domenica, Marzo 3, 2024

Guido Ambrosini

Medico chirurgo, Ginecologo Ostetrico, Professore universitario.

«Io sono sereno in quel che faccio, ma sono anche una persona adrenalinica che non si ferma mai  e non si accontenta mai, quindi sono sempre alla ricerca di miglioramento, di crescita, di sviluppo  con sana ambizione».

Buongiorno Professore, vorrei cominciare subito con la domanda ormai di rito: che lavoro fa lei?

Faccio uno dei più bei lavori al mondo, perché io lavoro con le donne e per le donne, e ne sono felicissimo perché loro sono straordinarie: sono sempre molto interessate alla salute, attente al proprio benessere fisico e psicologico. Uno dei vantaggi della mia specializzazione è che tocca così tanti ambiti della vita di una donna che è possibile accompagnarla, sostenerla e curarla letteralmente lungo tutta la sua vita. 

Partendo dai temi della contraccezione, della gravidanza, della procreazione medicalmente assistita, di cui io sono esperto, fino alla menopausa, passando purtroppo in qualche occasione anche attraverso temi oncologici o problematiche di varia natura, io ho il vantaggio di stare accanto a loro in tutti i cambiamenti fisiologici dell’esistenza; ho la grande fortuna di poterle aiutare a stare meglio, a risolvere quello che le affligge. Inoltre ritengo che ci sia un grande futuro per questo lavoro. Ci sono così tante situazioni nuove e innovative all’interno dei temi ginecologici che la potenziale espansione di conoscenze e tecniche è a dir poco eccitante. Basti pensare che fino a pochi anni fa la menopausa non era considerata un tema da trattare, perché l’aspettativa di vita la collocava in una fase di vecchiaia, e le donne non erano molto interessate a come sarebbe stata la loro vita durante questa fase. Oppure, altro tema a me caro, la possibilità di congelare i propri ovociti in giovane età, per poterli poi utilizzare in età più avanzata garantendosi una chance riproduttiva elevatissima.

Quando mi trovai a dover scegliere la specializzazione, avevo varie opzioni in mente: oculistica, chirurgia estetica e ginecologia. Ho deciso per quest’ultima perché appunto mi offriva l’opportunità di imparare e fare una quantità di cose che le altre specializzazioni non concedono. 

Inoltre l’idea di essere un punto di riferimento per le mie pazienti, e non un medico da contattare 

solo in caso di malattia, mi dà grande gioia e soddisfazione. 

Suo padre, storico e noto ginecologo che ha operato in ambito padovano per gran parte della carriera, ha influito in questa scelta? 

Direi proprio di sì! Io ho avuto due genitori straordinari, molto diversi tra loro e con rapporti diametralmente opposti nei miei confronti, ma entrambi fondamentali nel mio percorso di sviluppo personale e professionale. Mia madre, dolcissima, avvolgente e solare, mi ha insegnato la positività e l’amore; sono convinto che sia per merito suo che io amo così tanto le donne (sia nel lavoro che nella vita privata: ho tre figlie femmine!). Mio padre invece un uomo duro, esigente e tutto d’un pezzo, mi ha fatto diventare l’uomo solido che sono oggi e mi ha dato gli strumenti per affrontare difficoltà e impegni importanti, con fermezza e serenità. Lui mi suggerì che la ginecologia poteva essere un ambito adatto a me, alla mia frenetica fame di imparare tanto, 

fare tanto e fare bene. Direi che ci aveva visto giusto, ma la scelta è stata esclusivamente mia. 

Poi nel tempo mi sono appassionato a due temi che ho portato avanti per tutta la mia carriera: 

la chirurgia con i mini-accessi (laparoscopia e isteroscopia) e la procreazione medicalmente assistita.

Se tornasse indietro cambierebbe qualcosa?

