Non capita spesso che una mostra d’arte contemporanea riesca a entrare con naturalezza dentro uno dei luoghi simbolo della pittura veneziana. Eppure è proprio ciò che accade con Transforming Energy, il progetto di Marina Abramović alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Le sale del museo, abituate ai capolavori di Bellini, Giorgione e Tiziano, accolgono oggi il lavoro di un’artista che ha fatto del corpo, della presenza e della relazione con il pubblico il centro della propria ricerca. Il risultato è un incontro sorprendente tra passato e presente, tra la spiritualità della grande pittura veneziana e una delle figure più radicali della ricerca artistica contemporanea: una mostra che incuriosisce, spiazza e invita a guardare l’arte in modo diverso.
Nata a Belgrado nel 1946, Marina Abramović è considerata una delle artiste più influenti degli ultimi decenni e la figura che più di ogni altra ha reso celebre la performance art, il linguaggio artistico che utilizza il corpo come mezzo espressivo. Fin dagli anni Settanta le sue opere hanno messo al centro temi come il limite fisico, la resistenza mentale, il dolore, la fiducia e il rapporto con il pubblico. Le sue performance sono diventate iconiche proprio perché capaci di superare l’idea tradizionale di opera d’arte.
In lavori storici come Rhythm 0, del 1974, Abramović si offrì completamente passiva agli spettatori, lasciando che fossero loro a decidere come interagire con lei. Un esperimento radicale che trasformò il pubblico da semplice osservatore a parte attiva dell’opera. Decenni dopo, con The Artist is Present al MoMA di New York, migliaia di persone si misero in fila per sedersi di fronte a lei in silenzio, partecipando a un’esperienza intensa e quasi meditativa.
Presentata in occasione della 61a Biennale di Venezia e curata da Shai Baitel, Direttore Artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con l’artista, Transforming Energy ripercorre alcuni momenti fondamentali del lavoro di Abramović, creando un dialogo continuo tra la sua ricerca radicale e gli spazi storici delle Gallerie dell’Accademia. È proprio nel confronto con la tradizione veneziana che la mostra trova alcuni dei suoi momenti più intensi: emblematico è l’allestimento di Pietà (with Ulay) (1983), messa in relazione diretta con la celebre Pietà di Tiziano (circa 1975-76), l’ultimo capolavoro dell’artista, terminato da Palma il Giovane.

Il percorso alterna video, fotografie, installazioni e rielaborazioni delle performance più celebri, costruendo un’esperienza immersiva che accompagna il visitatore dentro il mondo dell’artista. Tra le opere più forti presenti in mostra emerge Balkan Baroque, il lavoro con cui l’artista vinse il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1997. Un’opera nata come riflessione sulla guerra nei Balcani e ancora oggi capace di colpire per la sua potenza visiva ed emotiva.
Accanto ai lavori storici trovano spazio anche i celebri Transitory Objects, strutture pensate per invitare il pubblico a rallentare, concentrarsi e vivere l’arte come esperienza fisica oltre che visiva.Più che una semplice retrospettiva, Transforming Energy è un invito a fermarsi e a vivere il museo in modo diverso. Marina Abramović non chiede soltanto di guardare le sue opere: chiede presenza, attenzione, tempo.
Ed è forse proprio questa la ragione per cui la mostra riesce a lasciare qualcosa anche dopo la visita, accompagnando il pubblico ben oltre le sale delle Gallerie dell’Accademia. Transforming Energy Dove: Gallerie dell’Accademia, VeneziaMarina Abramović
Quando: 6 Maggio – 18 Ottobre 2026
Orari: Dal martedì alla domenica dalle 9 alle 18
Biglietti: intero 15 €, riduzioni disponibili

