giovedì, Febbraio 29, 2024

Marcel Duchamp. L’arte della copia

«Distinguere il vero dal falso, così come l’imitazione dalla copia, è una questione tecnica del tutto idiota».
Marcel Duchamp

Artista geniale e ironico, Marcel Duchamp è stato colui che più di ogni altro ha messo in discussione la definizione stessa di “opera d’arte” attraverso operazioni artistiche dissacratorie e anticonvenzionali.

La mostra Marcel Duchamp e la seduzione della copiain corso alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia ci permette di parlare di questo artista da una prospettiva davvero interessante: grazie a Duchamp, infatti, a partire dal Novecento il concetto di “copia” assume un significato nuovo perché, per la prima volta, copia e originale vengono concepite allo stesso modo, come se fossero uguali.

L’artista francese lavora per appropriazione, moltiplicando le sue stesse creazioni senza attribuire loro alcuna gerarchia, variandone anche materiali e dimensioni e replicandole in edizioni limitate.

Non stupisce che proprio la grande collezionista americana Peggy Guggenheim abbia acquistato il primo esemplare della sua Scatola in valigia (1935-41), opera costituita da un bagaglio di riproduzioni e miniature. 

Quando “l’ultima dogaressa” inizia a raccogliere opere di artisti per la sua collezionechiede consigli per l’organizzazione delle prime mostre proprio a Duchamp: “devo a lui la mia introduzione nel mondo dell’arte moderna” scrive Peggy nella sua biografia, aggiungendo anche “non so come avrei fatto senza di lui. Mi educò completamente, perché io non sapevo la differenza tra Surrealismo, Cubismo e Arte Astratta”.

Michael Biasi

Senza Marcel Duchamp – potremmo dire – l’arte del Novecento, così come la conosciamo oggi, non esisterebbe. Tra gli artisti più eclettici del XX secolo, egli ha ridefinito i concetti di “arte” e di “artista” compiendo gesti semplici ma al contempo di enorme significato, costringendo perfino il mondo della critica a cambiare prospettiva. La grandiosità di Duchamp sta forse nell’uso che egli ha saputo fare della propria ironia, la stessa che lo indusse a inventare pseudonimi per firmare le opere, negando così la propria identità e sfidando la comunità accademica della sua epoca.

A suscitare maggior scalpore fu l’introduzione del concetto di riproducibilità dell’opera, a scapito dell’idea che questa fosse unica e irripetibile.

Seguendo il fil rouge della copia, il museo veneziano propone per la prima volta una mostra personale dell’artista francese presentando circa una sessantina di opere realizzate tra il 1911 e il 1968 provenienti non solo dalla Collezione Guggenheim ma anche da altre prestigiose istituzioni museali italiane e statunitensi. La mostra è arricchita con opere di un’importante raccolta privata veneziana, quella di Attilio Codognato, lungimirante collezionista che già negli anni Settanta si è interessato alla produzione del maestro francese. 

Tra i massimi esperti dell’arte di Duchamp, il curatore della mostra, Paul B. Franklin, ci conduce in uno straordinario percorso il cui fulcro è costituito dalla Scatola in una valigia, capolavoro dell’artista che la mecenate americana acquistò nel 1941, includendo così nella sua collezione un vero e proprio “museo portatile”. 

Nello spazio espositivo lagunare un’intera sezione multimediale è stata dedicata all’intervento di conservazione condotto dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze proprio su questa importante opera. Questo approfondimento scientifico e didattico ci permette di conoscere da vicino il mondo della conservazione e del restauro d’arte, svelandoci inoltre la molteplicità di materiali che Duchamp ha adoperato per creare questa icona della storia dell’arte del XX secolo.

“Credo che Duchamp nel XX secolo abbia aperto alla possibilità per gli artisti di fare le cose in modo differente e di fidarsi di se stessi. Duchamp non ha mai giudicato niente e nessuno e se abbiamo qualcosa da imparare da lui è che non dobbiamo giudicare”. Paul B. Franklin 

Una curiosità su Marcel Duchamp

Duchamp fu un grande scacchista, giudicato tra i più forti giocatori francesi della prima metà del ’900. Egli coltivò la passione per gli scacchi sin da ragazzo e negli anni prese parte anche a importanti tornei. Durante le Olimpiadi del 1930 ad Amburgo pareggiò con il campione americano Frank Marshall e nel 1933, a Parigi, vinse il torneo battendo il campione del mondo Eugene Znosko-Borovsky. 

«Sono stato in stretto contatto con artisti e con giocatori di scacchi e sono arrivato alla conclusione personale che mentre non tutti gli artisti sono giocatori, tutti i giocatori di scacchi sono artisti». 

Marcel Duchamp

Marcel Duchamp e la seduzione della copia 

A cura di Paul B. Franklin

14 Ottobre 2023 – 18 Marzo 2024 

Collezione Peggy Guggenheim – Venezia

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