giovedì, Febbraio 29, 2024

Mike Flanagan, il nuovo re dell’orrore

Il genere dell’orrore ha sempre esercitato un fascino indiscusso. Per ragioni ignote, milioni di spettatori sono da sempre incollati allo schermo per assistere all’ultimo prodotto da brividi. Se nel ventesimo secolo il maestro indiscusso era Murnau, negli anni ’60 abbiamo visto emergere figure iconiche come Hitchcock, negli anni ’70 abbiamo assistito alla fioritura di maestri dell’orrore nostrani come Dario Argento e internazionali come Friedkin, oggi invece possiamo affermare che un nuovo re merita di indossare la corona insanguinata: Mike Flanagan. Con La caduta della casa degli Usher ha ribadito il proprio dominio, concludendo in modo eclatante la sua collaborazione con Netflix. La serie ha ottenuto un notevole punteggio del 91% dalle recensioni critiche su Rotten Tomatoes, confermandosi tra le più in voga del momento. Anche in questo caso, la trama abbonda di riferimenti a Edgar Allan Poe. Questa trasposizione su vasta scala dei racconti del Maestro del Brivido segna la conclusione della lunga partnership tra Flanagan e la rinomata piattaforma di streaming, una collaborazione che ha resistito per ben sei anni.

Oltre al successo iniziale con l’adattamento del film Il gioco di Gerald dal libro di Stephen King, Flanagan ha continuato a produrre opere seriali prevalentemente di genere horror, spaziando tra thriller psicologici e dimore infestate. È interessante notare che il regista ha iniziato il proprio percorso adattando opere del contemporaneo Re del Terrore per poi, al termine di questa fase, ritornare alle radici, ispirandosi al maestro Edgar Allan Poe. In sei anni Flanagan ha curato cinque programmi televisivi, tutti riconosciuti per la loro qualità e la capacità di instillare paura e inquietudine negli spettatori durante la visione in streaming.

Il gioco di Gerald ha aperto le porte di Netflix a Mike Flanagan, permettendo all’autore di esprimere il suo talento nel genere e la sua affinità con l’orrore alla maniera di Stephen King. Tuttavia, è stato con Hill House che Flanagan ha ottenuto il riconoscimento vero e proprio, confermando un talento narrativo eccezionale nell’ambito dell’orrore contemporaneo. Adattando la trama gotica di Shirley Jackson, Flanagan ha inserito nel progetto una serie di elementi stilistico-psicologici che sono diventati distintivi delle sue opere, creando un prodotto di genere noto non solo per le atmosfere forti, gli intricati e raffinati colpi di scena, i misteri e le citazioni, ma soprattutto per la profondità drammaturgica. Hill House è innanzitutto una storia famigliare di dolore, fantasmi, segreti inconfessati e inquietudine. Rispettando la natura gotico-fiabesca dell’originale, Flanagan ha modernizzato e ambito il racconto, ispirandosi a Edgar Allan Poe e rimanendo fedele al suo amato King. La serie è arricchita da una struttura narrativa complessa, con piani temporali sovrapposti e un cast corale diventato un marchio distintivo di Flanagan, con particolare affetto per l’attrice Carla Cugino. Hill House rappresenta anche il punto in cui il regista ha osato di più in termini di virtuosismo tecnico ed estetico, come dimostrato nell’episodio Due temporali, girato interamente in due piani sequenza misto nativo-digitali alternati tra presente e passato. O ancora, con l’uso di oggetti della medesima scala cromatica o elementi verbali affini, che fungono da trait d’union tra le scene. Senza lo sviluppo di Midnight mass, che esamineremo più avanti, Hill House sarebbe indubbiamente il capolavoro definitivo di Mike Flanagan.

Netflix ha cercato di replicare l’incredibile successo di Hill House con The haunting of Bly Manor, cercando di creare una sorta di saga intorno al marchio “The haunting of…”. Purtroppo, il risultato è stato un po’ deludente rispetto alla qualità della prima serie, anche se comunque non male. La seconda stagione si ispira liberamente al romanzo di Henry James, Il giro di vite, concentrandosi sulle tematiche della coscienza e della moralità. Dopo un inizio intrigante, la serie mostra però un po’ di ripetitività e manca di originalità rispetto alla prima. Il problema principale è che Mike Flanagan è più un produttore dietro le quinte e il suo tocco personale non si vede molto nella scrittura o nella regia degli altri episodi della stagione. The haunting of Bly Manor si muove tra imitazione e compensazione, risultando efficace ma mai al livello di Hill House.

Dal 24 Settembre 2021, su Netflix è uscita Midnight mass. Si distingue notevolmente dalle altre opere di Mike Flanagan per la sua completezza artistica e concettuale. A differenza delle precedenti, questa serie è completamente originale. Flanagan ha creato qualcosa di identitario e autoriale partendo da zero. La qualità del progetto è impressionante, dalla struttura alla scrittura, dalla regia alle interpretazioni, affrontando tematiche filosofico-religiose e arrivando addirittura alla decostruzione del Cristianesimo. Flanagan ha rovesciato il verbo della Bibbia e dei Vangeli per evidenziarne la fallacia umana anziché divina, esponendo vizi, contraddizioni e manipolazioni estreme, metaforizzando il credo come il vampirismo. Concepisce la sua visione attraverso l’influenza di Marx e Nietzsche, attingendo a diverse fonti culturali, da Stephen King a Murnau e Stoker, dando vita a Midnight mass come il suo apice autoriale, attualmente senza rivali.

Con La caduta della casa degli Usher, Mike Flanagan ha concluso la sua collaborazione con Netflix presentando un’opera di grande profondità concettuale. Rispettando la sua distintiva grammatica stilistica, Flanagan ha confermato la sua abilità nel genere e la capacità di esplorare tematiche filosofiche, sociali, economiche, morali e religiose attraverso l’orrore. La serie mantiene l’inconfondibile atmosfera spettrale che caratterizza la filmografia di Flanagan da oltre un decennio. La caduta della casa degli Usher è più di un semplice adattamento di Edgar Allan Poe; è un progetto complesso che va oltre, focalizzandosi sulla distruzione e destrutturazione del capitalismo americano. Flanagan riprende citazioni e riferimenti dalla cultura popolare, dalla serie Succession alla crisi degli oppioidi negli Stati Uniti, dalla biografia di Poe al mistero della sua morte, esplorando la dicotomia tra maestro dell’orrore e poeta romantico. L’opera si presenta come una struttura raffinata e complessa che offre numerosi spunti di riflessione e abilità narrative sorprendenti. Ogni maestro, nella sua epoca ha aggiunto qualcosa al genere dell’orrore, sia essa una silhouette inquietante, l’arte della suspense o una bambina impossessata. 

Poi c’è Mike Flanagan. È un marchio inconfondibile. Non si può spiegare, va vissuto. Dunque, lunga vita al nuovo re.

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