martedì, Ottobre 13, 2026

LUDMILLA RADCHENKO

Ci sono interviste che nascono per mera attività giornalistica e altre che somigliano a una conversazione da buoni amici, senza che nessuno dei due si accorga di questo. Quando ho incontrato Ludmilla Radchenko, l’intenzione iniziale era quella di fare il punto sui suoi trascorsi professionali (ex modella, ex attrice, ex personaggio televisivo, ecc.). Con Ludmilla però è impossibile rimanere in superficie: la sua energia non te lo permette. Lei ha la fortuna di possedere quella capacità tipica di chi ha attraversato tempeste profonde, riuscendo a guardarti negli occhi senza filtri, sgretolando in pochi secondi la distanza formale tra intervistatore e intervistato. 

Quella che segue non è una serie di domande e risposte precedentemente concordate, ma una viva narrazione dell’incontro tra due persone che si pesano all’istante, scelgono di stimarsi e abbandonano subito la preoccupazione di sfiorare tasti anche delicati.

RADICI&CICATRICI – In occasione di questa intervista, ho cercato di immaginare la nostra conversazione. Ho pensato a quella giovanissima ragazza giunta in Italia tanti anni fa, proveniente dalla lontana e fredda Siberia. Ti ho immaginata ad impegnarti per crescere, senza “bruciarti” in un mondo (quello dello spettacolo*) pieno di trabocchetti e con dinamiche completamente diverse dalla giovane esperienza di vita che a quel tempo indossavi. Se ti guardi indietro oggi, cosa vedi?

(Sorride, fa una pausa e si sistema un ciuffo di capelli, mentre lo sguardo le si addolcisce) … Vedo una ragazza che ha avuto un coraggio sfrontato, quasi incosciente. Sai Stefano, la Siberia ti tempra dentro. Non è solo una questione di clima, è una forma mentis: ti insegna che per sopravvivere devi muoverti, devi costruire. Quando sono arrivata in Italia, ero piena di sogni ma anche assolutamente priva di protezioni. L’Italia mi ha adottata, mi ha dato la formazione, mi ha regalato l’amore più importante della mia vita ad oggi, persino mi ha donato quel piccolo successo televisivo che tanto mi ha aiutato a crescere. L’educazione e la fame di vita però, quelle provengono da dove sono nata.

A proposito di Italia e di amori… Impossibile non parlare di una fase che ha segnato quasi due decenni della tua vita. La storia con Matteo Viviani (noto personaggio televisivo delle “Iene”), una famiglia bellissima, due splendidi figli: prima Eva, poi Nikita; infine la recente scelta di separarvi, di riorganizzare tutto. Spesso i giornali cercano il dramma a tutti i costi, l’accanimento o la speculazione, ma da quanto mi hai raccontato percepisco invece tra voi molto rispetto reciproco ed una matura complicità. Com’è stato davvero attraversare quel momento?

(La voce si abbassa leggermente, il tono si fa più delicato, quasi confidenziale) Non è stato facile, per niente. Quando chiudi una storia così lunga ed importante non stai solo chiudendo un matrimonio, stai ridefinendo la tua identità. Ma tra me e Matteo ci piace pensare ad un patto morale implicito: l’amore può anche mutare di forma, ma non morirà mai tra noi. Entrambi abbiamo sempre mantenuto la nostra indipendenza economica e professionale, e questo con buona pace di chi crede alla volgarità dei falsi pettegolezzi, ci ha salvati dalla rabbia e terrà per sempre tra noi, un filo indissolubile. I nostri figli, Eva e Nikita (gli occhi le si illuminano e la voce tradisce un pizzico di commozione )… loro sono la nostra priorità assoluta. Hanno capito entrambi che due genitori felici ma divisi tra loro, sono infinitamente meglio di due genitori risolti solo a metà che vivono sotto lo stesso tetto. Certo, la solitudine spaventa tutti. Germoglia un particolare senso di colpa quando ti allontani o quando ti trovi a “rinascere”, nel mio caso per la terza volta nella stessa vita. Pensieri che all’inizio ti mordono le viscere alla notte, ma incredibilmente, è proprio in quel vuoto che sono riuscita a ritrovare la mia forza.

In questa tua ricerca, si inserisce anche la scelta di Dubai. In molti in Italia avranno pensato o potrebbero pensare alla classica fuga o se preferisci ad una scorciatoia per dribblare le tue responsabilità. Tuttavia io non lo credo. La sensazione che mi hai trasmesso sin da subito è quella di una donna per la quale non esistono scorciatoie. Che cos’è quindi Dubai per una donna che è giunta oggi alla sua terza rinascita?

