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Monica ha fatto della sua passione una carriera e della sua carriera una forma di ispirazione. Dai gradoni dello stadio come tifosa, alla conduzione dei programmi sportivi più seguiti in Italia, senza mai perdere l’entusiasmo di chi ama davvero quello che fa. Un volto che ha saputo farsi amare, apprezzare e seguire, ma soprattutto una voce che sa raccontare quello che accade.
Da bambina scriveva che sarebbe diventata giornalista sportiva. Sognava, e lavorava per afferrare quel sogno senza mai smettere di provarci. Con metodo, cuore e quella grinta gentile che oggi è il suo tratto distintivo.

Ciao Monica, grazie per questa intervista. Non possiamo non iniziare dalla tua passione per il calcio, nata sui gradoni dello stadio con tuo nonno e tuo padre. Quanto ha influito quella “grande giornata di festa” nella tua decisione di diventare giornalista sportiva?
Per prima cosa, grazie a voi! È un piacere avervi conosciuto ed essere qui.
Per quanto riguarda la passione per il calcio, devo dire che è la mia più grande compagna di viaggio della vita. Chi l’avrebbe mai detto che quella prima volta allo stadio con papà e nonno avrebbe condizionato così tanto il mio percorso? Ebbene sì, fu amore a prima vista con quello sport; all’epoca non tanto per il gioco in sé, ero troppo piccola per capire realmente di cosa si trattasse. Ma quel clima di festa e divertimento mi rapì così tanto che non riuscii più a farne a meno.
Il master in Giornalismo Sportivo è stato il tuo trampolino di lancio. Qual è stato il momento in cui hai capito che questa era la tua strada?
In realtà ho sempre avuto ben chiaro cosa volessi fare “da grande”. Pensa che già in seconda media scrissi un tema dove dichiaravo che sarei voluta diventare giornalista sportiva e lavorare in tv. Desiderarlo è un conto, riuscirci però è un altro. Ma essendo così forte e lucido il mio desiderio, decisi di intraprendere un percorso di studio mirato per provare a raggiungere quell’obiettivo. Prima Liceo Linguistico, poi Università alla facoltà di Scienze della Comunicazione e dello Spettacolo, poi Master in Giornalismo Sportivo e, dopodiché, tanta tanta tanta gavetta!
Hai iniziato in emittenti locali, poi il 2013 è stato l’anno di SportItalia24; un anno dopo arriva il passaggio a Sky Sport dove sei rimasta due anni e che ti ha visto condurre il Tg di Sky Sport24 e Campo aperto serie B. L’approdo a Mediaset nel 2016 ha segnato poi una svolta importante. Come hai vissuto l’ingresso in Premium Sport e Italia 1?
Decisamente la realizzazione di un sogno. Non nascondo che il mio desiderio da bambina di diventare giornalista e lavorare in tv, sia stato prima ispirato dal calcio e poi fortemente condizionato da Mediaset. Ho sempre guardato tantissima televisione, sono cresciuta proprio con Italia 1 e il telegiornale Studio Sport, che era il punto di riferimento per il calcio in chiaro. Quindi pensare che ora sono lì dove sognavo di essere è davvero bellissimo. A volte ancora mi chiedo come ci sia riuscita partendo da un piccolo paese di provincia. Generalmente sono molto severa con me stessa, ma quando penso a questo il mio cuore e la mia testa mi dicono “brava”.

