lunedì, Settembre 7, 2026

Matteo Turetta 

Presidente OGD Terme e Colli Euganei 

Assessore di Teolo e Consulente in Web Marketing Strategico 

«Mettere a sistema l’essenza storica del termalismo e la giovane vitalità dei Colli Euganei è la nostra forza: è così che Terme e Colli Euganei diventano una destinazione riconoscibile nel mondo.». 

Per te il tema oggi non è aggiungere, ma “mettere a sistema”. Cosa significa concretamente nel tuo incarico di Presidente dell’OGD Terme e Colli Euganei? 

Questo organismo, che oggi rappresento, è un tavolo di concertazione dove pubblico e privato dialogano per la promozione del territorio e del turismo. Mettere a sistema non aggiunge niente che non ci sia già: significa prendere tutte quelle specificità e quelle peculiarità che abbiamo sul territorio, e farle cooperare in sinergia per rendere Terme e Colli Euganei una destinazione riconoscibile. La vera sfida non è tanto la riconoscibilità italiana quanto quella internazionale, dove tramite le OTA* e la promozione online la competizione è apertissima. 

*Online Travel Agency

Qual è stato il primo nodo da affrontare in questo ruolo? 

La prima cosa su cui abbiamo lavorato è stata il dialogo. Nel mondo pubblico ci sono diverse sensibilità e differenze di colore politico che potrebbero portare a un dialogo mancato. In realtà, trovando la giusta dimensione centrata sul territorio si riesce a fare veramente la differenza. La seconda difficoltà è stata stabilire quando e come incontrarsi. Sembra da poco, ma ognuno ha un’agenda piena di impegni. Ci siamo dati l’obiettivo di incontrarci con l’intera assemblea almeno una volta ogni 3-4 mesi, e con la cabina di regia ogni 15-20 giorni. Incontrarsi, faccia a faccia o anche solo online, permette di conoscersi come persone, e di conoscere le peculiarità di ogni ambito: dai pilastri del comparto termale al mondo della natura del Parco Colli (Riserva della Biosfera MAB UNESCO), dall’enogastronomia all’heritage culturale e religioso. Mettere insieme tutti questi attori è l’unico modo per darsi degli obiettivi comuni che portino a una destinazione coesa. 

Nel tuo ruolo hai più volte sottolineato che il turista non vede i confini comunali, piuttosto cerca un’esperienza fluida che attraversa terme, natura e cultura. Come ci si lavora? 

Qui il termalismo dura da tremila anni. Dagli antichi romani alla Venezia dell’epoca d’oro, il turismo da noi è arrivato come una conseguenza del termalismo. Magari le persone non conoscono il singolo comune, ma tutti riconoscono la destinazione delle Terme Euganee. Tanti turisti vengono ad Arquà per la casa del Petrarca, poi quando cercano la cantina o l’agriturismo si muovono nelle vicinanze. Il turista vive un’esperienza continua, ma percepisce come i comuni dialogano attraverso le infrastrutture, dalle strade ai sentieri, 

fino alle indicazioni. Per questo la parte pubblica deve fare sistema: una strada a metà tra due comuni dovrebbe essere asfaltata tutta, non solo la parte di un ente volenteroso. 

E quando si entra nel rapporto con i privati, dove gli interessi sono spesso più marcati, come si mantiene questa visione? 

Il nostro territorio ha un traino termale importante che nasce proprio dall’iniziativa privata. Il settore privato è il motore della destinazione, la sfida è farli muovere nella stessa direzione. Noi, come amministrazione pubblica, dobbiamo saperli ascoltare e guidarli con una strategia comune. Allo stesso tempo, dobbiamo saper chiedere ai privati di avere pazienza quando c’è una norma da rispettare, specie quando sembra solo burocrazia ma è in realtà necessaria per l’efficienza nel lungo tempo. Ormai ci si conosce tutti, bisogna solo riuscire a promuovere le caratteristiche positive di ciascuno e minimizzarne i difetti. 

Quali sono i prossimi passi operativi e le prospettive future per la destinazione Terme e Colli Euganei? 

Ora stiamo raccogliendo i dati per prendere le decisioni in maniera corretta. Grazie al bando Smart Tourism Destination della Regione Veneto, stiamo adottando un approccio data-driven alle scelte strategiche. 

Io sono un grande cultore del concetto che “una persona senza dati è solo un’altra persona con un’opinione”. I dati ci permettono di amministrare attraverso scelte giuste, ben motivate e che possono portare vantaggi concreti nel lungo tempo. 

