Questo dice la grammatica astrologica sulla simbologia del segno dello Scorpione: segno femminile, simbolo perciò di ricettività, di contenimento dei sentimenti, di passione.
Segno fisso e quindi che tende a mantenere quello che ha acquisito. Viene dopo la Bilancia. Supponendo che si sia acquisito un partner, tende a trattenerlo. Possiamo chiamarla gelosia?
Segno d’acqua dove i sentimenti vengono soffocati, tenuti sotto controllo. La sensibilità è molto elevata.
Se l’acqua del segno del Cancro può essere paragonata al liquido amniotico che avvolge e protegge il feto dentro al corpo della madre, l’acqua dello Scorpione è simile a quella stagnante delle paludi tropicali, dove c’è un continuo riciclo tra decomposizione e rinascita. In questo periodo dell’anno la vegetazione (il prodotto della natura) tende a decomporsi. La materia in decomposizione cede la propria energia, la dona alla terra per favorirne la fertilità. Quindi abbiamo questa specie di formula: Decomposizione / Putrefazione / Trasformazione / Nuova Fertilità.
È questo un periodo che sembra di riposo per la natura, ma è un riposo nascosto e attivo. È un periodo in cui la distruzione di quello che si è generato serve a preparare il terreno per la crescita di nuovi prodotti. Ecco, quindi, da dove viene il detto legato al segno dello Scorpione: Morte / Rigenerazione / Rinascita.
Oggi si parla molto del problema dei rifiuti. La tendenza è ormai indirizzata al riciclo degli stessi. Addirittura, se non troveremo nuove strategie per il riutilizzo di questi rifiuti ne saremo sommersi e intossicati. La strada, quindi, è quella della trasformazione e riutilizzo dei rifiuti per la salvaguardia dell’umanità, come quanto appena detto sullo Scorpione. Purtroppo, noi poveri esseri umani non ci rendiamo veramente conto dell’interazione che c’è tra noi e tutta la natura che ci circonda (la natura è più vecchia di noi, ma da essa non siamo capaci di imparare poi tanto…).
Se nella natura esiste il processo di decomposizione, trasformazione e nuova fertilità, negli esseri umani la simbologia rimane sempre la stessa. Credo che questo concetto faccia capire come mai il segno dello Scorpione venga considerato un segno “difficile”.
Il segno dello Scorpione parla di impiegare ciò che si ha o che si è prodotto, per ottenere un altro risultato. Bisogna riuscire a “sacrificare” ciò che si ha e ci fa comodo, perché questo sacrificio possa essere fecondatore di un qualcosa che forse non si potrà godere. Le foglie morte e decomposte non potranno di certo vedere i meravigliosi frutti che la terra, col loro contributo, produrrà in un lontano futuro. Quindi, è anche un segno di sacrificio.
L’astrologia da salotto ci continuerà sempre a ripetere, parlando del segno della Scorpione, di morte e rinascita: credo che si capisca che la simbologia non si riferisce alla resurrezione di Cristo ma agli avvenimenti della natura.
Comunque, è un segno travagliato proprio perché esiste una grande difficoltà nell’abbandonare le comodità acquisite per produrre un qualcosa di cui non si potrà godere. E infatti, una delle caratteristiche negative del segno è la possessività, ancora più spiccata di quella del segno del Toro. Possessività che può trasformarsi in gelosia, più o meno violenta.
Una curiosità: ho cominciato questa serie sui segni partendo da quello del Leone e, se ricordate, al Leone è assegnata la simbologia dei figli. Ora, provate a contare, partendo dallo Scorpione, quanti mesi o segni ci vogliono per arrivare al Leone. Nove mesi. Da questo è facile capire perché allo Scorpione sia stata attribuita anche la simbologia del sesso. Carino eh? Simbolicamente la fecondazione avviene nel segno dello Scorpione e la nascita del bambino in quello del Leone.
Se vogliamo scendere nel campo della psicologia dobbiamo ricordare la teoria delle fasi “Orale/Anale” descritta da Sigmund Freud e facilmente consultabile in rete, specificando che la Fase Orale si lega al segno del Toro, mentre la Fase Anale a quello dello Scorpione. È facile capire che, mentre al segno del Toro viene assegnata la fase di nutrimento del corpo, a quello dello Scorpione viene assegnata la fase di eliminazione delle scorie.
Quindi, la parola d’ordine per il segno dello Scorpione è sfogarsi, non trattenere gli impulsi o le negatività psicologiche perché da lì possono nascere i problemi. Mi rendo conto che non è una cosa facile, ma è quanto ci insegna l’astrologia.
Due miti che si legano al segno dello Scorpione: Orione era un feroce cacciatore, violento e ubriacone. In stato di ebbrezza violentò la propria matrigna. Il padre, per vendetta lo accecò. (Violenza, vino, sesso, dolore, vendetta, tanto per rimanere in tema). Una qualche divinità lo aiutò portandolo verso il Sole così che, guardandolo, Orione potesse recuperare la vista; cosa che avvenne. (Sole che cura).
Ma Orione non cambiò carattere e, per vendetta, cominciò a uccidere tutti gli animali della terra. La dea Artemide (Diana per i romani), dea della caccia, si arrabbiò moltissimo e gli lanciò contro uno scorpione che lo punse a morte.
Un altro famoso mito legato allo Scorpione è quello di Orfeo ed Euridice del quale non vado neanche a parlarvi data la fama di tale racconto. La morale, comunque, è che neanche Orfeo supera la prova perché cede alla debolezza umana della curiosità.
Quindi, nessuno di questi “eroi” sembra farcela a superare le insidie: spinto dalla violenza Orione e dalla curiosità Orfeo. Ambedue falliscono.
Quello che sembra essersela cavata meglio di tutti è Dante nel suo pellegrinaggio all’Inferno (inferi). Bisogna però ricordare che Dante era un visitatore, non un attore della storia.
Ma perché non ce la fanno? Non ce la fanno perché sono esseri umani, e gli esseri umani sono legati alla materia.
Lo Scorpione, dunque, è il segno che dovrebbe insegnarci ad abbandonare la materia in favore dello Spirito. Non a caso il segno che segue è il Sagittario.
Sintesi finale: lo Scorpione è un segno che genera crisi, delusioni, dipendenza (da Bilancia). Bisogna quindi superare la propria teoria per ottenere dei risultati. Trasformare la propria identità per evolversi. Modificare il passato per progredire, altrimenti si diventa prigionieri delle abitudini.
