L’affresco appartenente al I Secolo a.C. attesta le origini antiche del “vino Greco” e la sua presenza ai piedi del Vesuvio. Anche Plinio il Vecchio, scrittore, filosofo naturalista, comandante militare e governatore provinciale romano, menziona questo «pregiato vino che nei banchetti viene versato una sola volta».
La coltivazione delle uve che danno vita al Greco di Tufo è abbastanza ristretta, e comprende il territorio che parte a nord della zona di Avellino e si estende fino ai confini della provincia di Benevento nei comuni di Tufo, Altavilla Irpina, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpino, Santa Paolina e Torrioni, con una superficie totale di 61,52 km2.
Le condizioni climatiche e il sottosuolo che caratterizzano l’areale sono ideali per il processo di maturazione delle uve, portando equilibrio tra tenore zuccherino e acidità e rendendo il Greco di Tufo così piacevole.
Questo vino ha ottenuto il riconoscimento della DOCG nel 2003 e viene prodotto in più versioni, dalla versione Spumante e Spumante Riserva a quella Riserva che affina almeno 12 mesi.
In generale regala piacevoli note fruttate di mela e albicocca, sentori floreali di gelsomino, e concede anche un caratteristico sottofondo finemente ammandorlato. È un vino in bocca secco, morbido, persistente e fresco.
Vitigno: minimo 85% Greco di Tufo e massimo 15% Coda di Volpe
Colore: paglierino più o meno intenso
Sapore: fresco, sapido e persistente
Volume alcolico: minimo 11%
È concesso da disciplinare utilizzare la menzione vigna, che si riferisce a uve provenienti soltanto da quel vigneto, per identificare al meglio le caratteristiche di una zona specifica e per dare prestigio al vino.
Il Greco di Tufo si abbina bene a una cucina a base di pesce o, perché no, a una cucina vegetariana.
La versione spumante richiama antipasti di pesce semplici, come un carpaccio di polpo o una ceviche senza però utilizzare troppe spezie e peperoncino.
La versione ferma invece si abbina anche alla cucina vegetariana, come un tofu con verdure saltate in padella; aggiungendo semi di zucca e frutta secca (aumentando quindi l’untuosità), si può abbinare una versione Riserva.
I fusilli avellinesi, piatto tipico della zona, con zucchine e ricotta, sono un abbinamento regionale vincente: la tendenza dolce del piatto sarà bilanciata dalla sapidità del calice.
La temperatura di servizio può variare tra 10 e 12 °C, il calice più indicato è un calice da vino bianco di media ampiezza.
Cantine
Feudi di San Gregorio



Feudi di San Gregorio è una delle più note cantine del Sud Italia, la sua mission è quella di valorizzare i vitigni come l’Aglianico, il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, investendo nella terra e nella tradizione secolare della viticoltura irpina. Fu fondata nel 1986 a Sorbo Serpico, dall’iniziativa della famiglia Capaldo e della famiglia Ercolino. Nonostante i grandi numeri, gestisce in maniera oculata gli oltre 600 appezzamenti di vigneto ed esegue vinificazioni separate grazie a una dotazione rilevante di piccoli tini.
Cantine di Marzo



La leggenda racconta che nel 1647 Scipione di Marzo, capostipite della famiglia, lasciò il paese natale vicino Nola per sfuggire alla peste che imperversava in Europa, rifugiandosi a Tufo. La tradizione vuole che portò con sé l’uva di un antico vitigno diffuso sulla costa Campana, chiamato Greco di Nola. Le Cantine di Marzo mantengono gli originari ambienti di produzione del vino, ma al contempo sono state dotate delle più moderne apparecchiature, volte a garantire la massima qualità dei propri vini, e degli antichi vitigni autoctoni.
Cantine dell’Angelo

È una cantina di proprietà della famiglia Mut, fondata nel 1970; oggi l’attività è nelle mani di Angelo, che appartiene alla terza generazione. I 5 ettari producono solo Greco di Tufo e si dividono in un appezzamento nella zona denominata Campanaro, che sovrasta le antiche miniere di zolfo della Polveriera. Angelo ha scelto una viticoltura a basso impatto ambientale, nel pieno rispetto della natura e della salubrità del suolo.
