lunedì, Aprile 15, 2024

Inge Morath. Fotografare da Venezia in poi

Il Veneto rende omaggio alla grande fotografia. 

Dopo Robert Capa, Lee Miller e Man Ray, vi raccontiamo la storia della prima fotografa entrata a far parte della celebre agenzia Magnum Photos: Inge Morath

Affermatasi in una disciplina che all’epoca era di dominio maschile, Morath è stata abile interprete della Venezia della metà degli anni Cinquanta e mirabile fotografa di artisti, attori e personaggi dello spettacolo di quello straordinario periodo. Tra i suoi soggetti più conosciuti troviamo i ritratti di importanti personalità del Novecento come Henri Moore, Pablo Picasso, André Malraux, Doris Lessing, Yul Brynner, Gloria Vanderbilt e Fidel Castro.

Inge Morath, Autoritratto, Gerusalemme, 1958 ©Fotohof archiv / Inge Morath / Magnum Photos
Inge Morath, Autoritratto, Gerusalemme, 1958 ©Fotohof archiv / Inge Morath / Magnum Photos

La mostra Inge Morath. Fotografare da Venezia in poi crea un “rapporto osmotico” tra interno ed esterno, tra le stampe esposte al Museo di Palazzo Grimani e la vita che si scorge dalle finestre dell’edificio.

Fotoreporter e fervida viaggiatrice, Morath era sempre pronta a preparare i bagagli e partire per andare a scoprire altri luoghi, persone comuni o personaggi pubblici, sempre con la stessa passione e lo stesso entusiasmo.

Michael Biasi

“Dovevo muovermi ed esplorare la città, così per ore andai in giro senza meta, solo a guardare, ossessionata dalla pura gioia di vedere e scoprire un luogo. Ovviamente avevo divorato libri su Venezia, sulla pittura e su quello che avrei dovuto fare. Il mio cervello ne era pieno…”. “Il mio divertimento maggiore era quello di sedermi alla Scuola degli Schiavoni ed immergermi nelle opere di Carpaccio, quasi sempre da sola. O passare il tempo in compagnia del Tiepolo, era la fine del mondo. La sera i miei piedi erano stanchi e anche nel sonno mi trovavo ancora a camminare su innumerevoli ponti, le onde dei canali come pietrificate. Fotografare era diventata per me una necessità e non volevo assolutamente più farne a meno”.

Inge Morath

Descritta da centinaia di poeti, viaggiatori e artisti, Venezia ha sempre lasciato il segno nella vita di quelle persone sensibili alla bellezza, in coloro che hanno saputo ascoltarla e, soprattutto, guardarla. Nel centenario della nascita di Inge Morath (Graz 1923 – New York 2022), il Museo di Palazzo Grimani celebra l’amore della fotografa austriaca per la città lagunare e lo fa attraverso una retrospettiva che conta circa 200 fotografie. 

Prima donna assunta dall’agenzia Magnum Photos, Morath avvia la propria carriera a Venezia, dove arriva la prima volta nel novembre 1951 insieme al marito, il giornalista Lionel Bruch. 

Inge Morath, Venezia, 1955 ©Fotohof archiv / Inge Morath / Magnum Photos
Inge Morath, Venezia, 1955 ©Fotohof archiv / Inge Morath / Magnum Photos

Rapita dalla bellezza della Serenissima, la donna decide di chiamare Robert Capa, responsabile della Magnum, per suggerirgli di inviare a Venezia un fotografo e fare così un reportage di questa città magica. La risposta di Capa è eloquente e potrebbe essere riassunta così: un fotografo della Magnum è già presente a Venezia ed è lei con la sua macchina fotografica. 

«Perché non fai tu qualche fotografia?», chiede Capa. Piove e la luce a Venezia è incredibile. Così Morath si convince: compra un rullino per la sua Contax regalatele dalla madre e inizia la sua lunga storia con Venezia, ma soprattutto con la fotografia.

È però nel 1955 che il rapporto con la città si consolida, grazie a un reportage fotografico che le viene richiesto per la rivista L’Œil.  Seguendo la lezione del suo maestro, Henri Cartier-Bresson, la donna mette in gioco la propria sensibilità nel cogliere la bellezza di semplici scene di vita quotidiana come l’immagine di una modesta casa dove alcune donne ricamano sull’uscio con accanto i panni stesi ad asciugare, o un gruppo di bambine che chiacchierano tra loro all’uscita da scuola. 

I luoghi prediletti sono quelli meno frequentati, quartieri popolari che nei suoi scatti, per mezzo della luce, appaiono come paesaggi surreali. 

Ma non mancano immagini della Venezia meglio conosciuta: quella di Piazza San Marco, ad esempio, sommersa come sempre dagli immancabili piccioni, che con le loro ali creano un movimento dell’aria percepibile ancora oggi nella fotografia di Morath.

Un repertorio di ritratti di uomini e donne del mondo dell’arte e dello spettacolo, completa il percorso dell’esposizione curata da Kurt Kaindle e Brigitte Blüml. 

Bellissima nella sua semplicità è la diva Audrey Hepburn, immortalata in Messico nel periodo delle riprese del film Gli inesorabili (1960).

Inge Morath, Venezia, 1955 ©Fotohof archiv / Inge Morath / Magnum Photos
Inge Morath, Venezia, 1955 ©Fotohof archiv / Inge Morath / Magnum Photos

Durante tutta la sua carriera Morath ha scattato tantissimi ritratti, ricercando il più delle volte un rapporto di conoscenza profonda con il soggetto da fotografare. Abile nel parlare le lingue (dal tedesco allo spagnolo, dal rumeno al mandarino), l’autrice è anche appassionata di arti figurative e letteratura, e questo la agevola molto nella resa dei reportage di scultori, artisti e registi.

Celeberrima è la fotografia di Marilyn Monroe che danza all’ombra di un albero, all’interno del set del film Gli spostati (1960).

È proprio su quel set che Inge Morath conosce Arthur Miller, suo futuro marito e all’epoca legato sentimentalmente alla diva americana.

Oltre alla mostra, però, vi raccomandiamo di osservare anche l’architettura che l’accoglie, le meravigliose decorazioni e gli affreschi che impreziosiscono Palazzo Grimani, nobile dimora di Antonio Grimani, doge nel 1521. La fusione tra diverse culture artistiche rende questo luogo un tesoro di bellezze inestimabili: tra i pittori che vi lavorarono citiamo soltanto Federico Zuccari, Francesco Salviati e Giovanni da Udine.

Inge Morath, Audrey Hepburn, Durango, Messico, 1958 ©Fotohof archiv / Inge Morath / Magnum Photos
Inge Morath, Audrey Hepburn, Durango, Messico, 1958 ©Fotohof archiv / Inge Morath / Magnum Photos

I pavimenti a pastellone veneziano e i preziosi marmi policromi creano contrasti ricercati con le fotografie esposte e anche i soffitti, magnificamente affrescati, ci regalano veri e propri capolavori.

Ma è soprattutto la Tribuna a rendere unico questo palazzo. Nota un tempo come “Antiquarium”, questa “stanza delle meraviglie” è illuminata dall’alto così come il Pantheon di Roma, ed è stata creata per contenere la celebre collezione d’archeologia della famiglia Grimani. 

INGE MORATH

Fotografare da Venezia in poi

a cura di Kurt Kaindle e Brigitte Blüml, con Valeria Finocchi 

Museo di Palazzo Grimani – Venezia

18 gennaio-4 giugno 2023

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