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Cabarettista, imitatore, conduttore radiofonico e televisivo, attore e doppiatore, il popolare comico Max Giusti sta girando l’Italia con il suo nuovo spettacolo Bollicine, scritto e diretto da lui con la collaborazione di Giuliano Rinaldi e realizzato da Lea Production. Abbiamo incontrato il cinquantaseienne talento romano della risata, ospite di seguite trasmissioni come Stasera tutto è possibile, GialappaShow, Che tempo che fa, e conduttore di Boss in incognito nella tappa padovana al Gran Teatro Geox.

Ciao Massimiliano, benvenuto e grazie per questa intervista.
Partiamo con una curiosità sul tuo recente show Bollicine, come mai si chiama così?
In scena mi sento come una bottiglia di champagne, che quando uno la prende in mano per aprirla, si stappa da sola e il tappo non rimane neanche nella gabbietta. L’impatto è fortissimo, si apre il sipario, si comincia a ridere e per due ore è così. Le mie sono confessioni a cuore aperto in un clima di festa a suon di cin cin.
Che temi affronti?
Il mio è uno stile molto diretto, tipico della stand-up comedy. Parlo delle difficoltà che ha un genitore nel cercare di rimanere giovane; i ragazzi hanno cambiato modo di comunicare e utilizzano un linguaggio tutto loro, per noi incomprensibile e che proprio per questo proveremo a tradurre insieme. Passeremo dall’osservare l’utilizzo spasmodico delle sigarette elettroniche ai cantautori attempati, che non si rassegnano a smettere di scrivere canzoni d’amore anche dopo centocinquant’anni. Sul palco sono accompagnato dalla mia band, e la musica è una presenza fondamentale legata alla narrazione; spazia tra diversi generi, dalla trap agli evergreen.
Non mancheranno le tue celebri imitazioni come quella di Cristiano Malgioglio che hai portato di recente anche al Festival di Sanremo…
Il pubblico continua sempre a chiederle e sono stato felice di accontentarlo, anche se nelle serate alterno magari i personaggi. Alessandro Borghese, Aurelio De Laurentis, Pardo, Diego Abatantuono, sono parte di me e voglio bene a tutti, nessuno escluso. Vedo che le mie parodie piacciono ai giovani e diventano virali sui social.
È più difficile ora far ridere la gente?
Le persone si divertono se gli racconti la verità; quando gli spettatori si rivedono in quello che dici la risata va da sé.

Ti aspettavi il successo del tuo nuovo programma su Rai 2, 99 da battere?
Il game-show è stato accolto molto bene sin dalla prima puntata, nonostante sia ben diverso dai soliti, più collaudati e rassicuranti della rete. È accaduto qualcosa di magico che non capita spesso: non sono stato chiamato a condurre un format ideato da altri, ma ho potuto scegliere personalmente come realizzarlo mettendo alla prova la mia creatività.
Oltre a tanto teatro e tv c’è anche il cinema nei tuoi progetti?
È uscito da poco il mio nuovo film, Dicono di te, di Umberto Riccioni Carteni con Paolo Calabresi, Ilaria Spada, Gabriele Corsi e Mauro Coruzzi.
Conosci già Padova?
È la mia prima volta qui in teatro, ma ci sono stato per accompagnare mia nonna in visita a Sant’Antonio; ho un bellissimo rapporto con il Veneto, che da sempre riconosco come una regione importante e operosa.
