martedì, Ottobre 13, 2026

Johnny Depp, il miglior “perdente”

“Il secondo arrivato è il primo dei perdenti”, si dice. Ed è vero. Sei il più bravo dopo il più bravo. Però non c’è nessuna medaglia, onorificenza o cimelio a sancirlo per l’eternità e tributarne le dovute lodi. Al massimo vieni ricordato come il miglior perdente, soprattutto se sei bravo ma non hai mai vinto. Ecco, gli Oscar all’alba della primavera oltre a mostrarci i nuovi talenti, ci ricordano quelli vecchi che sono passati leggeri, lasciando un posto vacuo. Il caso più lampante è un divo per eccellenza, che seppur ha interpretato personaggi iconici ed è entrato nel cuore della gente, ha trovato sempre qualcuno più bravo a rubargli la statuetta d’oro. Parlo del più bel pirata di Hollywood: sua maestà Johnny Depp. 

La lista per il miglior attore di quest’anno recita: Paul Giamatti, Cillian Murphy, Bradley Cooper, Colman Domingo e Jeffrey Wright. Johnny Depp avrebbe tranquillamente potuto starci, e probabilmente vincerlo, se ricordiamo performance come Black Mass, Chocolat, Pirati dei Caraibi e Paura e delirio a Las Vegas. Giusto per citare alcune delle più particolari. «Un antidivo», lo definisce De Sica, con un’accezione positiva. «Uno che non se la tira», ha aggiunto, «anche se avrebbe i mezzi per farlo». Tralasciando l’estetica, in cui peraltro ha pochi eguali, personalmente. È geniale come regista, eccellente come attore e incredibilmente umile, ha concluso l’attore italiano.

Il ragazzo del Kentucky sa suonare la chitarra, recitare e se non sa cavalcare i cavalli come i suoi compaesani sa di certo cavalcare l’onda del successo quando gli si presenta l’opportunità. Da quel lontano Nightmare del 1984, dove appare la prima volta spinto dall’amico Nicolas Cage (ironia del destino, Cage ha un Oscar), Johnny Depp alterna la musica, suo primo amore, alle corde di un’altra arte, quella della recitazione, per quasi quarant’anni di carriera ancora in corso. Dopo Nightmare è con Edward mani di forbice a consacrarsi al grande pubblico come astro nascente. Ottimo film, recitazione interessante di un diamante grezzo: gli occhi del mondo sono su di lui. Poi, con l’arrivo del nuovo millennio e le paure globali per le più antiche profezie catastrofiste Johnny ci ricorda che basta un po’ di mescalina a inibire la paranoia e tutto passa. E lo fa in modo irriverente in Paura e delirio a Las Vegas.

Chissà se si è calato bene nel personaggio o forse quel personaggio fa parte di sé, resta il fatto che la sua recitazione strappa più di qualche risata e rende bene l’idea degli effetti che hanno le più disparate droghe psicotrope di cui fa uso. Pochi anni a seguire arriva il film che definitivamente lo consacra come il più amato al mondo: Pirati dei Caraibi. Quel fare euforico se lo porta dietro, dipingendo un pirata nuovo. Certo, imprevedibile e dal sorriso canaglia, ma amabile e dal cuore d’oro.

Ora il dubbio non ce l’abbiamo più: qui il personaggio è l’attore stesso. Johnny Depp è Jack Sparrow. L’interpretazione lo porta tra i migliori cinque attori protagonisti del mondo. È il grande protetto del pubblico. Tanti vogliono che sia lui a ritirare la statuetta sul palco. Ma niente, Jack Sparrow non basta. Viene superato in bravura. È infatti Adrien Brody a sfornare la recitazione migliore quell’anno. Da qui e per cinque anni sfiora l’Oscar altre due volte, senza però vincerlo. Ultima candidatura datata 2008. Sedici anni dopo, oggi, lui recita ancora. Non ha ancora vinto un Oscar, ma ha vinto un processo delicato e la stima, e l’affetto, del mondo intero. 

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