Non è mai stata una fuga e ti confesso che mi crea dolore pensare che ci siano persone che possano aver tradotto in questo modo la mia decisione. Milano e l’Italia mi hanno dato tutto, ma a un certo punto ho sentito di aver toccato un soffitto in cristallo. Sono da sempre un’anima in volo per spazi aperti. Cercavo uno posto senza pregiudizi, un luogo   dove nessuno mi guardasse dicendo: «Ah sì, è la Radchenko della TV che adesso si è messa a dipingere». L’Arte però è una chiamata, non è una assunzione nell’ambito di una nuova professione. A Dubai sono ripartita da zero in tutto. Nessuno come tutti sappiamo ti regala niente. Ottenere il Golden Visa per la Cultura è stato per me una conferma enorme, perché è arrivato esclusivamente grazie al mio curriculum artistico, alle oltre ottocento opere già realizzate e in larga parte già vendute in tutto il mondo, in sintesi grazie al valore reale delle mie fatiche artistiche.

Posso facilmente immaginare i tuoi primi mesi a Dubai. Lontana dalla tua famiglia, con il peso della solitudine. Prima però mi accennavi circa la sensazione di sicurezza che offre questa metropoli, che ti ha garantito anche una utile sensazione di serenità, vero?

È una città dai contrasti fortissimi. In questa città ti senti davvero al sicuro, puoi camminare da sola alle tre di notte e percepisci una serenità sociale rara. Ma dal punto di vista artistico ed emotivo è stata una sfida enorme. In Italia ero abituata a una provocazione diretta. A Dubai le regole culturali sono diverse, più severe. Ho dovuto quindi compiere una vera e propria metamorfosi: ho trasformato la mia natura estremamente ribelle, in quella che oggi amo definire una “ribellione garbata”. Ho imparato che posso dire le stesse cose ma indossando dei veli più raffinati, con una comunicazione visiva che rispetta il luogo ma non rinuncia alla propria forza critica.

L’ARTISTA, IL BRAND E IL SOGNO AMBIZIOSO. La Pop Art come racconto di vita. Entriamo nel vivo del tuo mondo. Spesso si usa la parola “artista” con molta leggerezza. Tu invece hai una produzione davvero significativa, in Veneto hai esposto ad Arte Padova, sei stata alla Biennale di Venezia, le tue opere sono entrate nelle abitazioni di noti imprenditori, famosi piloti di Formula 1 e Moto GP ed altri VIP, come spiegheresti adesso a chi non ti conosce ancora, cosa c’è dietro la tua Pop Art narrativa?

(Si sporge in avanti, le mani iniziano a muoversi veloci nell’aria, come se stesse componendo una tela invisibile) La mia arte è un diario senza filtri. Uso i collage, le sovrapposizioni, immagini e oggetti, ritagli della nostra società, un po’ di tutto per creare storie. Non mi basta fare quadri semplicemente “belli”. Vorrei che le persone si fermassero a dare la propria interpretazione. È impegnativo ma anche la critica sociale ci aiuta a crescere interiormente e quindi artisticamente.

Prima mi accennavi ad una tua recente serie pittorica cosiddetta delle sette tigri: “The Wings of Power”.

“Wings of Power” trova ispirazione a Dubai per raccontare quelle rare volte nella vita in cui riusciamo a scegliere liberamente di fare qualcosa. Sono opere che scaturiscono direttamente dai miei sensi di colpa: come madre e come donna che ha lasciato una vita comoda sotto ogni aspetto, per inseguire la propria direzione. Ho voluto fermarmi ad affrontare i miei demoni e tradurli su tela. Ogni opera racconta uno dei sette peccati capitali e lascia che da ognuno possano nascere un paio di ali. L’intima narrazione di questo progetto artistico, vuole esprimere che “ogni oscurità porta con sé il proprio opposto, ed è proprio lì, dove luce e ombra si incontrano, che nasce la vera forza. Queste ali non rappresentano l’innocenza ma la guarigione. Fissano il momento in cui una ferita si trasforma in potere e una caduta si trasforma in occasione di rinascita. – Wings of Power – diventa un invito ad abbracciare le nostre contraddizioni per scoprire che quello  che culturalmente ci hanno educato a nascondere, può invece insegnarci finalmente a volare”. 

Il Brand “FullArt FACTORY©” e la contaminazione con l’Art-to-Wear. Ecco la tua ennesima intuizione artistica. Declinandolo dal termine francese “Foulard” tu realizzi il marchio “Full Art”, trasformando un semplice accessorio di moda in un manifesto ricco di significato ed energia artistica, capace di girare nel mondo con una trasversalità assoluta tra Arte e Business. C’è una cosa che traspare subito di te: non hai quel pudore ipocrita che molti artisti nutrono verso il denaro e il Mercato. Tu parli liberamente di monetizzazione, di numeri, di collaborazioni con visione anche imprenditoriale, tipo i tuoi recenti collegamenti   con alcuni noti brand di cucine e più in generale di arredo.

Credo sia giunta l’epoca in cui l’arte non dovrebbe più rimanere chiusa in una stanza buia a prendere polvere in attesa che un gallerista si accorga di te. Il concetto di “artista maledetto e povero” è un mito romantico ma superato. Io ho creato il brand FullArt FACTORY® proprio con questa idea: portare l’arte attraverso ogni tipo di percorso creativo. Ecco che l’oggetto si trasforma da semplice accessorio (nella moda come in ogni altro settore), ad un opera d’arte stampata su tessuti pregiati che la gente può esibire in giro. I miei foulards, ormai chiamati FullArt – pieno d’arte, sono diventati un veicolo incredibile, un progetto tutto mio in grado di generare ottimi profitti e contemporaneamente veicolare il mio messaggio ovunque; e quando ho visto un mio quadro trasformarsi in un elemento di design per una cucina di lusso, ho capito che la vera rivoluzione è la capacità di creare contaminazioni. Infatti ora sto sviluppando un progetto artistico per il brand italiano: Extra Outdoor Experience. 

