sabato, Settembre 5, 2026

Loris Bonamassa

Sleep Coach & Sleep Manager

La cultura del sonno: dagli atleti d’élite, ai leader, alla vita di ogni giorno.

«La tua giornata non inizia quando suona la sveglia: quando ti alzi, sei il risultato delle tue otto ore precedenti».

Benvenuto Loris. Alcuni lettori ti conoscono già come sleep coach, ma cosa significa nel concreto?

Quello che faccio è aiutare le persone a gestire il sonno come una competenza. A vedere ciò che accade in queste otto ore con responsabilità. Perché, a differenza di quanto spesso si pensa, il sonno si può allenare. Occupiamo un terzo della nostra vita dormendo, e la qualità e la quantità di quelle ore incidono direttamente sul giorno e su ciò che facciamo, diciamo, pensiamo. Il mio ruolo è insegnare a mettere ordine alle priorità in favore del sonno. Offrire conoscenza e strumenti per gestire in modo consapevole e ripetibile le proprie notti; una sorta di “cassetta degli attrezzi”.

E in che cosa consiste?

Ognuno di noi ha una personalità che lo contraddistingue. Un carattere unico, un aspetto unico, un modo di pensare che appartiene solo a sé. Un sonno unico. Gli attrezzi che insegno a usare servono per attivare questa unicità personale in un modo funzionale al sonno. La respirazione, la visualizzazione, la mindfulness, la nutrizione, il movimento, il pensiero, sono attrezzi per allenare un sonno qualitativo e ripetibile, nonostante gli eventi che inevitabilmente turbano corpo e mente durante il giorno. 

Qual è il primo passo quando una persona si rivolge a te?

Far prendere consapevolezza di quanto il sonno sia importante e di quanto sia determinante allenarlo. Non è banale dormire, perché deve essere non disturbato, non frammentato e continuativo per almeno sette ore e mezza a notte (cinque cicli di circa 90 minuti, in cui le fasi del sonno si ripetono); tutt’altro che facile quando la mente vaga e mancano le giuste abitudini a regolarlo. Un altro passo, quasi contestuale, è infatti la responsabilità. Noi siamo responsabili della nostra vita notturna quanto di quella vissuta durante il giorno. Luce, rumore, pensieri, uso dei dispositivi digitali, sono sollecitazioni che possiamo gestire in funzione del buon sonno.

Come nasce il tuo Metodo 5P dei cinque pilastri?

La mia famiglia si occupa di riposo dal 1964, e io negli ultimi dieci anni mi sono occupato del collegamento tra sonno e performance. Sono partito con il medicale sanitario, poi ho iniziato a lavorare nello sport d’élite e nel tempo ho individuato due macroaree per riportare la performance nel quotidiano: lo sleep coaching, a cui si legano i primi tre pilastri, e lo sleep management che riguarda gli ultimi due.

  • 1° Conoscenza del sonno: orari di addormentamento, melatonina, cronotipo, ritmi circadiani, fasi, tecniche di addormentamento;
  • 2° Dato oggettivo: una carta d’identità della persona (età, genere, peso, altezza ecc.);
  • 3° Dato soggettivo, l’unicità: abitudini, alimentazione, movimento, pensieri, lavoro, contesto familiare; 
  • 4° Sistema letto: materasso, rete, cuscino e letto;
  • 5° Room setup: gestione dell’ambiente riguardo luce, temperatura, rumore, elettrosmog, igiene. 

Questi cinque pilastri raccontano quello che serve conoscere prima di porre piccoli cambiamenti. Non si tratta di stravolgere la propria esistenza, piuttosto di regolare le abitudini e il modo di pensare per far spazio a un sonno efficace.

Cosa succede quando il sonno trova il suo equilibrio?

Ho pubblicato un articolo su Harvard Business Review Italia sul concetto del sonno come patrimonio, in cui ho dimostrato che “chi più dorme più pesci piglia”. C’è una relazione diretta tra il sonno e la rigenerazione di difese immunitarie, muscoli, ossa, organi e mente — il cervello si autoripara mentre dormiamo e consolida la memoria. 
Questo patrimonio si estende alla famiglia, alle amicizie, ai dipendenti, ai collaboratori e infine si riflette sul piano economico.

In azienda come nella vita personale, il sonno è spesso visto come tempo perso. Come si può scardinare il mito del manager “infaticabile”? E come si trasforma il riposo in carburante per la vita?

