domenica, Settembre 6, 2026

Lo stitico sentimentale

 Affrontiamo la Vita in maniera più… sciolta

Scrivere è bellissimo.

Aiuta a ritrovare maggiore equilibrio con noi stessi e contemporaneamente a smarrire il desiderio d’inseguire tanta gente, fondamentalmente inutile ai nostri progetti di costruzione della felicità in questa vita che dobbiamo essere noi a colorare.
Il mondo che abbiamo creato sta rischiando di trasformarsi tutto in bianco e nero, perdendo le sue migliaia di sfumature colorate. Non tanto per questioni legate al progresso, all’inquinamento o altro, ma a causa del fatto che stiamo perdendo il Sentimento.  Siamo diventati una società di stitici sentimentali. E non mi riferisco esclusivamente ai rapporti di coppia, ma all’incapacità in generale di esternare sentimenti ed emozioni per tutto ciò che ci circonda.  La stitichezza intestinale è di sicuro meno dannosa rispetto a quella sentimentale (senza scordarci mai di quella emozionale, comportamentale o morale).

Tutti pretendiamo ormai tutto, e abbiamo disimparato a donare, e ancor più… a donarci. Nonostante tutto continui a essere un luogo pieno di bellezza, siamo noi oggi che fatichiamo ad accorgerci nel quotidiano dei tanti capolavori circostanti, distratti come siamo, da un altro tipo di bellezza creata, purtroppo, artificialmente.

Un banale esempio di bellezza artificiale, ce la fornisce la sottocultura dell’estetica modificata da filtri e programmi informatici scaricabili ormai persino dai QR code sui sacchetti delle patatine al supermercato. Pensate solo a tutte quelle personcine ridicole che si considerano grandi fighe o playboy irresistibili, soltanto perché quattro sfigatissimi/e sui social scrivono sotto alle loro foto (più elaborate di un’auto da rally) che sono bellissime/i… E l’incredibile è che questa gente ci crede pure.  Personalmente ho sempre pensato che, quando la carne costa poco in macelleria si crea soltanto ressa.

Sul banco degli imputati però, in questo “processo” agli stitici sentimentali non andrebbero incriminati soltanto i mistificatori della bellezza fisica.  Se io mi chiamassi Dante Alighieri (… magari), nel mio Inferno avrei dedicato un girone anche ai “finti intellettuali”; dei pagliaccetti abbastanza istruiti, alla disperata ricerca di luce, che vivono rifugiandosi nell’uso di un linguaggio molto ricercato, a tratti persino incomprensibile alla maggior parte dei loro ascoltatori. Ho sempre ritenuto che un vero intellettuale sia una persona orientata a comunicare, sciogliendo ogni disagio altrui, attraverso l’utilizzo di una comunicazione accessibile per ogni tipologia di persona che ha di fronte. Un linguaggio capace di fare amicizia anche con il vocabolario più semplice di qualsiasi interlocutore. Ostentare fuori contesto frasi e citazioni imbevute di espressioni ampollose, va considerato un comportamento cafone e inelegante, quanto risulterebbe quello dell’arricchito che ostenta chiassosamente il proprio successo economico. Anche questo lo considero una becera sfaccettatura della stitichezza sentimentale… In questo caso il sentimento assente è l’umiltà.

È tempo che la nostra Società guarisca da questa stitichezza sentimentale, per tornare ad abbracciare i sentimenti della passione, della dolcezza, dell’umiltà, del compiacimento per i successi altrui, della solidarietà, e più di tutto: 

dell’ Amore per ciò che è vera sostanza, ovvero tutto ciò che non si può comprare con misero denaro o che non è stato creato da qualsivoglia forma di Intelligenza Artificiale.

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