domenica, Marzo 3, 2024

Le Forme del Tempo

Davanti a una tazza di caffè, e scorrendo vecchi appunti, sono rimasta attratta da una citazione che avevo trascritto del grande Luciano De Crescenzo: «Il tempo è un’emozione, ed è bidimensionale, nel senso che lo puoi vivere in due dimensioni diverse: in lunghezza e in larghezza. Se lo vivi in lunghezza, in modo monotono, sempre uguale, dopo sessant’anni avrai sessant’anni. Se invece lo vivi in larghezza, con alti e bassi, innamorandoti, magari facendo pure qualche sciocchezza, allora dopo sessant’anni avrai solo trent’anni. Il guaio è che gli uomini studiano come allungare la vita, quando invece bisognerebbe allargarla». 

Credo che in questa citazione ci sia in parte racchiusa l’essenza della vita, saper riempire il tempo o, ancora meglio, saperlo vivere. Spesso nella mia professione incontro persone che rincorrono la vita e alimentano un costante senso di frustrazione, infelicità e desiderio di qualcosa non ancora chiarito a se stessi, con conseguente inarrivabilità. Incontro persone che procrastinano come strategia per fronteggiare l’ansia, per cui il loro tempo “è domani”, “è quando arriva la bella stagione”, “quando sarò pronto”, “quando starò meglio”, vivendo la propria vita in superficie, come se mettere un piede nell’acqua e poterne sentire la temperatura fosse troppo impaurente; meglio guardare il mare e aspettare il tempo giusto per entrare… forse domani.

Ci sono poi le persone per cui il tempo non è mai abbastanza, che riempiono ogni istante di cose da fare, che potrebbero nascere come passioni, ma poi diventano doveri perdendo di vista il piacere iniziale; persone che vivono ai cento all’ora perché “fare tanto vuol dire vivere intensamente”. Ma ne siamo poi così sicuri? Mangiare tanto è cibarci di ciò di cui ho bisogno?

Forse no.

C’è chi vive nel tempo passato e vive il presente solo in termini di confronto, “Quando ero bambino non era così”, “quando stavo con X non era così”, non concedendosi di vivere il qui e ora, ma sintonizzando il corpo nella vita attuale, il cuore e la mente in ciò che è già passato. 

C’è chi vive nel tempo della perdita, e vive il tempo attuale come punizione o come colpa, “se me ne fossi andato anch’io”, “non vedo l’ora di raggiungerlo/a”. Sono persone che non hanno potuto elaborare il lutto di una persona, la fine di una relazione affettiva, la perdita del lavoro, il pensionamento o il licenziamento, e che vivono il tempo come l’attesa di un’agonia che possa finire il prima possibile.

C’è chi vive nel tempo futuro. Sono persone che vivono pienamente, con la mente viva di speranze, di progetti e creatività. Che abbiano 10 o 85 anni non importa, l’elemento di comunanza è la spinta verso il domani, con l’idea di fondo che la vita possa essere in parte infinita e che ci siano ancora molte cose da scoprire, da creare, da vedere.

C’è chi vive con il tempo in scadenza. Sa purtroppo che per qualche prognosi infausta ha X giorni di vita, e sceglie di assaporare pienamente le ore dei giorni che restano, con la consapevolezza che potrebbe essere l’ultima estate. Vive prestando attenzione a qualsiasi elemento che la natura possa offrire, e dosando le energie verso le persone che effettivamente hanno un senso per la sua esistenza.

C’è chi vive nel tempo scollegato all’età anagrafica, chi soffre di gerontofobia, e si ostina a rallentare l’invecchiamento, a togliere le rughe, a riempire i solchi del viso, a nascondere i capelli bianchi, come se invecchiare fosse brutto o forse angosciante.

C’è chi vive nel tempo del qui e ora, che rimane connesso al momento e si sintonizza con gli eventi attuali, con il piacere e la fatica della giornata. Non si lascia invadere dai flussi del passato che possono rappresentare zaini molto pesanti con cui viaggiare. Non lascia spazio al nuovo. Chi vive nel qui e ora ha il cuore leggero e aperto alle possibilità, ha lo sguardo vivo sul mondo ed è connesso a ciò che gli altri comunicano.

Le forme del tempo sono infinite e spesso inconsapevoli. Prova a prenderti dieci minuti e fai il bilancio della FORMA del tuo tempo: è effettivamente ciò che desideri?

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