La tua giornata non inizia quando suona la sveglia: quando ti alzi, sei il risultato delle tue 6–8 ore precedenti. Dormire meglio significa rendere di più di giorno, avere più lucidità, più pazienza, una migliore gestione delle emozioni e delle relazioni. Questo vale per il manager come per ogni collaboratore. Il mito del leader infaticabile che dorme quattro ore è figlio di una cultura che confonde la presenza con la performance. In realtà, il sonno è ciò che rende sostenibile una performance elevata. Per questo il sonno deve diventare per l’azienda una priorità naturale, una cultura radicata come lo è per lo sport d’élite. 
Lo stesso cambio di paradigma vale anche sul piano personale.

Il tempo della notte non è un tempo perso, è un tempo che moltiplica valore. 
Io incoraggio a dedicare quell’ora e mezza in più a notte che, in una settimana, equivale a una notte “extra”. Il ritorno dell’investimento è quella soddisfazione, quella pienezza quotidiana che ti fa concludere la giornata con un “Ok, oggi sono gratificato e mi addormento naturalmente”.

A volte addormentarsi è difficile. Cosa fare?

Una delle tecniche che consiglio è di tornare nel qui e ora prima dell’addormentamento, attraverso la respirazione, la visualizzazione e i pensieri. In quel momento ci prendiamo cura di noi e celebriamo il giorno con almeno tre cose, in modo da iniziare a nutrire il cervello prima dell’addormentamento, con il buono della vita quotidiana.
Un altro consiglio è togliere almeno 90 minuti prima di dormire i social network e ogni tipo di tecnologia: i sogni si nutrono di parole, video, immagini, pensieri, se diamo al cervello cose buone anche i sogni lo saranno, di notte e anche di giorno a occhi aperti. C’è quel detto “si muore due volte, quando si muore davvero e quando si smette di sognare”.

Tecnologie di monitoraggio del sonno: qual è il confine tra la consapevolezza del sonno e l’ossessione per il sonno perfetto? 

Io non uso wearable e app, ma sono un master nell’ascoltare le mie sensazioni. 
Anelli, bracciali, fasce, app sono strumenti utili dal punto di vista della conoscenza, ma devono essere al nostro servizio e non il contrario. Perché altrimenti diventiamo vittime dei dati e smettiamo di ascoltare la nostra natura. E noi siamo natura: come ogni altro animale, quando il sole tramonta il messaggio è “vai a dormire”, quando sorge “alzati, fai quel che devi”. Tutto ciò che ci serve per dormire in modo naturale è già in noi, dobbiamo solo imparare ad ascoltarlo. 
Le app e gli altri strumenti sono come una bussola che indica il nord. Ci aiutano a capire l’andamento del sonno, se russiamo, se digrigniamo i denti, se abbiamo apnee, se ci muoviamo troppo, ma non sostituiscono mai l’autoascolto. Così come per il giorno, ogni notte è diversa dall’altra; la nostra unicità la conosciamo solo noi, non l’app, non l’AI.

Loris fuori dalla “comfort zone”: come gestisci un hotel rumoroso, un materasso scomodo o un jet lag pesante?

Quando il corpo è nel letto e la mente vaga bisogna allenarsi a tornare nel qui e ora con la respirazione, la visualizzazione, il sentire le proprie sensazioni corporee come battito e respiro. Ci concentriamo su chi siamo, che cosa abbiamo. Riprendiamo il controllo: “Adesso sono nel letto, mi occupo di me stesso, celebro tre cose, mi abbraccio di amor proprio, perché il sonno mi fa guarire fisicamente e rigenera la mente. Fa bene all’anima”. È un allenamento quotidiano. Riguardo la parte fisica è più semplice. Quando sono fuori porto con me cuscino, tappi per le orecchie, mascherina, topper. Nello sleep kit si può aggiungere anche un filtro elettrosmog e occhiali con lente gialla per il rilassamento serale. Perché, qualunque cosa andremo a fare, qualunque problema dovremo affrontare, dopo una buona nottata avremo più precisione, più reattività e capacità di giudizio, più equilibrio. Non possiamo fermare ciò che arriva, ma possiamo decidere come reagire.

Cos’è per te il successo personale? E come si lega al sonno?

Per me il successo è far accadere quello che mi rende felice. Immagino la vita come un tavolo ovale con tre gambe: cuore, lavoro, salute fisica e mentale.
Queste tre gambe devono essere tutte sufficientemente lunghe ed equamente distribuite. Se lavoro troppo o troppo poco, se i miei sogni sono stati seppelliti, se non mi prendo cura del corpo, queste tre gambe assumono altezze diverse, il tavolo traballa e non posso realizzare la mia vita. Non riesco a dormire bene di notte. Tutto questo passa dal sonno. Con un recupero adeguato sono più lucido, più presente ed equilibrato. Il sonno migliora la relazione con se stessi e di conseguenza quella con gli altri, così un successo nel sonno diventa un successo quotidiano. Per me, per le persone care e per quelle con cui entro in contatto.

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