lunedì, Aprile 15, 2024

Hayao Miyazaki

QUANDO LA FANTASIA DIVENTA UNO STATO D’ANIMO

«Talvolta lo paragonano a me. Lo abbassano di livello», afferma qualche anno fa Akira Kurosawa sul connazionale e collega dell’animazione Hayao Miyazaki.

Si tratta solo di una prova di umiltà?  La boria non è sicuramente nel dna nipponico, visto che a dirlo è stato uno dei cineasti più influenti della storia del cinema, uno che ha scolpito il suo nome nella Walk of Fame di Cannes, che ha vinto un oscar onorario ed è stato in lizza per numerose candidature. Ma forse non è questo il caso in cui umiltà e rispetto smisurato, caratteristiche culturali della nazione del sol levante, hanno preso il sopravvento. Perché a essere il complemento oggetto di quella frase è un individuo che con quasi cinquant’anni di brillante carriera alle spalle, anch’egli con un oscar, altrettanti premi pesanti e una capacità ineguagliabile di inventare ambientazioni suggestive e storie pregnanti di fantasia, è divenuto un punto di riferimento mondiale e capostipite dell’intera animazione orientale. Famoso più della stessa casa di produzione che ha fondato, lo Studio Ghibli, ormai degna avversario della cugina occidentale, più seriale e imperialista, Disney.

Racchiudere il maestro e lo Studio Ghibli in poche sterili descrizioni sarebbe impossibile, data in primis la straordinaria longevità del loro lavoro, ma soprattutto la moltitudine di sfaccettature insita nei film. Si può però provare a tracciare alcune linee guida che ricorrono nelle loro storie. Il fil rouge è sicuramente la ricchezza delle ambientazioni, veri e propri protagonisti nei film del maestro. Mai banali, sia che si tratti di un centro abitato che di un’area floristica. Ma è alla modernità che Hayao porge l’altra guancia: la rappresentazione della natura sovente sembra una dedica, una supplica allo spettatore di ricordare la bellezza di Madre Terra, trascinandolo nella nostalgia che questa crea. Nostalgia per un Giappone ormai industrializzato, ma tuttora ancorato alle sue origini. Le ambientazioni dello Studio Ghibli sono a tutti gli effetti un’esaltazione della natura e della pace dei sensi che si frappongono alla frenesia della vita odierna. Questo passaggio è molto chiaro anche nel film La città incantata, quando all’inizio Chihiro e i suoi genitori si stanno trasferendo in macchina. Lo scarto nel passaggio fra i due “mondi” è quasi catartico. Per noi, ma anche per la protagonista.

Ambientazioni in cui non si lascia spazio a guerre, alla industrializzazione, alle droghe, a tutto ciò che di negativo per Hayao ha portato il Giappone a snaturarsi in una connotazione più occidentale. Nella fattispecie l’abbruttimento, il grigiore di cui l’industria bellica è portatrice e l’antimilitarismo sono un altro tema frequente. Basti pensare a Principessa Mononoke, film cult sulla guerra tra la natura e l’uomo, ma anche a Porco Rosso e Il Castello Errante di Howl.  La guerra è il tema centrale, quasi un vero e proprio antagonista delle vicende.

Una menzione speciale va a Porco Rosso, film dalla trama nostrana: dedica per l’aviazione italiana, di cui Hayao è affascinato, ma al contempo ripudio per il fascismo.

La coerenza di Hayao in questa battaglia alla guerra, sconfina le pellicole e approda alla realtà di tutti i giorni. Memorabile quando, dopo aver ottenuto l’oscar per il miglior film straniero nel 2003, il maestro si è rifiutato di ritirare la statuetta come segno di protesta per l’invasione dei marine americani in Iraq.

Altro perno nelle opere di Miyazaki sono le figure femminili. Figure di forza, determinazione e coraggio. Non sempre nascono già garanti di risolutezza, pensiamo ad esempio a Chihiro in confronto a Nausicaä. La piccola Chihiro è una bambina annoiata, impaurita, insicura. Talmente tanto che se i suoi genitori l’avessero ascoltata e non avessero varcato il portone all’inizio del film non sarebbe successo tutto il resto. Tuttavia, parliamo di un personaggio che avrà un’evoluzione straordinaria e arriverà a pareggiare la determinazione della “sorella” Nausicaä.

E non sempre parliamo di figure tridimensionali. Al contrario, la stessa Nausicaä in confronto a Chihiro si propone come un personaggio più piatto e con meno sfaccettature. Pur tuttavia, sono figure sempre portatrici dei valori che hanno contraddistinto il pensiero del maestro. Di nuovo pensiamo a Chihiro nella Città incantata, San nella Principessa Mononoke, Nausicaä della Valle del Vento, Sophie nel Castello errante di Howl, Gina e Fio in Porco Rosso e così via: le figure femminili hanno un ruolo fondamentale.

Tutto ciò condito in una salsa al sapore di fantasia che ci porta a viaggiare in mondi che albergano solo nei nostri sogni. Mondi di pace, di gioia, di fantasia sfrenata. E allora grazie, Hayao. Non importa se Kurosawa ha esagerato esaltandoti con quella affermazione. Conta solo che per un’ora e mezza, e forse tutta la vita, tu ci fai sognare ad occhi aperti.

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