Ogni essere umano può modificare la mentalità legata alla ricchezza.
Coraggio allora, liberiamo quel povero cammello!
Spogliamo il nostro io di superbia, egoismo, avidità, e ricopriamolo di servizio, generosità e carità. Diventeremo uno straordinario filo di seta capace di entrare nella cruna più preziosa: il Paradiso.
