Dirigente del Gruppo Radiofonico Veneto Radio Stereocittà, Radio Gemini, Radio Café, Radio Italia 1; canali televisivi CafeTv24, FriuliTv24
«Siamo locali ma con una finestra verso il mondo, e questo ci dà tante opportunità».
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Ben trovato Massimo, è un vero piacere averti qui. Iniziamo con un po’ di storia. Come è nata la tua passione per la radio e come ha dato vita alla tua carriera?
La mia passione è cominciata in tenerissima età, ero solo un adolescente. Con un gruppo di amici, intorno ai 15 anni, abbiamo realizzato il nostro primo trasmettitore. Parliamo di un lavoro del doposcuola degli anni ’70, in un mondo completamente diverso rispetto a quello di oggi. Siamo partiti da lì, carichi di entusiasmo, e in poco tempo abbiamo avviato una radio tutta nostra. Certo, all’inizio era “pirata”, ma poi è diventata ufficialmente una delle nuove radio libere.
Poi cosa è successo?
In cinquant’anni di attività di cose ne sono successe tante. Da quell’istante, in cui ho avviato la prima radio con gli amici, è partita una macchina inarrestabile. Grazie al supporto della famiglia, la radio è diventata un’attività di impresa e nel tempo è cresciuta fino a diventare quella che è oggi. Durante la mia carriera posso anche dire di aver realizzato un sogno personale, quello di trasmettere attraverso Radio Rai, negli anni ’80, con l’apertura di RaiStereoUno a Roma. Con alcuni amici editori abbiamo creato un’agenzia di stampa, sempre a Roma, per generare contenuti e servizi poi distribuiti nei TgR di tutta Italia.
Negli anni ’90, con mio fratello Sandro ho fondato un’azienda specializzata nell’installazione di ponti radio, broadcast e telefonia. Ci sarebbe ancora tanto da dire, ne ho vissute di esperienze.
E come è nata la Tecnoway, l’azienda fondata con tuo fratello?
È nata con la costruzione di un primo ripetitore sui Colli Euganei. Quando io e Sandro ci siamo accorti di essere abbastanza bravi, con l’aiuto di alcuni ingegneri abbiamo fatto squadra e ci siamo specializzati in questo tipo di realizzazioni tecnologiche. Siamo stati coinvolti in molti progetti importanti; una nuova antenna per il Vaticano, a Dubai per la radio dello sceicco, in Africa per l’installazione di parabole satellitari di trasmissione. Poi ci sono stati lavori con Radio Monte Carlo, alle Canarie, in Pakistan… Possiamo dire di aver lavorato ovunque, e non ci fermiamo qua.
Tornando alla radio, ne avete fatta di strada. Come si è trasformata nel tempo?
Sono sempre stato il direttore della radio sin dall’inizio, quindi l’ho seguita in tutta la sua crescita. Ha cambiato nome, è evoluta per stare al passo con i tempi, ha amplificato la sua grandezza. Sono trascorsi cinquant’anni e ora le radio sono diventate quattro, più una televisione con due canali e tutta l’attività dei portali web.
Raccontaci delle tue radio.
Partiamo da Radio Stereocittà, sotto la guida di Simone Baldo, nuovo direttore dal primo Settembre. “Muove la musica” è il claim, perché è sempre“up”: tanti generi musicali, attiva giorno e notte con il suo stile che definirei “effervescente”; ti smuove la giornata.
Radio Gemini, “The big one”, stile oldies, trasmette tutti i grandi successi degli ultimi trent’anni; è guidata da Andrea Cecchinato e Simone Canova.
Radio Café, “L’aroma della buona musica”, butta l’occhio ai grandi successi di soul music, jazz, quel genere musicale molto chic. Propone anche voci importanti, per esempio Barry Mason con le sue interviste a politici e professori; veloci e incisive, perché oggi la radio è un mezzo snello.
E poi c’è una radio che fa solo musica italiana, Radio Italia 1, ora con il claim “Italiana, senza parole”, perché è senza speaker. Sta avendo un rapido successo su TikTok, con oltre 20.000 follower e circa mezzo milione di visualizzazioni solo nell’ultimo anno.
Per quanto riguarda la tv?
C’è CafeTv24 dedicata al territorio Veneto-Lombardia, e FriuliTv24 per il Friuli-Venezia Giulia. Si occupano di attività locale, quindi notiziari, servizi speciali, interviste, iniziative, aziende, tutto quello che valorizza il territorio. Siamo dotati di un app compatibile con smartphone, computer e televisori di nuova generazione, affinché il nostro pubblico possa raggiungerci ovunque, anche dove non arriva il segnale d’antenna.
