martedì, Ottobre 13, 2026

Helter Skelter 

A Venezia, negli spazi settecenteschi di Ca’ Corner della Regina, Fondazione Prada mette in scena uno degli appuntamenti più significativi della stagione artistica 2026. Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince, visitabile fino al 23 novembre, riunisce per la prima volta in un progetto organico due protagonisti assoluti dell’arte contemporanea americana: Arthur Jafa (1960) e Richard Prince (1949). La mostra, curata da Nancy Spector, non è un semplice confronto tra due percorsi paralleli, ma costruisce un dialogo serrato tra opere che, pur nate da esperienze profondamente diverse, condividono un medesimo interesse per la circolazione delle immagini, l’appropriazione visiva e la rappresentazione delle contraddizioni degli Stati Uniti.

Il titolo Helter Skelter è già una dichiarazione di intenti. L’espressione richiama la celebre canzone dei Beatles, ma porta con sé anche il peso delle successive stratificazioni culturali, dalla tragica appropriazione da parte della “famiglia” Manson fino all’omonima mostra del Museum of Contemporary Art di Los Angeles del 1992. Un termine ambiguo, carico di riferimenti e significati contrastanti, che ben rappresenta il terreno sul quale si muovono i due artisti: quello di un’America attraversata da tensioni razziali, miti popolari, violenza, cultura di massa e memoria collettiva.

L’esposizione raccoglie oltre cinquanta opere tra fotografie, dipinti, video, installazioni e sculture, molte delle quali realizzate appositamente per questa occasione, insieme a una zine nata dalla collaborazione diretta tra Jafa e Prince durante la preparazione della mostra. Il percorso si sviluppa tra il piano terra e il primo piano del palazzo, evitando una suddivisione per autore: le opere dialogano continuamente attraverso affinità, contrasti e rimandi visivi, trasformando la visita in una sorta di montaggio cinematografico.

Da oltre trent’anni Arthur Jafa costruisce una ricerca che attraversa cinema, fotografia, installazione e immagini d’archivio, ponendo al centro una domanda tanto semplice quanto radicale: come può l’immagine visiva raggiungere la stessa intensità emotiva, la stessa forza e la stessa complessità della musica afroamericana? Le sue opere nascono spesso da un montaggio di materiali eterogenei — filmati amatoriali, fotografie, video reperiti online, documenti storici — che vengono ricomposti in sequenze capaci di alternare lirismo e violenza, memoria e attualità. Il celebre video Love is the Message, the Message is Death, che nel 2019 gli è valso il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia, è diventato un manifesto della cultura Black contemporanea. In Helter Skelter questa riflessione prosegue attraverso nuovi lavori, tra cui la monumentale installazione Viriconium (2026), dove immagini, oggetti e riferimenti culturali si intrecciano in un ambiente immersivo che restituisce tutta la complessità della storia americana e dell’identità afroamericana.

Richard Prince appartiene invece alla generazione che, a partire dalla fine degli anni Settanta, ha rivoluzionato il concetto stesso di autorialità. La sua pratica si fonda sull’appropriazione: fotografie pubblicitarie, immagini di riviste, copertine di libri, fumetti, post dei social network e frammenti della cultura popolare vengono sottratti al loro contesto originario e trasformati in opere d’arte. Attraverso questo processo Prince mette in discussione l’idea di originalità e svela i meccanismi con cui l’immaginario collettivo viene costruito e consumato. Le sue celebri serie dedicate ai cowboy, alle infermiere, ai biker o ai personaggi della cultura pulp sono diventate icone dell’arte contemporanea proprio perché mostrano come i miti dell’America — dalla frontiera alla mascolinità, dal desiderio al successo — siano in realtà condizioni culturali continuamente alimentate dai media. Nella mostra veneziana questi lavori dialogano con le opere di Jafa, facendo emergere sorprendenti punti di contatto: entrambi gli artisti saccheggiano l’enorme archivio della cultura visiva americana per trasformarlo in uno strumento di critica, mettendo in luce stereotipi, tensioni razziali, ossessioni e contraddizioni che ancora attraversano la società statunitense. Ciò che rende Helter Skelter particolarmente riuscita è proprio l’incontro tra due sguardi apparentemente inconciliabili. Da una parte Jafa costruisce immagini che interrogano la storia, la memoria e le disuguaglianze razziali; dall’altra Prince smonta e ricompone gli stereotipi della cultura americana attraverso una pratica di appropriazione che ha segnato l’arte degli ultimi quarant’anni. Insieme compongono una narrazione complessa, spesso disturbante, ma anche sorprendentemente coerente.

La monumentalità delle sale di Ca’ Corner della Regina amplifica la forza scenografica delle installazioni, mentre l’alternanza di opere di grande formato, fotografie, video e sculture mantiene costante il ritmo della visita. Non è una mostra pensata per offrire risposte definitive, quanto piuttosto per mettere in crisi le certezze dello spettatore, invitandolo a interrogarsi sul modo in cui le immagini costruiscono la propria percezione della realtà.

Più che una doppia personale, Helter Skelter si rivela così un ritratto dell’America contemporanea: frammentata, seducente, violenta e profondamente contraddittoria. Un progetto espositivo di grande impatto visivo che conferma la capacità di Fondazione Prada di proporre mostre internazionali in cui rigore curatoriale e forza spettacolare convivono in perfetto equilibrio.

Helter Skelter: Arthur Jafa and Richard Prince

Dove: Fondazione Prada, Venezia

Quando: fino al 23 novembre 2026

Orari: dal mercoledì al lunedì ore 10-18. 

Biglietti: intero € 15, riduzioni disponibili

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