giovedì, Febbraio 29, 2024

Oso dunque Sono.

È il 7 Aprile 2021 quando escono gli ultimi episodi di Vikings, serie tv divenuta cult circa l’espansione vichinga a ovest. Inizia dalla prima invasione documentata storicamente a Portland Bay, nella moderna Inghilterra, nel 789 d.C. Ma non c’è fan di questa serie che alla domanda “Quando è finito Vikings?” risponderebbe fiscalmente “Il 7 Aprile 2021”. Ma questa è un’altra storia e prevede degli spoiler. Tuttavia, scommetto che se invece venisse loro posta una domanda più vaga, per esempio “Cos’è Vikings per te?”, penso che la risposta sarebbe inversamente proporzionale e non sarebbe diversa da un nome: Ragnar Lodbrok.  

«Penso dunque sono», diceva Cartesio. «Oso dunque sono», avrebbe invece tuonato il Ragnar di Vikings. Purtroppo non ci è dato conoscere l’accuratezza della sua caratterizzazione, poiché si tratta di un individuo leggendario nato e perdurato nei secoli tra il mito e i racconti popolari. Ma essere stato il primo vichingo conosciuto a voler spingere il popolo a razziare oltre il proprio naso, e non accontentarsi di pellicce, stupri e fiordi norvegesi, a onor del vero, rende questa caratterizzazione inequivocabilmente corretta. Quello su cui possiamo basarci sono pochi fatti noti e una memorabile interpretazione dell’attore e modello australiano, che ha dato un taglio al protagonista proprio come piace a questa rubrica. Un antieroe con gli attributi. 

La profonda personalità di Ragnar Lodbrok trova tuttavia una sintesi in tre parole: assetato di conoscenza. Questo a differenza del resto della popolazione norrena il cui concetto di ambizione è sconosciuto, interessato solo a cacciare, razziare nei dintorni, uccidere a tempo perso e darsi alla pastorizia a tempo pieno. Ragnar osa e fa bene: scopre l’Inghilterra, terra vittima di patti siglati con la menzogna e sanguinose battaglie tra sassoni e vichinghi per circa tre secoli. Ed è questo che fa della superstar di History Channel un personaggio interessante. Come una bestia feroce chiusa in gabbia dalla nascita, una volta fuggita vuole confrontare la sua forza con tutto ciò che incontra nel suo cammino, per aver chiara la sua posizione nella catena alimentare. 

Così Ragnar, presunto figlio di Odino, lotta continuamente pur di scoprire e abbracciare nuove ricchezze, nuove religioni, nuove alleanze, nuove donne. Nuove possibilità, nuovi orizzonti. Nuovi modi di vedere il mondo per definire la sua essenza, semmai questa avesse un termine. 

Questa sua filosofia di vita si ritrova nell’intro di una vecchia canzone dei Negrita: «Ogni uomo è solo quello che scoprirà inseguendo le distanze dentro sé». E dentro Ragnar le distanze sono ampie e portano sempre in nuovi lidi. Lotta con il suo popolo, ma soprattutto contro il suo popolo. Basti pensare ai ripetuti scontri contro lo Jarl e la parte di popolazione che vedeva le sue idee troppo all’avanguardia. O quando costringe tutti ad accettare la presenza di un prete cristiano nel villaggio. E se qualche malcapitato (anche fosse il suo migliore amico) lo tradisse, non si farebbe scrupoli nel torturarlo brutalmente. Rischia coscientemente di perdere la donna che ama e l’unico adorato figlio, pur di conoscere un’altra donna di cui si è invaghito e che gli può ancora garantire una prole. 

Ecco cosa lo infiocchetta come un antieroe disegnato ad arte: un protagonista ambizioso in perenne conflitto con la propria società, con molte attitudini, ma che non ha mezzi termini e ancor meno clemenza. Anche se questo può portare alla solitudine nei dì antecedenti al Ragnarök, la fine di tutto. Da solo, senza nessuno, ma anche senza rimpianti: se stesso. E più volte la lama del tradimento fraterno lo perforerà alle spalle, senza arrivare mai a trafiggerne il sentimento.

I norreni, prima della venuta di Ragnar, erano lontani anni luce dalla concezione di progressismo e illuminismo Romano ed Ellenico. Nonostante siano sempre stati seminomadi, erano profondamente ancorati alle proprie tradizioni e molto orgogliosi di esse. Dopo la sua morte, invece, parliamo di un popolo che viveva esattamente come lui ha insegnato a vivere.

Dunque il vissuto di Ragnar insegna. Anche rimanesse il personaggio per una serie fiction, basata su una storia inventata da penne o bocche di mitomani antichi, insegna che il primo passaggio dopo aver preso coscienza della nostra effettiva esistenza è il pensiero. Il secondo, anche se costa tutto, è osare. 

A Maggio nella rubrica FILMOLOGY: Perle Sconosciute.

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