Il conto in banca non fa lo stile
Si tende a credere che il denaro compri tutto tranne la felicità. Dibattere di questo è una faccenda troppo complicata da fare in poche righe. Il denaro certamente compra quasi tutto, dallo yacht utile a profanare le spiagge più belle della Sardegna, alla villa con più cessi all’interno che libri negli scaffali per arrivare ad una borsa da 10.000 euro o più, inutile quanto ciò che andrà a contenere nel suo ciclo vitale.
Certamente il denaro non compra però classe ed eleganza.
Perché se è vero che esistono i finti ricchi, ovvero cialtroni che ostentano una facciata di benessere dietro alla quale c’è il nulla cosmico, è altrettanto vero che esistono molti veri ricchi, e tra costoro si trovano i ricchi signori ed i ricchi cafoni. La differenza naturalmente non si definisce dal loro patrimonio, ma dalla quantità di chiasso che fanno attorno al proprio patrimonio.
Il ricco signore entra in un ristorante, mangia, paga e se ne va. Il ricco cafone entra, saluta ad alta voce il proprietario chiamandolo per nome, se può davanti a tutti, gli racconta quanto è costato il suo ultimo Rolex, ordina al proprio tavolo una bottiglia che nessuno aveva chiesto e che spesso non è il vino più adeguato alla cena ordinata, ma è il più costoso della lista.
Il signore possiede una Ferrari. Il cafone pure ma ha bisogno di parcheggiarla davanti alla porta d’ingresso del locale, la fotografa pubblicandola di continuo nei suoi profili social, la pubblicizza più di quanto lo abbia mai fatto a Maranello la casa madre.
Il vero signore spesso ama vantarsi di quanto abbia speso poco nella tale occasione, il vero cafone ama vantarsi dell’esatto contrario. Il principio è semplice: il lusso autentico non ha bisogno del cartellino del prezzo appeso al collo, al polso, o altro. Il cafone DOC considera il prezzo una parte integrante del prodotto. Se gli altri non sanno quanto vale ciò che ostenta, per lui l’acquisto è stato completamente inutile.
Il signore indossa accessori ed abbigliamento magari anche molto costosi, quello cafone fa ugualmente ma ostentando loghi e brand grandi quanto insegne autostradali. Il ricco signore è un seguace invece del cosiddetto: “quiet luxury” cioè l’espressione più nobile dell’estetica della discrezione: qualità, materiali eccellenti, nessun marchio troppo vistoso, ecc. .
Esiste un meraviglioso aneddoto che meglio di tutto esprime il concetto di signorilità: si narra che ad una cena di gala, il duca Amedeo di Savoia-Aosta si accorse che tra i domestici che servivano a tavola c’era un (destituito) sovrano africano che fu anche suo prigioniero durante la guerra. Il Duca si alzò e invitò gli altri commensali a rendere omaggio a quel re. Il messaggio era chiaro: la Storia di una persona conta più della livrea che indossa.
…e nei rapporti con le donne? Qui la differenza diventa quasi scientifica. Il ricco signore tratta una donna come una persona. Il ricco cafone come una voce di bilancio. Il primo non cerca di comprare attenzione: sa che una donna vera non la si impressiona con il prezzo di una bottiglia o la vista di un’auto prestigiosa. Il ricco cafone invece confonde sempre il corteggiamento con una gara d’appalto: cena costosa, macchina costosa, hotel costoso, e possibilmente una fotografia della serata abbastanza nitida da essere pubblicata entro mezzanotte. Mentre il ricco signore le vuole comunicare “Mi interessa stare bene con te”, il cafone, invece, sembra vivere ogni appuntamento come una conferenza stampa sul proprio patrimonio.
C’è una regola crudele ma affidabile: l’uomo di spessore non ha bisogno di far pesare il proprio patrimonio a chi ha davanti. Quello mediocre è obbligato a farlo, perché se togli automobile, ristorante, orologio e bottiglia, improvvisamente resta da capire cosa rimane.
“La ricchezza, è una condizione economica e la signorilità uno stile di vita.
La cafonaggine invece è un disturbo della comunicazione (e della persona) che consiste nel trasformare ogni acquisto in una notizia diramata sempre in edizione straordinaria”.
Stefano Cannas Carta Vetrata ottobre 2026