La tua terza rinascita dunque lascia intravedere una grande aspirazione rivolta a diventare una Art Promoter. Ludmilla, siamo quasi alla fine di questo incontro, ma so che questo tuo nuovo ruolo, ora è diventato il tuo chiodo fisso in testa, su cui vorresti spendere più di qualche parola. Un sogno che ti fa brillare gli occhi quando ci pensi.

(Ludmilla ride, ma il suo sguardo si fa chirurgico ed estremamente focalizzato) Mi hai letto nel pensiero, bravo. E’ la missione a cui mi voglio ostinatamente dedicare per almeno i prossimi dieci anni. Durante il mio percorso ho incontrato centinaia di artisti straordinari dei più disparati generi, gente con un talento reale, puro e cristallino, ma quasi del tutto incapace di comunicare, di vendere, di posizionarsi sul Mercato. Alla fine molti tra loro finiscono per mollare o peggio per farsi sfruttare. Io non voglio essere una “mecenate” nel senso classico della parola ma tenterò di profondere ogni mia energia dei prossimi anni, per diventare una qualificata Art Promoter.

In concreto come dovrebbe articolarsi questo sistema che vuoi realizzare?

Voglio costruire un ecosistema di tante varie discipline capace di connettere pittori, designer, creativi della moda, ma anche esperti nel campo del benessere, yoga, terapie artistiche. Vorrei realizzare una rete in grado di far fluire l’energia creativa tutelandone anche il valore economico reale. Il mio obiettivo è a lungo termine ma ho già iniziato a lavorarci concretamente partendo da qui, a Dubai. Voglio concretizzare l’apertura di questo spazio, un vero e proprio “hub” creativo multi-disciplinare, una sorta di galleria d’arte interattiva ma soprattutto un laboratorio di idee che possa diventare un modello replicabile successivamente nelle principali capitali del mondo, un genere di franchising di genialità artistiche più differenti. Un network in cui la creatività non debba più vivere nel complicato equilibrio tra l’anonimato e lo sfruttamento economico. Questo Hub vorrei che diventasse la loro casa e la loro voce.

È una visione immensa e molto impegnativa Ludmilla. Una delicata congiunzione universale nata da una scintilla che unisce la tua storia di donna che si è costruita da sola, la tua sensibilità artistica e la tua pragmatica intelligenza imprenditoriale.

(ora si è alzata in piedi e si rilassa appoggiandosi di schiena alla parete, guardandomi con un sorriso che tradisce una forma di gratitudine) È l’unica cosa che voglio davvero, Stefano. Oggi sono stata dalla parrucchiera, ho scelto di tornare al colore di capelli delle mie origini. Mi sono dimessa ufficialmente da “bionda”, con tutto ciò che la metafora potrebbe suggerire. Voglio dimostrare che una donna sola, un’emigrata, un’ex figura televisiva può smontare ogni pregiudizio e costruire qualcosa che crescerà davvero nel tempo per sé e per gli altri. Cercherò di tracciare quel solco su cui spero tanto che altri dopo di me proseguiranno a definire. Non ho più tempo per le mezze misure o per le paure mentali. In realtà non sono mai sola: ho la mia arte, ho i miei figli, ho la mia libertà. Il resto è tutto da dipingere nel proseguo della mia vita.

(Riflessione finale a taccuino chiuso):

Ci salutiamo, ed io rimango qualche minuto da solo al tavolo a riordinarmi gli appunti. La sensazione che ti lascia addosso Ludmilla Radchenko non è quella di un personaggio che racconta i suoi successi, ma quella di una donna guerriera, moderna e sofisticata. Una persona che si è impreziosita attraverso ogni strappo della sua vita: dalla Siberia all’Italia (la sua seconda Patria), ed ora alla coraggiosa rinuncia di tutta quella comfort zone che le offriva Milano e la sua popolarità, con la decisione di trasferirsi a Dubai. Ancora di più: la recente conclusione di una grande storia d’amore, la fatica di farsi accreditare come artista, smarcandosi dalla sua bellezza esteriore e dai suoi ruoli di ex modella ed ex personaggio dello spettacolo, oltre a tante altre battaglie interiori che richiederebbero una seconda intervista. Questo è probabilmente il pigmento con cui comunica attraverso le sue opere. Non c’è niente di artefatto in lei. C’è solo una spinta ad andare avanti, costante, feroce e contemporaneamente bellissima. Ho la nitida certezza che delle visioni di questa donna complessa, sentiremo parlare ancora a lungo.

Stefano Cannas il 10/13 agosto 2026 ©

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