sabato, Settembre 5, 2026

L’arte del self-partnering e il mese dell’amore

A Febbraio l’ambiente cambia colore: il rosso diventa protagonista, l’atmosfera si scalda e tutto sembra essere intriso di note d’amore. 

Certo, per chi sta vivendo una relazione appagante è simbolicamente la rappresentazione di quanto amare ed essere amati sia gratificante, ma ciò è possibile solo se si è in coppia.
Ma secondo Emma Watson pare proprio di no! Questa donna è diventata popolare anni fa quando ha dichiarato di essere “self-partnered”, cioè in coppia con se stessa, per descrivere come si sentisse felice e appagata nella sua condizione di single, svincolata dalla pressione sociale che considera la felicità realizzabile solo accanto a un altro.
Il self-partnering è una scelta e non un accadimento, e si tratta di scegliere se stessi come partner principale, amando e curando se stessi come si farebbe con un altro, un partner appunto, investendo quindi su crescita personale, benessere emotivo, aumento della propria autostima e autoefficacia, senza la necessità di un’altra persona per sentirsi completi e rinforzati positivamente, quasi a sfatare il mito della “metà della mela”. 
Secondo questo approccio alla vita, l’altra metà della mela è se stesso.

Nello specifico questo approccio si focalizza su alcuni elementi. Vediamoli insieme.

Felicità e completezza individuale.
Essere consapevoli della propria interezza e integrità, senza proiettare sull’altro il proprio equilibrio personale. 

Cura di sé.
Spesso le persone possono risultare molto amorevoli verso gli altri e non prestare la minima attenzione a se stessi, alla propria salute o ancor più ai propri bisogni interiori, pensando che ciò che sentono può essere procrastinato. Avere cura di sé è invece un cambio di rotta, e prevede quindi di attenzionare se stessi con dedizione e amorevolezza.

Investimento su di sé.
Si sceglie di dedicare tempo ed energia allo sviluppo personale, alla scoperta di se stessi e alla realizzazione di bisogni personali e di progetti individuali.

Appuntamenti con se stessi
Viaggiare, andare al cinema, al teatro o a cena da soli sono azioni che legittimano esperienze spesso immaginate come possibili solo in compagnia.

In questa prospettiva, invece, ci si dà l’opportunità di appagare un desiderio senza sentirsi vincolati alla condivisione, che spesso invece rappresenta un elemento di scelta che diventa la discriminante per rinunciare.

Nessuna contrapposizione con le relazioni sociali.
L’elemento importante è chiarire che “scegliere se stessi” non significa odiare l’altro, evitare l’altro, negare in termini assolutistici la possibilità di una relazione.

Indipendenza affettiva.
È la capacità di trovare un equilibrio personale indipendentemente da una relazione affettiva. È infatti importante chiarire che è possibile vivere il self-partnering anche in una relazione affettiva: il rapporto si può costruire non dipendendo dalla presenza dell’altro, ma cercando il modo di mantenere la serenità con se stessi.

Ascoltare i propri bisogni.
È la capacità di chiedersi cosa si vuole veramente. Spesso il partnering è l’esito di un ascolto dei propri bisogni interiori e della decodifica della necessità di uno spazio esclusivamente dedicato a sé.

Sappiamo che lo stile di attaccamento — sicuro, insicuro, ambivalente — può influire sulla scelta di vivere in relazione o scegliere di “vivere con se stessi”. Il timore abbandonico, per esempio, può essere un elemento per cui si sente come meno rischiosa la scelta di essere single rispetto al mettersi in una relazione di coppia. È importante conoscere il proprio stile di attaccamento per comprendere cosa spinge a operare una scelta di vita di coppia o di vita da single, perché possa essere una scelta consapevole e non un accadimento inconsapevole.

Altro elemento che può generare la scelta di self-partnered è aver sperimentato e non elaborato delle esperienze di coppia traumatiche, con interruzioni brusche, non spiegate, ghosting, tradimenti, che possono diventare delle anticipazioni destinate a condizionare le scelte attuali e future. Quando si chiude una relazione è importante trovare uno spazio dove poter comprendere il processo che ha portato a quell’epilogo, anche quando ci si costruisce come vittima della scelta dell’altro, proprio per non costruire, a un basso livello di consapevolezza, degli ostacoli che possono poi veicolare le scelte attuali o future per se stessi.

Quindi il self-partnering può essere una scelta d’amore, se avviene dopo un processo elaborativo della propria vita affettiva, in modo da rappresentare appunto una scelta e non un accadimento o una fuga. Chiariamo che amare se stessi è l’elemento necessario per costruire rapporti interpersonali gratificanti, diversamente gli altri diventeranno depositari dei nostri bisogni interiori negati.

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