giovedì, Luglio 18, 2024

Levi Ackerman

L’Antieroe che l’umanità non merita, ma di cui ha bisogno

Alert spoiler!

Al tramonto degli Oscar si può trarre un’altra importante considerazione. L’Occidente non ha più in pugno il cinema. L’Oriente, ormai da anni, sforna storie, registi, fumettisti e sceneggiatori in grado di imporsi persino nel tempio del cinema occidentale. L’Astra Award, premio per miglior serie animata in streaming, quest’anno se lo aggiudica Attack on Titan, nonché primo anime nella storia ad avere tale riconoscimento. Il personaggio più iconico? Un antieroe, guarda caso. Il suo nome è Levi Ackerman.

Attack on Titan è solo la punta di un iceberg, di cui si vede sempre più la base proveniente dal lontano est. Nel 2019, la statuetta di miglior film la ritira Bong Joon-Ho, regista di Parasite. Nessun film straniero aveva mai strappato l’Oscar più ambito. Quest’anno, l’Oscar per i migliori effetti speciali li vince Godzilla Minus One, film nipponico che, insieme a Il ragazzo e l’airone, porta una doppia statuetta nella terra del Sol Levante. Per inciso, anche qui si batte un record: nessun film giapponese aveva insegnato prima d’ora alle majors occidentali come sviluppare gli effetti speciali. Infine, è Attack on Titan a sottolineare definitivamente il peso specifico orientale nel cinema odierno. Tutte queste produzioni hanno protagonisti o personaggi di rilievo, Antieroe. Nessuno, lontanamente, ha la stoffa di Levi. 

Levi è un personaggio dell’ultimo fenomeno mondiale Attack on Titan, il manga shōnen — botte da orbi — scritto da Hajime Isayama, da cui il genio di Yasuko Kobayashi si è ispirato per la trasposizione ad anime. Trama catastrofica in salsa dark fantasy che regala picchi di tensione, come considerevoli riflessioni sull’etica, l’essenza di umanità, guerra e religione. L’arena (in gergo cinematografico, si intende) è una città arroccata su tre livelli di mura. All’interno, gli ultimi presunti sopravvissuti della razza umana. E non i migliori di certo. La corruzione, l’ignoranza dilagante e uno spiccato individualismo sono una peste, tanto quanto i giganti che imperversano attorno alle mura della città.

I protagonisti sono Eren Jaeger, sua sorella adottiva Mikasa Ackerman e il loro amico Armin Arlert. Tre ragazzi talentuosi che hanno visto le pene dell’inferno, nell’età sbagliata per non introiettarne il furente dolore consequenziale. Crescono, così, tra il senso di ribellione, le debolezze degli sfregiati e il fuoco della vendetta. Un po’ come Levi, del resto. Ricordano vagamente (giusto per il duo maschile e la solista ragazza, e l’innocenza degli adolescenti) Harry, Ron ed Hermione al loro primo anno a Hogwarts: tutti e tre ancora acerbi e con la testa calda. Hanno costantemente bisogno di una guida esperta, talvolta la si ritrova in Erwin, il comandante del loro battaglione, talvolta in Levi. Personaggi sicuramente con le spalle “più dritte”. 

Il motivo per cui Levi ruba la scena puntualmente ai tre protagonisti risiede nell’importanza stessa di questa rubrica. È un antieroe coi fiocchi, e quindi una profondità caratteriale e di vissuto non indifferenti.

Levi, da quanto ci perviene dallo spin-off Birth of Levi, è cresciuto all’ombra del distretto malfamato di Mytras, nella Città Sotterranea, insieme alla madre Kuchel, prostituta di un bordello. A seguito della sua morte viene cresciuto dallo zio Kenny, alla sopravvivenza e alla violenza.

Dopo che lo zio lo abbandona in tenera età, poiché valuta il nipote già capace di affrontare il mondo, viene successivamente notato dall’Armata Ricognitiva, capeggiata già dal carismatico comandante Erwin, dopo che lo stesso sente parlare di tre criminali che utilizzano in modo eccelso i dispositivi per la manovra tridimensionale — un’imbracatura a gas per volare e degli arpioni per attaccarsi alla carne dei giganti. Guarda caso, Levi e i suoi migliori amici Farlan e Isabel.

