giovedì, Settembre 29, 2022

On Fire

La mostra alla Fondazione Giorgio Cini di Venezia

La Biennale di Venezia è finalmente iniziata e con essa sono partite una serie di mostre che, coinvolgendo artisti e curatori di fama internazionale, hanno attirato nella città lagunare migliaia di turisti.

Nella suggestiva Isola di San Giorgio Maggiore, alla Fondazione Giorgio Cini, dal 22 aprile al 24 luglio sarà possibile visitare la mostra On Fire, a cura di Bruno Corà e in collaborazione con Tornabuoni Art. L’esposizione ruota attorno al fuoco inteso come mezzo artistico e lo fa attraverso un percorso suddiviso in sei sezioni, rappresentate dagli artisti Yves Klein, Alberto Burri, Arman, Jannis Kounellis, Pier Paolo Calzolari, Claudio Parmiggiani.

Per questa mostra così importante sono stati fondamentali i prestiti di collezioni internazionali e l’apporto degli archivi degli artisti, che hanno contribuito a rendere singolare questa manifestazione per qualità e raffinatezza dei pezzi esposti.

Michael Biasi

Una mostra sul fuoco, una città sull’acqua: il connubio perfetto per vivere un’esperienza immersiva all’insegna dell’arte. On Fire riunisce sei maestri della seconda metà del Novecento e li fa dialogare tra le sale della Fondazione Giorgio Cini a Venezia. Fil rouge del percorso espositivo è il fuoco, elemento fuggevole e inconsistente che nelle mani di questi artisti diventa un perfetto strumento creativo.

La capacità del fuoco di generare luce e calore ha da sempre affascinato l’uomo, che nel corso dei secoli ha attribuito a questo elemento molteplici significati, spesso legati alle cosmogonie occidentali o alle tradizioni antiche. Sinonimo di energia, civiltà e conoscenza, è legato a miti, leggende, a storie e poesie.

Anche gli artisti, soprattutto a partire dagli anni Cinquanta del XX secolo, hanno recepito il valore espressivo del fuoco, introducendolo nella sfera pittorica, accanto ad altri mezzi espressivi come pigmenti, colori ad olio, legno e ceramica. Così, col passare del tempo, molti autori hanno iniziato a comporre, scolpire e modellare anche col fuoco.

I protagonisti presenti in mostra hanno utilizzato questo elemento ognuno in modo diverso, sfruttandone gli effetti sia distruttivi sia creativi. Proprio questa varietà di linguaggi artistici rende ogni sala dell’esposizione unica e inattesa, potremmo dire “avvolta da una propria energia”.

Un video che introduce nella sala dedicata a Yves Klein ci permette di ricostruire il processo con cui l’artista ha realizzato i “dipinti di fuoco” che ci circondano. Inventore del cosiddetto Blu Yves Klein, egli è anche conosciuto per le sue opere realizzate con il fuoco durante performance impavide e “coreografiche”; affascinato dal duplice aspetto insito nella fiamma, simbolo sia del bene che del male, Klein si appropria di questo elemento per conferire sacralità e spiritualismo alla materia.

Il rapporto tra il fuoco e Alberto Burri viene raccontato nella sala seguente, dove un video ritrae l’artista mentre brucia con la fiamma ossidrica la plastica, uno dei suoi materiali prediletti. Nonostante l’artista abbia sempre sottolineato la sua capacità di dominare il fuoco e di controllare la materia, si ha come l’impressione che le sue creazioni siano soggette comunque all’imprevedibilità.

Lo stesso artista, nel 1962, dichiarava:

«Metto la plastica e la brucio. Niente di casuale. Questa che faccio è la più controllata e la più controllabile delle pitture […] a me piace di conservare l’immagine della combustione come fosse una bruciatura in atto». (Alberto Burri)

Alberto Burri, Rosso Plastica M3, 1961, plastica, combustione su tela, 121,5 x 182,5 cm
©Fondazione Palazzo Albizzini Collezione Burri

Anche il francese Arman sfrutta il fuoco come strumento di combustione ma si differenzia dagli altri artisti perché lavora con oggetti già fatti, così come aveva insegnato Duchamp con i cosiddetti Ready Made. Perché il fuoco? Ce lo raccontano le sue stesse parole pronunciate una trentina di anni fa:

«Un giorno, mentre lavoravo alla serie Poubelles [Rifiuti], camminando in una discarica vidi una poltrona Luigi XV in cima a un mucchio di spazzatura fumante; sotto il mio sguardo, la poltrona avvolta dalle fiamme si capovolse. E mi fece pensare a un dipinto di Magritte, L’Échelle du feu [La scala di fuoco], in cui compaiono della carta, una poltrona e una tuba in fiamme». (Arman)

Arman al lavoro Foto Shunk-Kender ©Roy Liechtenstein Foundation

Il fuoco per Jannis Kounellis ha invece un valore benefico. Nel 1967 presenta per la prima volta Margherita di fuoco, opera che troviamo in mostra e che è letteralmente una margherita di ferro che grazie a una bombola a gas emette una fiamma blu al centro.

Per chi lo ricorderà, quest’installazione è stata esposta a Venezia già nel 2019, in occasione della sua grande mostra curata da Germano Celant alla Fondazione Prada.

Jannis Kounellis, Margherita di Fuoco, 1967, stella di ferro con fiamma ossidrica, diam. 150 cm ©Claudio Abate, Roma

Coloro che hanno visitato la mostra On Fire durante i giorni della vernice, hanno potuto assistere alla performance dell’opera Mangiafuoco, presentata per la prima volta da Pier Paolo Calzolari nel 1979. Il video che accompagna questo lavoro fa rivivere tutte le volte in cui, in occasione di altre esposizioni, il fuoco è stato soffiato sulla tela da un mangiafuoco.

Pier Paolo Calzolari, Senza titolo, 1980 (Mangiafuoco), 1980-86 ©Giorgio Colombo, Milano

Conclude il percorso la sala di Claudio Parmiggiani che sceglie di non mostrarci propriamente il fuoco, quanto invece la sua traccia. Arrivati in questo spazio ci sembra di entrare in un luogo abitato, dove cenere e fumo hanno disegnato i contorni di libri che non ci sono più, dichiarandone la loro assenza. Creata appositamente per questa esposizione, l’opera di Parmiggiani appartiene a una tipologia di lavori che lui chiama Delocazioni, ragionando sul concetto di “melanconia” e assenza.

Dalla materia che ha pervaso le sale precedenti, Parmiggiani ci pone davanti all’immateriale, al silenzio, amplificato da una campana che non può più suonare.

On Fire

Venezia, Isola di San Giorgio, Fondazione Giorgio Cini 

22 aprile – 24 luglio 2022

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