Hai condotto e curato diverse trasmissioni sportive e non solo. Tu sei giornalista e conduttrice, possiamo dire anche autrice?
Beh, da un certo punto di vista sì. Però ci tengo a sottolineare che, come nello sport, anche la creazione di una puntata di un programma o di un’edizione del telegiornale è un gioco di squadra. Solitamente ci si trova in redazione con i colleghi, si scelgono argomenti, temi, servizi, si scambiano opinioni e si decide una scaletta. Dopodiché, il conduttore ha la responsabilità di “scendere in campo” come piace dire a me, ossia andare in studio e dare al pubblico tutto ciò che il team ha preparato. È una grande responsabilità perché, se è vero che la conduttrice ci mette la faccia, è altrettanto vero che in quel momento sei il “frontman” (o “frontwoman”) di una band che ha lavorato sodo per arrivare alla realizzazione di ciò che viene proposto al pubblico. Nel mio caso comunque, penso di essere anche un po’ un’autrice di me stessa, nel senso che non utilizzo il cosiddetto “gobbo”, dal quale leggere cosa dire o cosa fare; non mi piace essere telecomandata via auricolare da qualcuno che mi impone le domande da fare… So che ormai tante colleghe prediligono questa strada, ma io preferisco ancora dimostrare di essere sostanza e non solo apparenza.
Dal 2021, con Massimo Callegari, sei alla guida di Pressing, e nella stessa estate è partita anche l’avventura a Coppa Italia live. Come ti prepari mentalmente e professionalmente a trasmissioni televisive di quel calibro?
Come dicevo prima, dietro a tutto ciò che va in onda c’è un lavoro di squadra dove ognuno fa la sua parte, anche in termini di ricerca di informazioni; ma per quanto riguarda me, il lavoro è quotidiano e continuo. Cerco di essere sempre informata, leggendo i giornali al mattino per una sorta di rassegna stampa, guardando i telegiornali sportivi anche di altre emittenti, così da avere una visione più ampia. Al giorno d’oggi anche i social network sono d’aiuto, perché ci sono molte pagine dedicate al calcio che hanno un’informazione veloce e costante — anche se da giornalisti, siamo chiamati a non credere a tutto ciò che troviamo, ma a verificare sempre che ciò corrisponda al vero.
Oltre a questo, il giorno delle trasmissioni riassumo tutte le idee in appunti che riguardo prima di andare in onda.

Ma non solo calcio… hai condotto anche Diario del giorno su Rete 4. Come hai vissuto questo passaggio dal mondo dello sport all’attualità? E cosa ti offre di diverso?
È stata una bellissima opportunità e una grandissima sfida per me. Provenendo da un altro mondo non era affatto scontato che fossi in grado: spaziare tra argomenti molto differenti non è mai semplice; una conduttrice può avere attitudine a stare davanti alle telecamere, una giornalista può essere abituata a prepararsi, approfondire questioni e a farsi domande, ma non è sottinteso che riesca su tutti i fronti. Bisogna avere credibilità e passione perché, alla fine, è sempre il pubblico che ha l’ultima parola e io da questo punto di vista sono molto fortunata perché a casa ho tanta gente che mi stima, mi apprezza e che ormai si è affezionata a me. Questa dovrebbe essere la cosa più bella per chi fa il mio lavoro.
Quali difficoltà hai dovuto affrontare per arrivare ai tuoi traguardi nel competitivo mondo del giornalismo sportivo?
La narrazione di questo mondo viene fatta spesso in senso negativo, io invece devo ammettere che è stato faticoso ma è molto più ciò che ho ricevuto in cambio. La parte più difficile è stata fare il passaggio dalle tv locali a quelle nazionali, ma la prima parte di esperienze mi ha portata poi a essere pronta al grande salto. Non nascondo che nel mio percorso ho avuto anche battute d’arresto inaspettate, ma ho imparato che quando qualcuno ti fa cadere non c’è cosa più bella di fargli vedere quanto sei stata brava a rialzarti.
Nel mondo del calcio, un ambiente spesso percepito come maschile, la bellezza è stata per te un aiuto o un ostacolo?
Mi fa molto ridere chi risponde che “la bellezza è un ostacolo”. Trovo sia un’affermazione ipocrita dire che la bellezza non aiuti. La bellezza aiuta eccome! Solo che bisogna saperla “usare” nel modo giusto, senza volgarità; e soprattutto non deve essere l’unico strumento a disposizione per arrivare. Come ho detto precedentemente, alla fine comanda il pubblico e puoi essere bella fin che vuoi, ma se sei solo quello dopo un po’ la gente che ti guarda — e che ti ascolta — si stancherà di te. Io dico sempre che non mi spavento se arriva una ragazza più giovane o più bella di me, mi dovrò preoccupare quando arriverà una più brava. Purtroppo, vedo che però si punta sempre più solo sull’aspetto estetico o su una sovraesposizione sui social che poco ha a che fare col giornalismo. Mi spiace per la categoria, perché trovo sia una brutta pubblicità dato che molte si definiscono giornaliste anche se non sono iscritte all’albo professionale. Finché le mie “concorrenti” sono queste, penso che il pubblico noti le differenze e continui ad apprezzarmi.

