lunedì, Settembre 7, 2026

L’acqua che si ascolta

Un originale progetto sonoro che diventa esperienza di coscienza e trasforma il suono in atto ecologico e contemplativo

Un’esperienza immersiva oltre l’umano che da oggi tutti possono provare, un progetto artistico che non si limita a essere ascoltato, ma che invita a ripensare radicalmente il nostro modo di percepire il mondo: è lo straordinario che noi di Extravagans cerchiamo ogni giorno.

Ideato dagli artisti Stefano Curto e Sebastian Meyer, SONA si presenta come un’opera sonora e insieme come un dispositivo culturale ed ecologico che mette al centro l’ascolto dell’acqua come forma di conoscenza e relazione con la vita stessa. Al cuore del progetto vi è un’idea semplice e radicale: l’acqua non è soltanto una risorsa, ma un soggetto vivo, portatore di memoria, relazione e linguaggio. Attraverso tre anni di ricerca sul campo, gli autori hanno registrato ambienti acquatici e naturali in luoghi che spaziano da Venezia all’Islanda, dal Nilo al Perù, dal Tibet al Marocco, fino al Mar dei Caraibi e alle Ande, utilizzando idrofoni, geofoni e microfoni a 360 gradi per catturare ciò che normalmente resta invisibile all’orecchio umano. Ne emerge un archivio sonoro straordinario in cui l’acqua diventa protagonista attiva: il crepitio dei ghiacciai in scioglimento, il respiro delle sorgenti nel deserto di Siwa, il movimento invisibile dei gamberetti pistoleri, il ribollire geotermico islandese, il gorgoglio delle cavità marine e fluviali, fino ai suoni più impercettibili della materia viva che si trasforma.

La performance di SONA si configura come un’esperienza immersiva di 34 minuti, in cui piccoli gruppi di partecipanti vengono accolti in uno spazio raccolto, distesi o seduti su superfici morbide, avvolti da un sistema di diffusione sonora tridimensionale che costruisce un ambiente percettivo totale. Non si tratta di un concerto tradizionale, ma di un campo sensoriale in cui il confine tra ascoltatore e paesaggio si dissolve progressivamente, trasformando l’ascolto in una pratica di presenza e attenzione radicale. In questa dimensione sospesa, il suono non accompagna l’esperienza: la genera. SONA si presenta così anche come un manifesto culturale ed ecologico che invita a ridefinire il rapporto con l’acqua, oggi sempre più segnato da crisi climatiche e squilibri ambientali. L’obiettivo non è soltanto estetico, ma etico: restituire all’acqua la sua dimensione simbolica e vitale, riconoscendola come elemento di connessione universale e responsabilità condivisa. Ascoltare diventa un gesto di consapevolezza, una forma di attenzione che mette in discussione la distanza tra essere umano e ambiente. A sostenere questa visione è un Comitato Scientifico internazionale che riunisce competenze in ambito idrologico, ambientale, filosofico, artistico e culturale, con l’obiettivo di dare profondità interdisciplinare al progetto e amplificarne il significato oltre la dimensione artistica. Tra le riflessioni più significative, quella del professor Roberto Masiero offre una chiave interpretativa che attraversa filosofia, linguaggio e percezione: mentre la vista separa e definisce, il suono unifica e immerge, rendendo l’esperienza sonora un atto non solo estetico ma ontologico. In questa prospettiva, tutto ciò che esiste vibra, comunica, entra in relazione, e l’ascolto diventa una forma di conoscenza del mondo. Il cuore dell’esperienza proposta da SONA si colloca proprio qui: sospendere la centralità dell’umano per riconoscere che il mondo non è muto, ma costantemente in dialogo. Il cosiddetto “rumore” della natura non è un fondo indistinto, ma un linguaggio complesso che chiede di essere ascoltato e compreso. In un tempo segnato da emergenze ambientali sempre più evidenti, SONA propone un cambio di prospettiva: ascoltare l’acqua non significa soltanto percepirne il suono, ma riconoscerne la voce. E forse, proprio in questa inversione di sguardo e di ascolto, si apre la domanda più urgente del nostro presente: cosa accade quando impariamo davvero ad ascoltare il mondo?

Other Articles