lunedì, Settembre 14, 2026

Natasha Borozan

[Si legge in  5 min. 21 sec.]

La moda è un’espressione creativa di arte, cultura e individualità. Sono le modelle e i modelli a renderne palpabile la bellezza, con i loro abiti cuciti addosso, con le loro pose statuarie e stravaganti. Ma cosa significa essere nei loro “panni”?

Natasha ci porta dietro il glamour e le luci della passerella, in un mondo fatto di dedizione, disciplina e trasformazione. Essere una modella non significa solo indossare un vestito, significa incarnare un’intera visione artistica. Il suo corpo è come una “tela”, in un gioco di metamorfosi continua che ci invita a sognare, a osare, a reinventarci sempre in modi nuovi.

Ciao Natasha, benvenuta. 

Raccontaci un po’ di te e della tua grande passione per la moda.

Ciao, grazie mille per questa intervista. Sono nata 33 anni fa in Bosnia e poco dopo io e la mia famiglia ci siamo trasferiti in Serbia. Lì, in prima media ho iniziato il mio percorso in un’accademia per piccoli artisti ed è stato subito amore per il modelling. Diciamo che tra tutte le passioni quella faceva la differenza. A soli 12 anni feci la mia prima sfilata. 

Sei una modella di successo e volto noto di molte campagne pubblicitarie. Quali aspetti del tuo lavoro ami e quali invece vorresti evitare?

In questi 20 anni di esperienza sono cambiate tante cose. Prima senza social network era tutto diverso; oggi darei meno importanza a quanto ci si espone sulla rete, e tornerei ad apprezzare le vere caratteristiche che una modella deve avere. Vorrei evitare di essere per forza “sul pezzo” quando si tratta di social. Tutto il resto mi piace ancora, è un lavoro dinamico, esigente ma anche divertente. 

Tra le esperienze lavorative di maggior rilievo, quale ti è rimasta nel cuore e perché?

La campagna Borsalino. Era qualche anno fa, quando il direttore artistico ha deciso di fare un salto nel tempo pianificando lo shooting in due location importantissime: nel cuore della produzione, ad Alessandria, e nella villa storica della famiglia Borsalino. Considerando che sono anche una fan dei loro cappelli, per me è stato un sogno realizzato.

Il tuo lavoro ti permette di viaggiare molto, c’è un luogo che ti ha letteralmente “stregata”?

C’è stato un viaggio per lavoro che mi ha cambiata, ha fatto davvero la differenza nella mia vita: una sfilata sull’Everest che si è guadagnata un posto tra i Guinness World Record, come la Sfilata più alta del mondo. È stato un percorso di quasi un mese intero, tra le varie preparazioni, la camminata per raggiungere il luogo e poi far ritorno. Molto difficile, non tutti siamo arrivati in quota superando il primo campo base a oltre 5600 m, ma proprio per questo è stata una esperienza indimenticabile, competitiva, unica. 

Sicuramente il percorso per arrivare fin qui non è stato sempre facile. Quali sono le difficoltà per una donna che vuole affermarsi in questo settore?

Il percorso non è difficile se si è cariche di pazienza, determinazione e coraggio. Parlo di pazienza perché raramente si inizia con una sfilata di un brand conosciuto. Devi fare tanti casting, scegliere l’agenzia giusta, quella che fa per te, e soprattutto non mollare. Serve determinazione e coraggio per spostarti e trovare la città giusta, che potrebbe essere New York, Milano, Londra o Parigi; questo è fondamentale.

Se invece parliamo di difficoltà come rimanere in forma o nella taglia richiesta, sono del parere che nulla si deve fare soffrendo. Io non sono mai stata a dieta, non tutti siamo nati per essere modelle, cantanti o artiste. Ognuna deve attingere dalle sue qualità e trarne il meglio.

Indubbiamente il tuo sguardo e la tua bellezza incantano. Secondo te sono doti sufficienti per avere successo, o rischiano di mettere in secondo piano altre qualità altrettanto valide?

Grazie mille [NdR ~ sorride], ma assolutamente non basta essere bella, alta o avere uno sguardo “importante”. 

Potrebbero essere elementi richiesti, forse potremmo anche considerarli indispensabili quanto avere una certa taglia. Ma bisogna saperci fare con questo lavoro. Il vestito che metti in una sfilata o in uno shooting, di fatto lo stai “vendendo”. Posando o sfilando devi “convincere” le clienti che quello è il pezzo di abbigliamento perfetto per loro.

Se ce lo concedi, vorremmo chiederti qualche dettaglio della tua vita sentimentale. La storia d’amore con il popolare e talentuoso hair stylist di Milano, Alessandro Gesuita, sembra essere davvero un sogno. Ce ne vuoi parlare?

Parlo volentieri della mia storia d’amore, perché è vero, è speciale. Stiamo insieme da quasi 10 anni e abbiamo detto di sì ben 3 volte. In comune durante il Covid, durante la bellissima festa di matrimonio sulla spiaggia in Puglia e in Serbia, dove abbiamo organizzato il matrimonio per il resto della mia 

famiglia. Ci piace fare tutto insieme, siamo appassionati di barche, viaggi, natura e libertà. Condivido volentieri le sue passioni, che sono la musica e la pesca. La condivisione è un “filo” importante, perché ti permette di apprezzare e godere la vita, anche nelle piccole cose, con la persona che hai scelto 

per sempre. Sono felice. 

Che emozioni hai provato nel diventare mamma? 

È sempre stato un mio sogno diventare mamma. Ora abbiamo una bambina di sei mesi che cresciamo con tanto amore e divertimento. Non nascondo che ci sono giornate più difficili, ma fa parte del “gioco” e noi ce la caviamo molto bene. Lui, essendo già padre di una ragazza ormai di 16 anni, ha le idee chiare riguardo alla crescita e all’educazione, ed io la condivido in pieno.

Come riesci a coniugare il lavoro di modella e il ruolo di mamma?

Diciamo che sto rientrando piano piano, facendo shooting e sfilate a Milano. Ho allattato per sei mesi, quindi Amber doveva essere sempre nelle mie vicinanze. Ora ho voglia di fare anche altro, rimanendo comunque nel settore moda. Di recente ho fatto l’assistente di produzione per alcune sfilate durante la Settimana della moda; talvolta faccio la casting director per i miei clienti storici, quando si tratta di campagne pubblicitarie e lookbook

Tre aggettivi per descrivere il tuo carattere.

Entusiasmo, impulsività, perfezione. 

Ti definiresti più riflessiva o istintiva? E ne vai fiera?

Istintiva, ma non vado molto fiera. Ci vuole sempre un giusto equilibrio, ed è quello a cui aspiro. 

Prima di salutarci, vorremmo chiederti un motto o un concetto a cui ti ispiri da condividere con i nostri lettori.

Ne ho due ai quali tengo molto:

“Tutto quello che vuoi è dall’altra parte della paura” 

“Nulla è facile, niente è impossibile”

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