Riguardo le prospettive, abbiamo un’offerta turistica estremamente matura nel comparto termale che sta evolvendo verso la longevity economy, ovvero l’attenzione alla medicina del benessere e della prevenzione. Questo dovrà viaggiare insieme al sistema Colli Euganei che guarda al turismo lento, al cicloturismo, ai cammini e all’enogastronomia vissuta come esperienza. Unire la destinazione già matura delle terme alla destinazione giovane e in espansione dei Colli Euganei risponde perfettamente all’esigenza del mercato internazionale attuale. 

Ci sono già dei progetti che guardano in questa direzione? 

Da parte della Regione Veneto c’è una convinzione forte: è arrivato il momento per Terme e Colli Euganei di emergere. Stiamo investendo per portare i grandi media internazionali che scrivono di viaggi e dei travel blogger importanti a raccontare il territorio. A me piacerebbe che, grazie alle risorse della Regione, potessero venire qui per raccontare l’esperienza in prima persona. Un altro esempio concreto è la Fiera del Cicloturismo Italiano, che ha stabilito a Padova la sua sede per i prossimi tre anni; spero possa dare uno spazio importante alla nostra destinazione. E in futuro, magari, immagino un grande appuntamento dedicato proprio al mondo della longevity

Come si comunica tutto questo in modo efficace? 

Serve una comunicazione orientata al digitale che non prescinda da quella tradizionale. Bisogna portare il territorio alle persone con lo storytelling: non è soltanto prodotto, ma prodotto associato all’esperienza. Torniamo anche qui al concetto di “mettere a sistema”, in questo caso partendo dalle storie delle persone che vivono il territorio. Bisogna far crescere una cultura interna di “orgoglio euganeo” e allo stesso tempo investire sul capitale umano. La persona all’edicola, il receptionist dell’albergo, l’esperto in cantina, devono tutti saper parlare lo stesso linguaggio. Se non mettiamo queste basi e non iniziamo a raccontarcelo noi per primi, non partiremo mai. 

Veniamo al tuo percorso: tu parli di “traiettoria” anziché di biografia. Da dove nasce questa traiettoria e come è stata influenzata dai tuoi inizi? 

Online spesso si parla di biografia, che alla fine è solo un racconto di quello che si è fatto senza dire dove si vuole andare. Secondo me la biografia deve essere un viaggio, e ogni viaggio per definizione deve avere una meta. Non necessariamente definita nel tempo e nel luogo: può essere una traiettoria astratta a cui puntare, una sorta di reason why che muove le proprie azioni. 

La mia traiettoria è iniziata nel volontariato, tra l’associazionismo parrocchiale e l’educazione dei ragazzi. Lì impari una cosa fondamentale: ascoltare le esigenze degli altri prima di tracciare una linea comune. Spesso, quando si raggiungono ruoli di vertice, presi dalla foga e dalla responsabilità, si parte subito in quinta con le proprie idee e difficilmente ci si ferma ad ascoltare. Io sto cercando di fare il contrario. In quanto presidente sono la sintesi di un sistema, e come tale non posso portare solo la mia idea, devo essere la sintesi delle idee di tutti. 

Guardando proprio a questa traiettoria, cosa vorresti aver lasciato al territorio al termine dell’incarico? 

Una prospettiva. Oggi stiamo tracciando una strategia che possa portare beneficio nel medio-lungo tempo. So bene che non posso essere io a raccogliere tutti i frutti di questo lavoro, ma vorrei vedere qualcuno dopo di me che li raccolga. Come amministratore pubblico non mi interessa portare ricchezza solo nell’immediato, ma far sì che il territorio, a fianco a queste strategie, inizi a crescere in prospettiva di ricchezza e benessere delle prossime generazioni. 

Chiudiamo con la firma di questa intervista. Oggi, che cosa significa avere successo? 

Significa accettare le proprie caratteristiche, pregi e difetti, e poi metterli a sistema esattamente come si fa con qualunque progetto. Credo sia la prospettiva giusta per la propria realizzazione. Questo vale per me come persona e per me come presidente. Ma vale anche per un organismo, che ha prospettive di crescita solo se riconosce i propri limiti e li fa diventare dei punti di forza su cui lavorare. E vale per un territorio, che ha punti dolenti da migliorare e fattori positivi su cui premere l’acceleratore. Quindi che cosa significa avere successo? Saper riconoscere quello che si è e allo stesso tempo far sì che i propri limiti siano l’origine di nuovi punti di forza. 

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