Tuttavia, un nobile corrotto di nome Nicolas Lobof affida ai tre novizi una inaspettata missione: uccidere Erwin stesso. Durante un raid anti-gigante fuori dalle mura, Levi si trova di fronte a una scelta critica che determinerà per sempre il suo modo di approcciarsi agli angoli remoti della coscienza: uccidere Erwin o preoccuparsi della vita dei suoi amici dispersi. Levi sceglie, ma gli costa caro. I suoi amici vengono orribilmente mutilati. Erwin trova il modo di indirizzare la sua ira strabordante nel verso giusto, spiegandogli che comunque le sorti sarebbero state le medesime, anche se avesse scelto differentemente. Così Levi si convince: entra definitivamente a fare parte dell’Armata Ricognitiva con l’obiettivo di sterminare i terribili giganti.

Il talento di Levi è alimentato dal potere della sua famiglia. Infatti gli Ackerman, di cui anche Mikasa fa parte, a un certo punto della loro vita risvegliano una forza misteriosa, non meglio specificata, descritta da Levi come «un momento in cui si risveglia nel corpo una grande forza e l’utilizzatore sa benissimo come utilizzarla». Solitamente, a seguito di un lutto o più genericamente un trauma. Insomma, non c’entra nulla con gli altri comuni mortali. Levi, così, porta con sé l’onere (e l’onore) dell’etichetta di “soldato più forte dell’umanità”. 

La sua unicità la si ritrova anche nel modo di combattere del tutto personale (una spada in verticale e una in orizzontale) che gli permette, roteando, di flagellare a più mandate la carne dei giganti. Fonda persino un corpo d’élite, di cui ne è il capo, la Squadra Operazioni Speciali, e conduce numerose operazioni alla risoluzione. È apparentemente inespressivo e non ha paura di imporsi anche con esponenti dell’esercito di grado superiore. Tuttavia, non è il classico killer incallito con il cuore di ghiaccio. Infatti, mostra più volte di saper tirare fuori il meglio dai propri soldati e di avere un grande senso di empatia. Questo viene dimostrato soprattutto quando invita le persone accanto a lui ad avere giudizio nelle scelte cruciali e di compierle senza pentirsene.

Più di una volta afferma di non sopportare le vittime inutili e innocenti e, quando scopre che i giganti erano in realtà esseri umani, sembra rabbrividire e disgustarsi al pensiero della sua personale carneficina.

Se da una parte prova molta empatia, dall’altra elimina i giganti senza pietà, con la veemenza di chi è trascinato da una dirompente dose di odio e da un’insolita spregiudicatezza nei confronti della morte. Basti pensare a come polverizza da solo la schiera di giganti nell’episodio diciassette della terza stagione, insieme a uno dei nemici più ostici della storia: il Gigante Bestia.

Talvolta, non sembra provare tensione nella lotta, ma si nota addirittura un velo di indifferenza, la stessa con cui solitamente si paga alla cassa del supermercato (forse noi siamo pure più agitati in attesa dello scontrino).

Oscilla tra la forza scaturita dalla sete di vendetta e il profondo rispetto per Erwin Smith, l’uomo che gli ha dato una vita degna di essere vissuta, per così dire. Sorprendentemente, a differenza di tanti personaggi stereotipati tipici dei manga, Levi avrà una rivoluzione caratteriale più usuale nel filmico che nell’animazione, rispetto alle sue caratteristiche e al suo credo. Questo avviene quando sceglie di salvare il giovane stratega Armin, invece del caro amico Erwin.

Antepone il bene superiore all’unico grande affetto che ormai gli è rimasto. La persona che l’ha reso un uomo migliore.

La bellezza di questo personaggio non si ferma qui. Hajime Isayama pennella un nuovo “duro”. Oltre a renderlo estremamente empatico, gli conferisce delle curiose note di comicità. Ancor prima di essere ricordato per le sue capacità, quando si pensa a Levi non è così difficile immaginarselo a fare il bucato o a scopare per terra (ovviamente senza accennare una bozza di sorriso). Infatti, ha una dichiarata passione per la pulizia, oltre che per il tè. Forte, spietato, empatico, giudizioso, simpatico e pure bello. I francofoni direbbero “sauvage!”.

Other Articles