Eccoci qui, a panze piene, portafogli vuoti, vacanze natalizie al tramonto, addobbi dell’albero in prossimità di ritornare in garage o in soffitta. Un altro anno si affaccia e come dicono quelli delle giostre al Luna Park: “altro giro altra corsa”.
Ogni anno Gennaio rappresenta il giro di boa, la svolta delle 1000 (false) promesse rivolte a noi stessi e talvolta pure a chi ci è vicino. Impegni assunti che, trascorse le prime 4-5 settimane del nuovo anno, si scioglieranno come neve al sole. Quindi pronti, partenza e via alle iscrizioni in palestra, alle diete feroci, al convincimento della necessità di un cambio di lavoro o persino di partner. Via libera anche ai progetti da sogno per le future vacanze estive, speranze e auspici di ogni tipo che avvolgono la nostra mente, battenti quanto la pioggia durante il temporale.
Voglio rassicurare tutti, non vi preoccupate, è un “virus“ passeggero che colpisce quasi tutti, e dal quale si guarisce entro fine Febbraio primi di Marzo al massimo.
Perché allora ogni anno ci caschiamo?
Il periodo natalizio ricorre alle nostre latitudini durante la stagione più fredda e più buia, quella cioè in cui usciamo di meno, trascorrendo più ore in casa da soli o al massimo in coppia. Proprio per questo diventiamo più introspettivi, quindi più riflessivi, e pertanto più forieri di idee rivolte al cambiamento.
A Marzo però tutto si trasforma e la spensieratezza risorge, con le temperature che iniziano a farsi miti, le giornate che si allungano di parecchio, l’ora legale che porta con sé quella luce primaverile che rischiara la nostra comfort zone e allontana i pensieri più interiori e oscuri, quanto lo sono le notti di Gennaio e Febbraio.
Quindi senza quasi rendercene conto, piano piano la mente si riallinea alla nostra routine di vita, accontentandosi delle comodità garantite dalle nostre consuete abitudini. In questo modo il tempo scorre e scivola via tra i profumi della primavera, poi le serate estive, e ancora le passeggiate autunnali, sino a ricondurci nuovamente al successivo Natale in cui tutto come al solito si ripeterà.
Forse a qualcuno questa cruda analisi potrà infastidire, proprio perché è realistica, e ovviamente a nessuno di noi piace riflettersi negli specchi della propria coscienza o, se preferite, detto in maniera più fiabesca: a nessuno di noi piace incontrare il proprio grillo parlante che impone certe indisciplinate e pungenti riflessioni.
Personalmente ho smesso di cullarmi nella magia del Natale da quando qualcuno mi spiegò chi era Babbo Natale; tuttavia, non mi ritengo amico ma neppure nemico di queste festività appena trascorse, per il semplice motivo che cerco semplicemente di dribblarle in leggerezza e con il sorriso, evitando tutta quella serie di protocolli di cui la maggior parte di noi è prigioniera in queste giornate, che di prassi risultano banalmente un vero inno all’ipocrisia.
Semplificando: il prossimo Natale smettete di fare auguri e regalini a vanvera, soprattutto se dedicati a tutti quei conoscenti che durante l’anno affollano inutilmente la vostra vita.
Dice il saggio: “se non ti hanno badato per tutto l’anno, lascia le cose come stanno”.
Non c’è nulla di male a essere persone vere che fanno pochi auguri a poche ma selezionate persone. Smettiamola di essere politicamente corretti.
Parafrasando Jorge Luis Borges, se io dovessi rinascere, nella mia prossima vita vorrei fregarmene di questo e di molti altri rituali, ma soprattutto vorrei serenamente commettere ancora molti più errori di quanti ne ho commessi in questa vita; mi darei certamente un maggior valore, mi farei molto desiderare, riderei di più ancora, senza temere il giudizio altrui, evitando la schiavitù del cercare di essere perfetto agli occhi altrui.
La notte guarderei più spesso il cielo e le stelle, viaggerei maggiormente nel mondo, confrontandomi e arricchendomi con le culture più diverse dalla mia.
Goderei di più ancora della buona tavola e del buon vino, cercherei di ridimensionare tanti falsi problemi per occuparmi di quelli veri e concreti, e soprattutto vivrei continuamente il momento, senza il timore di uscire dalle cosiddette “sicurezze”, che poi sono sicurezze estremamente effimere e ugualmente instabili.
Ecco, queste sono le promesse che dovremmo farci e soprattutto che dovremmo mantenere con noi stessi, poiché sono quelle che ci condurrebbero al prossimo Natale avvolgendoci di una preziosissima luce. Una luce notata da ogni persona che ha la fortuna di possedere la sensibilità per apprezzarla. A costoro, e soltanto a loro, andranno i miei veri auguri e i miei doni al prossimo Natale.
Felice 2025 a tutti.
