(Parte seconda)
Cronache fotografiche di Cene stellate tra predatrici di denaro e Ghost-Sponsor.
Cari lettori, questo mese Carta Vetrata pubblica la seconda e ultima parte della dissertazione caustica titolata La nuova economia di Baratto 2.0.
(La prima parte potete trovarla in VPOCKET Febbraio)
Il mese scorso parlando di donne predatrici, evidenziavo le loro cene nei ristoranti di lusso, che trascorrono principalmente fotografando ogni dettaglio tranne il “dettaglio” più importante, ovvero il volto dello “sponsor” che paga il conto.
Riflessione
Mentre queste faine digitali lasciano il locale, ondeggiando sui tacchi e visualizzando le notifiche, bisognerebbe interrogarsi nel dubbio atroce che, se un domani i ristoranti vietassero i telefonini, queste donne finirebbero per mangiarsi davvero il risotto, magari scoprendo con manifesto stupore che tale pietanza ha persino un sapore?
Nell’era della caccia ai mediocri uomini sessisti, per le nostre care influencer improvvisate, l’identità maschile si riduce miseramente alle caratteristiche di un mobile dell’Ikea, e cioè serve che sia funzionale, senza necessariamente apparire nel catalogo.
Il Festival dell’Ipocrisia: anatomia dei commenti
Sotto la foto social dei crudi di mare (piattino costato quanto l’affitto del bilocale periferico in cui vive la predatrice di denaro), si scatena puntuale una tempesta di commenti riassumibili in tre categorie:
1 – Le Ancelle della Solidarietà. Amiche (o presunte tali) che commentano con “Stupenda!”, “Te lo meriti tutto!”, “Grandeeeee!”.
Costoro ignorano deliberatamente che la mitologica protagonista ha dovuto scambiare tre ore di sorrisi finti in cambio di un’aragosta (neppure pescata nel Mediterraneo) accompagnata da uno champagnino di qualità media, ma l’importante è ostentare il girl power… a trazione finanziaria altrui. In queste circostanze, la parità dei diritti tra uomo e donna s’interrompe infatti all’arrivo del conto.
2 – Gli Inquisitori del Portafoglio. Biechi invidiosi che scrivono “Chi paga stavolta?”, oppure “Bello l’orologio di lui, peccato manchi la faccia”. Ovviamente costoro vengono prontamente bloccati o ignorati, perché la verità, per le predatrici economiche, è l’unico filtro che Instagram non riesce a rendere carino.
3 –Le astutissime Finte Tonte. Con frasi tipo: “Ma eri da sola?”, “Che coraggio, io non riuscirei mai a mangiare così tanto da sola!”. Sono le più letali. Sanno benissimo che dietro quella foto c’è un uomo che sta pagando anche l’aria che respira, ma stanno invidiosamente al gioco del “non vedo, non sento… ma rosico”.
Il saldo del conto
Mentre il Ghost-Sponsor (“Finanziatore Fantasma”) sta pagando, la nostra protagonista sta già editando il video per TikTok con una lodevole musica bossa nova in sottofondo.
Il quesito del “cambio merce” resta sospeso nell’aria come il profumo di tartufo. È un accordo non scritto: lui ha avuto la sua dose di “bellezza da esibire” per nutrire l’ego davanti ai colleghi, lei ha ottenuto il materiale per far credere al mondo di condurre una vita da ereditiera. Il resto della serata? È una transazione privata, un B2B (Beauty-to-Business) che non necessita di fattura, ma solo di un’ottima tenuta del correttore occhiaie quando arriva per lei il momento di pagare il suo “conto” della serata…