No. Ho faticato, studiato e lavorato molto per arrivare dove sono, non è stato tutto semplice e ho dovuto affrontare anche importanti difficoltà. Ma sono felice di com’è, e di come sta andando la mia vita. Ho ancora tanti progetti da realizzare, inutile guardare indietro. Adesso per esempio sto attivando un nuovo studio polispecialistico in cui troveranno spazio sette ginecologi super esperti nei diversi settori della materia, e vari specialisti in altri ambiti della medicina; un progetto ambizioso che sono certo mi darà grande soddisfazione.

Se vogliamo proprio fare il gioco dei se e dei ma, allora posso dire che mi sarebbe piaciuto restare 

in Australia alla Monash University, dove ho vissuto e lavorato per due anni. Alla fine di questo periodo mi sono trasferito negli Stati Uniti per una nuova opportunità lavorativa: presso la New York University Medical Center ho approfondito la fecondazione in vitro, la chirurgia riproduttiva e l’infertilità. Ho avuto tante esperienze straordinarie, ma in nessun posto, nemmeno in Italia, mi sono trovato bene come quando ho vissuto in Australia: lì ho trovato persone semplici ma di grande spessore, un ottimo welfare sociale, ottimo stile di vita, grande considerazione della mia figura professionale. Però se fossi rimasto lì, ora non vedrei ogni giorno i volti delle mie piccole donne, che amo e che mi rendono felice; allora no, non tornerei indietro per nulla al mondo! 

Lei appare piuttosto impegnato: uno studio da portare avanti (sia dal punto di vista imprenditoriale che operativo), docente universitario, ricercatore, una immensa quantità di pubblicazioni apparse su riviste nazionali ed internazionali… 

Stacca anche lei la spina ogni tanto?

La giornata è fatta di ventiquattro ore, e ventiquattro sono tante per uno adrenalinico come me che non si ferma mai. Indubbiamente gli impegni sono molti, ma quando la sera torno a casa dalle mie figlie allora mi rigenero completamente: la gioia vera sta tutta lì. Come dicevo prima sono circondato da donne. Ho una figlia di 22 anni iscritta alla facoltà di medicina, che ho visto poco quando era piccola per ottemperare a doveri professionali e inseguire i sogni di carriera; ma ora con lei sto riguadagnando terreno. 

Ora sono una persona più equilibrata, le due figlie più piccole vengono coccolate come non mai, appena ho un minuto libero lo dedico a loro. Ho accanto una compagna, la prof. Alessandra Andrisani, che mi regala grande equilibrio e stabilità: una donna decisamente vincente. È un privilegio avere l’amore di una persona così impegnata nella professione e nella famiglia.

Mi piace molto fare sport e tenermi in forma, se avessi la possibilità farei attività fisica ogni giorno. Ovviamente con gli impegni che ho non è possibile, ma mi concedo qualche sessione in palestra e qualche partita di tennis, che tra l’altro è una delle mie più grandi passioni: mi fa divertire molto e mi permette di scaricare tensione, tornando un po’ bambino ogni volta che gioco. 

Insomma l’impressione è che lei abbia una vita piena e soddisfacente, ma cosa è il successo per lei?

Trovare la serenità, indubbiamente la serenità; ma io credo che non la troverò mai. È vero che sono molto soddisfatto di quello che faccio e di come sta andando la mia vita, ma nel lavoro non mi sento arrivato. Ho un ciclo in mente che voglio portare a termine: non ho mai avuto paura della morte ma ho paura di non portare a termine questo ciclo. Ci sto lavorando con grande intensità,  al fine di creare una sorta di lascito per il futuro, per le mie figlie; forse, quando riuscirò a portare a termine questo progetto, sentirò di aver concluso il mio percorso.

Il successo è fatto di molte cose: affermazione professionale, soddisfazione personale, ognuno ha i propri obiettivi da raggiungere. Sono appagato da ciò che faccio, ma sono anche una persona adrenalinica che non si ferma mai e non si accontenta mai, sempre alla ricerca di miglioramento, 

di crescita, di sviluppo. Quindi forse potrò per un istante sentirmi gratificato e soddisfatto quando avrò concluso il mio progetto… anche se — ne sono certo — in quel momento arriverà una nuova meta da raggiungere.

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