giovedì, Dicembre 8, 2022

L’occhio in gioco. Illusioni ottiche e scienza a Padova

«Due monaci stavano discutendo di una bandiera.

Uno disse: la bandiera si muove.

L’altro disse: è il vento a muoversi.

Zenone, il sesto patriarca, stava passando per caso da quelle parti.

Egli disse loro: non il vento, non la bandiera, è la mente che si muove». 

Köan Zen

Essere un gallerista non significa soltanto conoscere il mercato dell’arte o scoprire e supportare nuovi talenti, ma significa anche avere una solida conoscenza della storia dell’arte così da saper individuare i modelli di riferimento degli artisti contemporanei e comprendere come siano nate determinate correnti o tendenze artistiche.

La mia passione per l’arte si unisce così a un continuo arricchimento del mio bagaglio culturale attraverso viaggi, letture, visite di musei e di esposizioni temporanee in Italia e all’estero.

Questa volta vorrei parlarvi di una grande mostra di stampo internazionale che si sta svolgendo a Padova: L’occhio in gioco. Percezione, impressioni e illusioni nell’arte

L’esposizione è un esempio ben riuscito di collaborazione tra realtà molto diverse tra loro che insieme hanno deciso di supportare un progetto che pone la città di Padova al centro di una riscoperta diffusa di alcune esperienze artistiche contemporanee. Le celebrazioni degli Ottocento anni dell’Università di Padova sono così diventate un’occasione di confronto anche tra studiosi afferenti a dipartimenti diversi dell’Ateneo che hanno individuato nel Gruppo N un tema comune sul quale affondare le loro ricerche.

Michael Biasi

Da secoli il genio artistico ha trovato mirabili espedienti per confonderci, catturare la nostra attenzione con inganni ottici o giochi visivi. Basti pensare alla prospettiva rinascimentale o al cosiddetto trompe-l’œil — letteralmente “inganna l’occhio” — che nel periodo barocco ha avuto grande fortuna per la sua capacità di rendere l’illusione della tridimensionalità.

La mostra L’occhio in gioco. Percezione, impressioni e illusioni nell’arte in corso a Padova presso Palazzo del Monte di Pietà indaga l’ambiguità percettiva e il movimento reale o virtuale attraverso oltre 400 opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private di tutto il mondo.

Alberto Biasi, Light Prisms
Alberto Biasi, Light prisms, 1967, prismi, luce, elettromotori, specchi e legno, 50 x 50 cm in scatola 72 x 52 x 25 cm Courtesy MAAB Gallery, Milano – Padova © Alberto Biasi, by SIAE 2022

Ma è l’occhio in gioco, o la nostra mente? 

Il legame tra arte e scienza è così stretto ma al contempo labile che ha affascinato sia artisti che studiosi e scienziati. 

Quella che andrete a vedere è una mostra sensazionale che unisce realtà, percezione e mente per celebrare l’ottocentenario dell’Università degli Studi di Padova, la città in cui Galileo Galilei insegnò per ben 18 anni. 

L’esposizione è suddivisa in due parti: la prima, storica, è affidata a Luca Massimo Barbero, la seconda, invece, è dedicata al Gruppo N e alla psicologia della percezione e vede la curatela di quattro docenti dell’Università degli Studi di Padova: Guido Bartorelli, Andrea Bobbio, Giovanni Galfano e Massimo Grassi

Questa non è una mostra facile da raccontare, perché deve essere vissuta dal visitatore che deve concedersi il tempo di guardare da vicino le opere, giocarci insieme, dialogarci per comprendere i meccanismi che si nascondono dietro ai loro effetti visivi.

Nulla è lasciato al caso e la sensazione che avrete entrando all’interno delle sale sarà di meraviglia e — perché no?— anche di straniamento e vertigini.

Alberto Biasi, Spazio-oggetto ellebi
Alberto Biasi, Spazio-oggetto ellebi (Prototipo in scala 1:100 dell’ambiente eseguito per la mostra Lo spazio dell’immaginazione (Foligno, 1967)) cartoncino Padova, collezione dell’artista © Alberto Biasi, by SIAE 2022

Si inizia dalla parte storica, concepita secondo un andamento tematico e non cronologico che contribuisce a rendere la visita un susseguirsi di sorprese. Forme concentriche e sferiche appese al soffitto, dipinti dagli effetti cromatici accattivanti, capolavori di artisti senza tempo come Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Max Bill, Vasilij Kandinskij e poi ancora una sezione dedicata alla fotografia e al cinema sperimentale del primo Novecento.

Gli anni Sessanta sono forse i protagonisti assoluti di questa mostra, anticipati già nella parte storica dai meravigliosi lavori di Frank Stella, Gianni Colombo, Davide Boriani, Dadamaino e tanti altri, e poi celebrati nell’ultima sezione che rintraccia il rapporto tra il Gruppo N e la psicologia della percezione.

La prima sezione si chiude con l’immagine realizzata dal fotografo Vernon Dewhurst per la copertina dell’album di David Bowie Space Oddity, uscito l’11 luglio 1969, nove giorni prima dello sbarco dell’uomo sulla Luna: il volto iconico della rockstar inglese emerge da un’opera del grande fondatore dell’Op Art, Victor Vasarely, molto popolare negli anni ’60.

Per accedere alla sezione monografica Il Gruppo N e la psicologia della percezione sarà necessario attraversare un’opera ambientale, dove elementi sospesi al soffitto verranno attivati dal nostro corpo, introducendoci in un altro percorso che presenta due eccellenze padovane: 

  • il Laboratorio di Psicologia sperimentale dell’Università di Padova fondato nel 1919 da Vittorio Benussi,
  • il Gruppo N, costituito a Padova nel 1960 da Alberto Biasi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi e Manfredo Massironi.

Dopo un focus sulle opere storiche dei cinque artisti, la mostra offre la possibilità di rivivere idealmente due occasioni espositive fondamentali per il Gruppo N: Arte programmata, organizzata nel 1962 presso il negozio Olivetti che si trovava in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano e la Biennale di Venezia del 1964. 

Insomma, un’occasione unica per conoscere e ricordare un gruppo di artisti internazionali, che a distanza di oltre sessant’anni appaiono ancora attuali. 

Alberto Biasi, Visione dinamica S_10
Alberto Biasi, Visione dinamica S/10, 1964, cartoncino e metacrilato Padova, collezione dell’artista © Alberto Biasi, by SIAE 2022

Arte ottico-cinetica, programmata, gestaltica… talvolta denomina anche “Optical Art”. È quest’ultimo il termine che caratterizza le opere di un’altra artista cui la mostra vuole rendere omaggio: Marina Apollonio. È sua quella grande spirale di 5 metri che occupa il cortile antico del Bo e che per la sua configurazione circolare nei colori bianco e nero, induce a percepire uno spazio che simultaneamente si espande e contrae.

C’è da chiedersi, siamo a Padova o a New York?

Marta Previti

L’OCCHIO IN GIOCO

Percezione, impressioni e illusioni nell’arte

Padova, Palazzo del Monte di Pietà

24 settembre 2022 – 26 febbraio 2023

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