lunedì, Settembre 14, 2026

Il gioco degli dèi

L’atteggiamento degli dèi è un esempio o un monito per i “comuni mortali”?

Anche i più profani, avvicinandosi all’astrologia, capiscono che questa materia è basata sulla simbologia mitologica. Ora, da che abbia avuto origine la mitologia è dura da spiegare, e la cosa più semplice è quella di legarla all’osservazione delle caratteristiche e dei comportamenti degli esseri umani. In questa simbologia mitologica possiamo ritrovare azioni e sentimenti, valori e motivazioni, vizi e virtù proprie all’essere umano in generale.

Bisogna anche pensare che i racconti mitologici non sono stati scritti ieri, anzi, sono stati scritti appena l’umanità ha scoperto la scrittura (prima venivano tramandati oralmente). Logico quindi affermare che da quando l’uomo ha cominciato a ragionare e ha scoperto le proprie sensazioni e i propri sentimenti, non è cambiato più di tanto. Gli amori e le passioni che tanto ci travolgono ci accompagnano dalla notte dei tempi: l’ambizione, il senso del potere, la timidezza, il coraggio, sono sempre gli stessi di un tempo. Abbiamo cambiato fisionomie, corpi, usi e costumi, ma la nota evoluzione tecnologica non è stata accompagnata da un’altrettanta evoluzione sentimentale o spirituale, se così si può definire. Ed è proprio nel divagare su queste considerazioni che ho cercato di mettere in luce quanto ci può suggerire il mito sul potere. Quindi oggi vorrei raccontarvi una storia.

All’inizio c’erano Urano e Madre Terra che cominciarono a dare il via alle nascite, generando i primi esseri umani. Quest’ultimi si moltiplicavano tranquillamente e Urano regnava incontrastato su tutte le cose in perfetto accordo con Madre Terra, cioè la Natura. Ma, come è risaputo, non sia mai detto che le cose belle debbano durare. Infatti, a Saturno, un figlio di Urano, lo stato delle cose non andava proprio a genio; con il famoso “colpo di falcetto” evirò il padre Urano, lo esiliò e ne prese il potere, sposandosi addirittura con la moglie di Urano che, in fin dei conti, era sua madre: classica trama da soap opera.

Saturno, che si riteneva furbo, invece di crescere i figli con amore, con amore se li mangiava — e anche senza masticarli, come si vedrà in seguito. Riteneva, così, di evitare che qualcuno di questi, crescendo, gli facesse fare la stessa fine che lui aveva riservato al proprio padre. Mangiane uno e mangiane due, al terzo parto della moglie Saturno si mangiò una bella pietra. Madre Terra, infatti, aveva sostituito il neonato Giove con la pietra e dato in affidamento il piccolo alla famosa capra Amaltea, ricercata babysitter dell’epoca.

Appare logico che, una volta cresciuto, Giove abbia detronizzato il vecchio Saturno facendogli sputare quello che aveva nello stomaco: la pietra e i due fratelli di Giove, Nettuno e Plutone che, guarda caso, Saturno non aveva ancora digerito.

E qui comincia il gioco, gestito da Giove, delle spartizioni familiari: a Nettuno toccò il governo di tutti i mari e gli oceani, compresi gli animali che ci vivevano; a Plutone il regno dell’oltretomba che, essendo sottoterra, contiene innumerevoli ricchezze, mentre Giove si tenne il governo della vita sulla terra e su tutte le cose visibili.

Ora, come Giove gestisse il proprio potere è cosa risaputa: moglie, amanti a volontà, banchetti, feste sfarzose in cima al monte Olimpo assieme a tutti gli altri dèi. In quel tempo e in quella gestione del potere funzionavano benissimo il nepotismo e le raccomandazioni. Uno dei divertimenti più in voga presso gli dèi, era il prendersi gioco dei malcapitati esseri umani che vivevano nella sottostante e sottomessa terra.

Il popolo, come sempre, viveva angosciato e in preda alla paura di eventuali tiri mancini da parte di quel potere che lo sovrastava. In verità fu allora che ebbe inizio un gioco: forse un po’ per esorcizzare le paure, oppure per invidia o simulazione, l’umanità si inventò di vivere come gli dèi, copiandone usi e costumi, vivendo in maniera lussuosa anche senza averne la possibilità, volendo molte mogli, amanti, ricchezze e potere ma, essendo esseri umani, il gioco non riuscì loro molto bene. 

Il fatto è che, nonostante le migliaia di secoli e i conseguenti migliaia di errori, l’umanità non ha ancora capito che non è un buon gioco e che il banco vince sempre. In fondo non siamo cambiati poi di tanto.

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