Chi è Monica Bertini lontano dalle telecamere, quando si spengono i riflettori?
La mia fortuna è che non ho mai deciso di essere un personaggio ma di restare una persona. Non ho mai recitato copioni o indossato maschere, per cui mi risulta semplice dire che sono la stessa che la gente ha potuto conoscere in televisione, magari senza trucco e con i capelli arruffati, ma sempre la stessa anche lontano dai riflettori. Mi piace aver creato un rapporto sincero col pubblico, quella che conoscono è la persona che sono. Gesticolo, sorrido, a volte mi escono facce strane, per me essere in studio è come essere nel salotto di chi guarda o seduta sul divano a chiacchierare di calcio con chi è sintonizzato. Chi mi conosce da sempre conferma questo. Mi fa molto piacere sentire dire che sono sempre la stessa “Mony”, quella ragazzina sorridente con gli occhi dolci e gentile con tutti.
Puoi svelarci qualche dettaglio della tua vita sentimentale attuale?
Se c’è un aspetto di cui vado molto fiera è quello di non essere una persona accostata al mondo del gossip. Fortunatamente non ho mai avuto bisogno di questi escamotage per far parlare di me… E spero continui così. Dico questo anche perché sono una donna espansiva in generale ma molto riservata nel privato, per cui mi limito a sostenere che al mio fianco c’è un uomo meraviglioso e sono molto felice con lui.
Sicuramente il tuo lavoro ti impegna molto, ma quando riesci a ricavare un po’ di tempo libero a cosa ti piace dedicarti?
Rischio di sembrare monotematica ma nel poco tempo libero amo guardare partite, ovviamente di calcio (e non solo). Poi un po’ di palestra, aperitivi con le amiche, film la sera sul divano. Non sono particolarmente amante dello shopping (nonostante si dica che le donne si rilassino così), io sono più amante dei massaggi. Ecco sì, quando ho tempo preferisco quel tipo di relax.

Un tuo pregio e un tuo difetto.
I pregi preferirei li dicessero gli altri e poi uno è troppo poco dai! Scherzi a parte credo di essere una persona leale, su cui si può fare affidamento e che si fa in quattro per gli altri. Per i difetti vale lo stesso discorso fatto sopra, uno è troppo poco. Ammetto che ultimamente la mia eccessiva emotività mi dà problemi, nel senso che sono molto sensibile, mi commuovo facilmente e non sono brava a farmi scivolare le cose addosso. Non sono brava a fregarmene, diciamo così. Poi sono molto disordinata e non so cucinare… Ma adoro mangiare.
Tenacia, grinta e perseveranza sono parole che ti descrivono. C’è un motto o una frase che ti rappresenta particolarmente e con cui vorresti salutarci?
Per prima cosa vi saluto dandovi l’appuntamento col Mondiale per Club: dal 14 Giugno, per un mese intero, sulle reti Mediaset vi potrete divertire con la prima storica edizione di questa competizione, con le migliori partite della giornata che verranno trasmesse in chiaro, tanti approfondimenti e farò parte con grande orgoglio, ancora una volta, della grande famiglia di SportMediaset.
Riguardo alla frase, non ne ho una in particolare che mi rappresenti quanto un pensiero: io credo tantissimo nel karma e lo definisco il mio migliore amico. Alcune volte nella mia vita o nel mio percorso professionale ho percepito ingiustizie o scorrettezze, e lì per lì mi abbattevo o ci stavo male. Poi il tempo, il saper aspettare e la mia grande pazienza mi hanno confermato che il karma c’è, esiste ed è potentissimo. Le brave persone verranno ripagate; magari ci vorrà un po’ più di tempo del previsto, ma tutto ciò che è destinato a noi arriverà. Per quelle meschine, cattive, scorrette voi non affannatevi… ci pensa il karma!
