domenica, Settembre 6, 2026

Sentirsi stonati nel mondo

Può essere successo a tutti di sentirsi un pesce fuor d’acqua, di sentire che gli altri si muovono a un ritmo e una frequenza diversa dalla propria, e sentire quindi di non potersi connettere agli altri.

Avere la percezione di non essere al passo può suscitare vari stati emotivi, ma ci può raccontare anche qualcosa di come noi funzioniamo nel mondo e soprattutto del valore che diamo a noi stessi, al legame con gli altri e al senso di appartenenza.

Andiamo però con ordine. Quando ci è capitato di sentirci non in sintonia con il resto del mondo — amici, colleghi, famigliari, partner — potremmo aver provato tristezza, ansia, rabbia, impotenza, emozioni che a dirla tutta sono un po’ scomode, perché rimandano a una condizione di disagio e sofferenza.

L’essere umano si attiva nel mondo attraverso un sistema di anticipazione, che lo fa muovere come se in parte costruisse delle aspettative e facesse in modo che le sue scelte confermassero tali aspettative; quando ci sentiamo dissonanti con il resto del mondo, queste aspettative vengono costantemente disattese e sembra che ci sia stato un cortocircuito. A volte si ha la sensazione di parlare improvvisamente una lingua che gli altri non comprendono. Questo vissuto può spingere la persona a reagire con rabbia e impulsività, che come sappiamo, se non canalizzate opportunamente diventano delle armi poco efficaci o anche peggiorative rispetto alla situazione di partenza.

Quando ci sentiamo stonati al ritmo del mondo, un’altra reazione possibile e frequente, è attivare una lettura della realtà attraverso un locus of control esterno, demandando quindi la responsabilità dell’incomunicabilità agli altri: “è l’altro che è cambiato”, “l’altro non capisce”, “sono io che ho ragione”. Atteggiamenti di questo tipo, oltre a non essere produttivi in quanto chiudono qualsiasi possibilità di lettura alternativa, interrompono la relazione alla base perché tolgono un elemento fondamentale, la reciprocità. Una relazione può esistere se ci sono degli assunti di base, uno di questi è appunto la reciprocità; se in un momento di dissonanza io non riesco a leggere anche il mio ruolo all’interno di questa dinamica, finisco automaticamente per interrompere (metaforicamente) la relazione stessa.

Qual è la causa per cui improvvisamente ci sentiamo stonati al ritmo del mondo? Perché ci sentiamo incapaci di essere compresi e di comprendere?

A volte questo tipo di condizione avviene nel momento in cui facciamo fatica a riconoscere e accogliere i cambiamenti nella vita degli altri, e a volte anche nella nostra. Può accadere se abbiamo un funzionamento schematico, perfezionista, in parte rigido, che poco si adatta ai cambiamenti, e che quindi va in cortocircuito quando la vita pone davanti accadimenti che non erano stati contemplati. Quando i cambiamenti riguardano la vita degli altri, che potrebbero relazionarsi con noi in tempi e modalità diverse, se non abbiamo la capacità di adattarci al cambiamento, di riconoscerlo come valido, di leggere solo le azioni concrete e non il legame sottostante, rischieremo di avere reazioni immature.

Siamo sempre andati il sabato mattina a fare colazione con la nostra amica, come momento di intimità e di scambio di pensieri, e lei a un certo punto si trasferisce per lavoro, inizia una nuova relazione affettiva, o vive una maternità: eventi possibili nel corso della vita di una persona, ma accade che “io ci rimango male”, che “sento di non poter più avere il mio rapporto con lei”, di “perdere la mia elusività”, che “quando sono con lei mi sento un pesce fuor d’acqua”. Ecco, forse è il caso di fermarsi un attimo e fare ordine nei pensieri e negli accadimenti, perché la vita ci offre molteplici possibilità di mantenere i legami. Sicuramente è una scelta faticosa, ma sta a noi capire quali sono le modalità e i tempi opportuni per farlo. 

A volte associazioni o trigger che si attivano ci fanno leggere e sentire una situazione come simile a un’altra vissuta, e questo ci condiziona nella nostra risposta emotiva, quando invece gli attori attuali sono diversi da quelli che hanno agito in precedenza.

Quando ci sentiamo dissonanti con il resto del mondo, dovremmo fermarci un momento e dedicare del tempo per un bilancio interno, per mettere metaforicamente sul tavolo i nostri pensieri e cercare (magari con l’aiuto di un professionista) di fare ordine, per poi poter costruire una realtà che sia il più possibile condivisa, sintonizzandoci con le nostre emozioni senza farci però sopraffare da esse. Ascoltare il nostro sentire, riuscire a decodificarlo, è la scelta che ci aiuta a essere consapevoli di chi siamo e del nostro ruolo nel mondo, e ci protegge dal fare azioni impulsive e poco utili al nostro equilibrio psicoemotivo.

Other Articles