domenica, Settembre 6, 2026

L’inflazione della “Parola data”, ovvero la fine dell’etica al tempo della Società Liquida

di Stefano Cannas

In passato, una semplice stretta di mano esprimeva la solidità del marmo. Oggi, la parola data, troppo spesso  ha la consistenza di una cartella temporanea nel pc: utile finché serve, eliminabile con un click quando diventa scomoda o si cambia opinione. Assistiamo quotidianamente a queste performance, grazie agli acrobati della verità, veri professionisti della rinegoziazione ad effetto retroattivo, in grado di trasformare con disinvoltura, il “sì” in un “forse” e il “mai” in un “…perché no, se mi conviene” e tutto secondo narrazioni del passato, totalmente ricostruite e manipolate ai fini dei propri interessi.

Questo fenomeno non costituisce soltanto una deriva morale, ma denuncia un fallimento sistemico della Società. La fiducia è sempre stata l’unico lubrificante in una società complessa. Quando qualcuno soffre di amnesia selettiva sistemica, riguardo ai propri impegni, tutto si arena causando un default morale che immobilizza qualsiasi valore: la stima, il rispetto, l’onorabilità, eccetera. Osservando il panorama attuale, sembra che l’incoerenza sia diventata oggi una competenza quasi distintiva, una sorta di fede nascosta, celebrata da molti cialtroni, cintura nera di opportunismo.

Con il condimento del sarcasmo, va ammirata la creatività di chi non mantiene la parola. Questi artisti del rebranding della realtà: non agiscono ricorrendo alla menzogna, semplicemente aggiornano la propria visione in base ad un mutato scenario economico dei propri interessi personali. È affascinante come riescano a guardarti negli occhi negando l’evidenza di quanto affermato poche settimane o mesi prima, ponendosi con una tale convinzione da farti dubitare della tua stessa memoria. Sono individui che non navigano mai a vista, in quanto fanno molto peggio, ovvero navigano a convenienza, certi che la coerenza sia un fardello per menti rigide e poco inclini al successo.

Ma quale è il prezzo di questa indecorosa commedia? Il danno ricade interamente su quella minoranza etica che ancora considera il proprio onore come un asset non negoziabile. Chi tiene fede ancora alla parola data, oggi viene percepito dai più come un reperto archeologico, una figura fragile in quanto prevedibile, un bersaglio facile per chi ha fatto dell’ambiguità la propria corazza. È il paradosso dei tempi moderni: chi è rimasto corretto, deve faticare il doppio per difendersi dalle macerie morali lasciate da chi fugge dalle proprie responsabilità.

Poniamoci allora una domanda secca e priva di ipocrisia: nella giungla iper-competitiva di oggi, chi ha davvero più probabilità di successo? Il cinico opportunista che accumula capitale e posizioni di potere cambiando bandiera (opinione) a ogni soffio di …opportunità, o l’individuo che, pur restando economicamente più esposto (più fragile), sceglie di non svendere mai la propria dignità? 

La risposta immediata del mercato sembrerebbe premiare il primo, ma la storia e l’esperienza, ci insegna che i sistemi costruiti sul vuoto pneumatico della parola data, sono presto o tardi destinati a crolli rovinosi quando la risorsa della fiducia altrui si esaurisce completamente.

La coerenza comportamentale è il fondamento della libertà stessa. Senza di essa, siamo solo particelle impazzite in un sistema privo di gravità.

L’onore consiste in ciò che si è, non in ciò che si ha; e colui che perde la parola, perde sé stesso.”

Arthur Schopenhauer

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