lunedì, Aprile 15, 2024

Paolo Cevoli

Sin da ragazzino ha subito partecipato attivamente alla conduzione della pensione di famiglia, insieme al fratello. Il suo destino sembrava definitivamente assegnato al mondo della ristorazione emiliano-romagnola, anche con la gestione di alcuni fast food a Riccione. 

Al lavoro nel settore della ristorazione unisce però la passione per il cabaret.
Nel 1990 si classifica terzo a La zanzara d’oro, riconoscimento che gli vale l’invito da parte di Maurizio Costanzo al suo show per ben quindici volte. L’anno successivo Paolo Cevoli riceve il Premio per la satira politica a Forte dei Marmi. Con alcuni amici manager fonda The Bisness webmagazine settimanale di satira aziendale e del management.

Il grande successo arriva nel 2001, quando calca il palco di Zelig nei panni dell’Assessore di Roncofritto, Palmiro Cangini, che lo incorona fra i comici più richiesti del momento.

Tra i personaggi comici più famosi interpretati da Paolo Cevoli ricordiamo anche:

Teddi Casadey, l’instancabile e innovativo imprenditore di maiali, titolare dell’omonimo Glorioso Maialificio Casadey, leader nel settore della maialistica;

Lothar il sostituto, un “lavoratore” dello spettacolo a paga sindacale, mandato da fantomatiche agenzie per sostituire personaggi famosi che non sono potuti intervenire alla serata.

Tutti personaggi che dal 2001 a oggi hanno preso vita sul palcoscenico della trasmissione televisiva Zelig, grazie alla fantasia e al carisma di un imprenditore con l’hobby del cabaret.

Innanzitutto, grazie per il tempo che ci stai dedicando. Quando hai cominciato da ragazzino a servire ai tavoli della pensione Cinzia dei tuoi genitori, avresti mai immaginato di intraprendere la carriera da imprenditore e anche quella di comico? 

No. Fino al debutto a Zelig non pensavo di fare il comico, figuriamoci quand’ero ragazzino.

È corretto dire che hai preso dalla comicità di tuo papà Luciano, che intratteneva gli ospiti della pensione di famiglia? E come ha vissuto il tuo successo?

Sì, mi sono ispirato a lui che era proprio l’animatore e lo showman della pensione Cinzia, zero stelle. Mentre mia mamma faceva da mangiare, lui faceva le “pataccate”, ed era orgogliosissimo di avere un figlio famoso. Secondo me se avesse potuto l’avrebbe fatto anche lui il cabarettista.

Alla prima apparizione nel Maurizio Costanzo show sei stato subito disinvolto?

Diciamo che io l’ho fatto senza avere aspettative. È chiaro che quando sali sul palco un po’ di emozione c’è, ma mi è venuto un po’ tutto naturale.

Hai un aneddoto da raccontare?

Una sera del Novanta passeggiavo per Roma e c’era un evento catering; io e mio cognato stavamo andando al teatro Parioli e nel frattempo stavano mandando in onda una puntata del Maurizio Costanzo Show dove c’ero anch’io. Ci siamo fermati a guardarla di fianco a un signore e io gli dico: «ma chi è quel Patacca lì?». Lui mi risponde che gli sembra un tipo simpatico che fa molto ridere. Allora gli dico: «Guardi che sono io». Lui non mi aveva riconosciuto e mi ha guardato incredulo.

Quali aggettivi useresti per descrivere il Paolo Cevoli di oggi?

Mi definisco un Romagnolo Doc. L’aggettivo romagnolo per me dice già tutto, perché in Romagna trovi l’ospitalità, la simpatia e tutto quello che ne deriva. È una bella sintesi.

A cosa dai più importanza nella vita?

Principalmente ai rapporti familiari: siamo diventati nonni da poco per la terza volta.

Ti abbiamo visto spesso al fianco di Valentino Rossi. Possiamo chiamarla “la strana coppia” ma che funziona?

Valentino è un fenomeno in tutto anche nella comunicazione, ha voglia di ridere ed è molto simpatico. Ha tante doti, tra cui anche quella di stare allo scherzo, anzi è proprio “un patacca” come si dice in Romagna.

In Zelig quando sei arrivato ti sei ambientato subito? 

