giovedì, Dicembre 8, 2022

L’Antieroe Peaky Blinders

«By the order of Peaky Blinders!», tradotto “per ordine dei Peaky Blinders”.

Uno slogan che forse supera in fama la serie stessa che l’ha partorito. Parliamo appunto di Peaky Blinders, gemma prodotta da BBC e distribuita da Netflix, ormai al tramonto con la recente sesta e forse ultima stagione. Ciò che non tramonterà mai è il segno indelebile lasciato dalla sua main figure: Tommy Shelby (interpretato da un gigantesco Cillian Murphy). Protagonista straripante e modello antieroe.

Sin dagli albori delle prime stagioni, il dualismo insito in Tommy è lampante, ma il potenziale antieroico resta un diamante grezzo che viene levigato solo a tempo debito. Già nei putridi laboratori della Shelby Company, l’allora neonata azienda dei criminali Peaky Blinders, quando estorsione e corse dei cavalli sono ancora l’unico motore della gang di Birmingham, Tommy presenta già discrete caratteristiche da antieroe, in un cocktail di ingredienti tra l’astuto e lo spietato, condito con un pizzico di lodevole rispettabilità. Memorabile la sua risposta all’amata Grace: «Il mio cuore è già spezzato». Da vero antieroe. Pur tuttavia è quando la Shelby Company alza l’asticella, sconfiggendo le gang nemiche e arricchendosi a dismisura, che la sua evoluzione e la dichiarazione a noi come pubblico si fa completa: “Sì, sarò un antieroe con i fiocchi”.

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Tommy entra in politica. Ormai per un gangster delle sue proporzioni è il cavallo di troia perfetto. La divisione diviene netta. Il bene, tradotto simbolicamente nel suo ruolo politico, di padre, di uomo per bene e d’affari che stappa whisky a lussuose serate di gala tra gentiluomini, in un’Inghilterra ormai pronta ad abbracciare il nuovo mondo visionario dell’uomo col baffo a spazzolino più famoso della storia; e il male, che versa nel mondo di illegalità a cui i Peaky Blinders non si sono mai separati, e che trova nei traffici di oppio, armi e sparatorie la massima espressione di estasi dei gentiluomini dal cappello a coppola. Il dna zingaro, come ricordano loro, li porta ad avere una sorta di garra charrua per le situazioni ostili. 

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Mentre il fratello sfigato degli Shelby, Arthur, traduce quel seme genetico nell’alcool, nelle donne e nelle risse da bar, Tommy trova la lucidità di fare di quella tenacia un dono. La sua famiglia richiede un leader: eccolo. Astuzia, charm e talento per la diplomazia trovano pace anche in un contesto di botte, sputi e crudeltà. Tommy riesce a essere politico e leader, ma anche fratello modello e padre. Tuttavia, la paternità, ossia ciò che probabilmente sigilla la reputazione di un uomo nella rispettabilità, sarà la triste liaison con il suo lato oscuro. La prova intangibile che Tommy non appartiene al mondo celestiale. Lui, infatti, è maledetto. Come ricorda bene suo nipote Michael: «Nessuno attorno a Tommy Shelby ha il libero arbitrio, ma è dipendente dalla sua volontà». O uno muore per mano sua, o rimane condizionato in modo irreversibile dalle sue scelte. I suoi figli e sua moglie non sono da meno. Gli impegni dei Peaky Blinders richiedono che il proprio leader sia presente, anche a discapito della famiglia. E lui un ultimo colpo lo deve fare, lo richiede la Shelby Company e il futuro di ogni singolo suo membro. Il triste fato a cui, se vogliamo, anche il Bruce Wayne mascherato è destinato ad incontrare: talvolta bisogna scegliere il male, e un enorme sacrificio, per un bene superiore. Anche se questo comporta perdere i propri cari e ancora peggio essere odiati da loro. Tommy Shelby è stato un leader gangster di Birmingham, ottimo affarista, stratega, politico, fratello e zingaro. Sì, zingaro. Perché è proprio nel paradosso del suo fedele ancoraggio a un mondo apparentemente retrogrado fatto di superstizioni, stregonerie e povertà che Tommy ha saputo mantenersi comunque estremamente razionale, concreto e di successo. E a dirla tutta, è anche grazie a quel mondo, ormai sempre più distante in modo proporzionale al suo successo, che è potuto entrare nelle grazie della dea bendata. E allora così sia, “By the order of Thomas Shelby!”.

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