giovedì, Febbraio 29, 2024

QuenTen

Quentin Tarantino ha annunciato che il prossimo film, il decimo, sarà l’ultimo. Lo fa per amore del cinema. Perché sente di aver dato tutto. Ma prima di arrivare a quella triste data, proviamo a riavvolgere il nastro della sua carriera per prepararci a salutarlo come si deve: avendolo conosciuto fino in fondo.

Il giovane Quentin iniziò la sua love story con il cinema scrivendo le sue prime sceneggiature a quattordici anni. Successivamente, dai sedici, vendette cassette in una videoteca di Los Angeles, la Video Archives. Guardare i film stranieri era il suo modo per conoscere il mondo, per viaggiare. In questo viaggio due culture gli son rimaste nel cuore: il cinema italiano e quello giapponese. Sergio Leone il suo regista preferito; Il Buono, il Brutto, il Cattivo, il suo film preferito. Ma nessuna traccia di una possibilità di carriera nel cinema. Allora, mentre lavorava nella videoteca, iniziò a prendere lezioni di recitazione. Ma ben presto capì che, nonostante apprezzasse la recitazione, voleva essere l’autore del film e non un semplice interprete. 

Nel mentre vendette un paio di sceneggiature e questo gli permise di finanziare il suo primo film, Le Iene. Film rivoluzionario degli anni Novanta che permise a un promettente trentenne di aprirgli le porte di Hollywood. Memorabile il suo discorso all’inizio del film sulla semantica di Like a virgin di Madonna. Un’efferatezza, un maschilismo, un cinismo di una manciata di uomini che può essere da preludio per qualche crimine. Segue Pulp fiction, ritenuto da molti il suo più grande capolavoro. Pensando a questi due lavori, ci si rende conto di quanto i film di Tarantino siano importanti (per gli amanti o meno del regista), avendo consegnato al cinema scene, ancor prima che film, divenute cult. 

In questo senso, la chiacchierata tra Mia Wallace e la guardia del corpo Vincent al Jack Rabbit Slim’s e la seguente gara di twist, sulle note di You never can tell di Chuck Berry, si iscrivono di diritto tra le scene più iconiche della storia del cinema. O come dimenticare il versetto di Ezechiele 25,17 recitato da Jules prima di premere il grilletto. Un concentrato di inaudita violenza condito con un pizzico di comicità. A cui peraltro si attinge, senza cadere nel plagio, ad altri autori. 

Autori tra cui Sergio Leone. Qui dentro c’è tutto Tarantino. Questo legame con Leone lo si nota in particolare in Kill Bill, dove vengono riproposte un paio di inquadrature iconiche dei film del regista romano. La violenza diventa il tratto cardine per Tarantino, ma non chiedetegli ancora perché. L’ultima persona che ci ha provato l’ha massacrata. «La violenza diverte», ha semplicemente spiegato. D’altronde, siamo in America, patria della Lockheed Martin, Northrop Grumman e General Dynamics. 

Il film che invece ai miei occhi è il più grande lavoro di Tarantino esce qualche anno dopo, nel 2009, ed è Bastardi senza gloria. Abbiamo tutto il Tarantino che conosciamo, cioè sparatorie, violenza, satira e una discreta dose di comicità, ma qui siamo di fronte a una gestione della tensione che lo fa sembrare discepolo di Hitchcock. Ben più evidente in questo senso è la scena d’apertura: l’escalation del terrore causata dall’ufficiale Landa in casa del francese che dava riparo agli ebrei è da manuale del cinema. «Au revoir Shosanna!», una minaccia nel film e uno slogan immortale per il cinema. Quando oltre le scene iconiche, pure le frasi lo diventano. 

Ma più geniale, e recondita, è la scena del successivo incontro tra la superstite ebrea Shosanna e l’ufficiale delle SS. Le inquadrature in primissimo piano del dolce masticato o tagliato con la forchetta inaspriscono ancor più l’ansia del momento. Una tecnica peraltro già vista in Non è un paese per vecchi, con la cartina della caramella accartocciata nella “scena del distributore”. 

Come dimenticare poi la “scena della taverna”. Altra scena da manuale della suspense, dove persino un gesto diventa iconico: se vi dovesse capitare di camuffarvi in un tedesco, e doveste ordinare tre bicchieri, fatelo con il pollice alzato, non con l’anulare. 

Dunque scene iconiche, frasi iconiche, gestualità iconica. Altri film irrobustiscono le spalle del regista italo-americano, pensiamo a Jackie Brown, Django unchained, C’era una volta a Hollywood e The hateful eight, peraltro film che è valso l’oscar al compositore musicale. Un certo Ennio Morricone. Lo conoscete? Un giovanotto con un paio di canzoncine alle spalle. 

Dunque segniamoci il 2024 come data, e prepariamo un po’ di fazzoletti di scorta. The movie critic sembra essere davvero il decimo e ultimo film di Tarantino. Ad ora Quentin ha vinto due Premi Oscar, quattro Golden Globe e ha consegnato al cinema uno stile unico: violento, satirico, che strizza l’occhio agli spaghetti western e amante delle colonne sonore prorompenti. E che ha reso iconico qualsiasi componente di sceneggiatura, entrando di prepotenza nella cultura popolare. 

Allora intanto grazie di tutto Quentin. Ci vediamo presto.

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