A tal proposito, quali sono le sfide tecnologiche che una radio deve affrontare nel mondo attuale?
Come abbiamo già affrontato la sfida della tv digitale, ora è il momento della radio digitale, da non confondere con lo streaming. Si tratta della radio Dab+, un sistema a bordo delle auto di nuova generazione (dal 2020). In breve, il Dab+ ti permette di ascoltare la radio con un segnale digitale anziché da antenna analogica, quindi ha un suono più nitido, soprattutto in zone con segnale debole. Una tecnologia che ci ha permesso di coprire un territorio più vasto, compresa Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Trentino. La trasmissione classica in Fm [NdR ~ in modulazione di frequenza] in Europa si sta pian piano spegnendo anche per motivi “green”: il Dab+ salvaguarda l’ambiente, meno elettromagnetismo, potenze ridotte, ma ha un suono perfetto.
Come vedi il futuro della radio?
Per la radio non c’è storia: rimarrà sempre a bordo delle auto, e grazie ai nuovi sistemi digitali tipo Alexa e altre innovazioni tecnologiche, sarà sempre presente anche nelle case e negli uffici. Noi per esempio siamo ovunque, su Alexa come sui vari aggregatori mondiali. Io dico sempre “siamo locali ma con una finestra verso il mondo”, e questo ci dà tante opportunità; ci permette di capire esattamente la globalizzazione, perché è a quella che sono proiettati i nuovi sistemi digitali.
… E della televisione?
La televisione sempre più velocemente verrà inglobata nella rete. Non ci sarà più l’antenna fuori casa, ma il televisore sarà connesso come ora siamo connessi ad Alexa per ascoltare la radio. La televisione deve essere presente in mobilità, negli smartphone, nei tablet, nei televisori, ovunque siamo dobbiamo avere questa possibilità. Chi non segue questa strada con prontezza rischia di essere buttato fuori dal mercato. Bisogna saper cogliere i segnali: chi avrebbe mai pensato che Netflix, una televisione connessa, potesse modificare così pesantemente e velocemente le abitudini degli italiani?
Cosa rende “unica” la radio?
Dirigere la radio è come un lavoro artigiano. Ogni giorno io e gli station manager ci incontriamo per immaginare quello che il pubblico vorrebbe. Lanciamo idee, progettiamo e realizziamo insieme a tutto il nostro team. È un lavoro costante, metodico, duro. Ma noi dobbiamo realizzare qualcosa che stimoli sempre di più la fantasia di chi ci ascolta, perché quella è la nostra missione. La radio non si vede, la radio si ascolta e proprio per questo a volte dà sensazioni molto più intense. Permette di completare l’ascolto con la propria immaginazione e con la propria esperienza personale. La radio crea fantasia.
Cosa diresti ai giovani che sognano di lavorare in radio?
Di suonare alla porta delle radio, perché per farla bisogna viverla sulla pelle. Io auspico che i giovani abbiano la tendenza di scoprire questo mondo come mezzo di sensazioni positive, divertimento, senso di comunità: io e i miei amici iniziammo perché ci sentivamo incompresi, sfruttati, ma carichi di entusiasmo, proprio come i giovani d’oggi. Quindi sì, i giovani devono suonare i campanelli, “rompere” le scatole alle porte delle radio, perché difficilmente troveranno la porta chiusa. E so di parlare anche a nome di altri direttori.
Grazie per averci dedicato questa intervista. Concludiamo con la nostra domanda chiave: cos’è il successo per te e cosa bisogna fare per raggiungerlo?
Le persone sono l’elemento basilare. Nel mio caso, la radio è fatta di persone che credono in un progetto. Che sia una radio italiana, di rock, o di qualsiasi altro genere, le persone devono essere guidate da una convinzione che si sposa con il progetto fino in fondo.
Per me il successo è proprio la coesione di tutti per uno scopo comune. Un’idea è vincente solo se tutti ci credono. Ogni figura è legata all’altra, non ce n’è una che primeggia. Nella radio, e in ogni altra attività, è come far parte di una squadra di calcio: c’è il portiere come ultimo uomo, ma se la difesa e gli altri in campo non sono lì a supportarlo, la palla prima o poi finisce in rete e la squadra perde. Si vince solo uniti.