Zelig non è proprio la classica trasmissione televisiva, ma più una compagnia di comici dove le telecamere sono al servizio del teatro e del gruppo. Potrei dire che è uno spettacolo dal vivo, come le vecchie compagnie di avanspettacolo di quando ero bambino, con Macario e Bramieri. La Televisione viene dopo, ci sono prima le relazioni tra tutti noi che facciamo lo spettacolo; e per quel che mi riguarda io sono molto legato a Claudio Bisio, perché tutti i pezzi li faccio con lui.

Nel cinema hai diretto e interpretato (nonché scritto la sceneggiatura) Soldato semplice. Che esperienza è stata?

È stata un’esperienza molto bella perché era un testo che avevo scritto per il teatro, poi dopo per una serie di circostanze è diventato un soggetto cinematografico. E tra tutte le cose che ho fatto ne vado molto orgoglioso.        

Parliamo della tua attività teatrale: qual è lo spettacolo che ti ha dato più soddisfazione o a cui sei maggiormente legato?

Lo spettacolo che faccio adesso si chiama Andavo ai 100 all’ora. Mi dà molta soddisfazione perché è una specie di racconto ai miei nipoti, rivolgendomi a loro in prima persona. Un altro spettacolo a cui sono molto legato è La penultima cena, dove mi sono inventato la figura del cuoco e con questo ho dato un po’ la svolta alla mia carriera teatrale.

Come mai hai deciso di interpretare la figura del cuoco nella “penultima cena di quella notte”, la più importante?

Ho voluto fare un ciclo di questi piccoli uomini per raccontare grandi storie. Ho

cominciato con la storia del cameriere di Rossini, perché mi piaceva l’idea di 

questa Italia così famosa nel mondo e della sua musica. Ho raccontato anche la 

storia di Gesù e dell’Antica Roma, attraverso un personaggio romagnolo che ha 

importato la piadina dagli Ebrei. Ho fatto poi la storia del sosia di Mussolini, e 

adesso sto facendo la storia del carrozzone di Michelangelo [NdR ~ Cencio Donati], così come Simplicio Marone, che è questo cuoco ignorantissimo alle prese con i miracoli di Gesù.

A quali progetti ti stai dedicando ora?

Per il momento faccio solo teatro.

In Veneto sarò al Teatro Comunale Ballarin di Lendinara (Ro), il 24 Aprile ore 21:00, con lo spettacolo Andavo ai 100 all’ora.

Sei una persona precisa?

Sì, sono molto preciso: la mia carriera da manager mi ha molto formato. 

Ho l’ansia tipica del romagnolo che non si ferma mai. 

Se riavvolgessi il nastro della tua vita cambieresti qualcosa?

Sicuramente ho fatto molti errori nella vita, ma una volta ho fatto una scelta di 

comodo e poi me ne sono pentito. Da giovane ho scelto di fare il liceo scientifico 

ma avrei voluto fare il classico, solamente perché l’avevano aperto a 

Riccione, era attaccato a casa mia e ci andavo a piedi.

Da allora tutte le volte che ho fatto delle scelte ho sempre pensato: “lo sto facendo per una comodità o perché ne vale veramente la pena?”. Perché le scelte di comodo sono sempre quelle più facili ma non sempre le più giuste.

Qual è lo spirito che ti permette di essere così simpatico?

Quello della leggerezza. Devo dire che ho imparato dai miei genitori, che 

facevano le cose seriamente ma non si prendevano mai sul serio. È una cosa 

tipica della Romagna, il prendersi in giro, il valore della leggerezza. Il fare le cose dando il giusto peso, così come coltivare i rapporti che non è facile nel tempo portare avanti sempre nella maniera giusta. La leggerezza e coltivare i rapporti, una bella filosofia di vita. 

Cos’è per te l’Ignorantezza?

L’ignorantezza è quella cosa che tu non hai ancora capito bene, sai solo 

un barlume. Perché ad esempio, se avessi presente tutto in anticipo non ti 

sposeresti mai, sapendo cosa ti aspetta, il marito, la moglie, i figli… invece c’è quel qualcosa che ti permette di dire che la vita è positiva.

Grazie Paolo.

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